Bisio: «Lo ammetto faccio più l’amico che il padre»

Dal giornale
Italian actor Claudio Bisio arrives for the 'Campus' with students during the 61th Taormina Film Festival, in Taormina, Sicily Island, Italy, 13 June 2015. The festival runs from 13 to 20 June.  ANSA/CLAUDIO ONORATI

Intervista all’attore milanese: «Con i miei figli cerco sempre il confronto. Ho combattuto i totalitarismi, credo nel contagio democratico»

E alla fine, Claudio Bisio, torna sempre al suo grande amore: il teatro. Che poi Father and son non sembra neanche uno spettacolo teatrale, ma un pezzo di autobiografia da condividere ogni sera con il pubblico che lo ama e lo segue nei vari teatri sparsi per l’Italia, dall’Archivolto di Genova (che ha prodotto lo spettacolo) all’Argentina di Roma (dove è in scena da stasera). Perché la storia che ci racconta Bisio ha a che fare con un padre che gli somiglia molto… «Un padre-amico, che crede nel contagio democratico – ci spiega l’attore e conduttore -. Ma dicono che questa strada non sia proprio quella giusta da adottare con i figli, vorrà dire che continuerò a fare errori, ma almeno ci provo ad essere un buon padre». Lo spettacolo (regia di Giorgio Gallione) prende spunto dai libri di Serra Gli Sdraiati e Breviario comico e racconta il rapporto padre/figlio, a metà tra il comico e il tragico, e racconta anche il nostro tempo e il futuro dei nostri figli. Ne viene fuori uno strano mondo, dove si organizza il primo Raduno Nazionale degli Evasori Fiscali, si medita di sostituire al Porcellum il più efferato Sputum, dove non è chiaro se i vecchi lavorano a più non posso pur di non cedere il passo ai giovani o se i giovani si sdraiano perché è meno faticoso pensare che i vecchi provvederanno a loro.

Claudio Bisio, fra i tanti libri dedicati a questo argomento, perché hai scelto proprio Michele Serra?

«Gli sdraiati di Michele Serra è un testo bellissimo e poi parla di me… Michele per me è un amico, già dieci anni fa, con “I bambini sono di sinistra”, ero andato in scena con un suo testo. E quando ho letto in bozze il suo nuovo libro – prima ancora che fosse pubblicato – stavo lavorando proprio sul tema padre/figlio. Mi ha detto: “ti faccio leggere un testo figo”. E in effetti dopo averlo letto ho smesso di scrivere, ho riposto in un cassetto quello che avevo buttato giù e mi sono messo al lavoro sul suo testo. All’inizio mi è sembrato un po’ strano il fatto che non ci fosse alcuna figura femminile, una madre, una moglie… poi ho capito. Quel rapporto padre/figlio è lo stesso che c’è tra un maestro e un allievo, è la metafora di un passaggio…».

Un rapporto beffardo e tenero insieme, in cui ci si diverte ma si riflette anche…

«Siamo di fronte a due generazioni molto diverse: sono passati 30 anni ma è come se ne fossero passati 200. Per questo padre l’universo del figlio adolescente è totalmente sconosciuto. Un padre autoironico che combatte contro un figlio che preferisce nascondersi nelle proprie felpe, sprofondare nel divano, circondato e protetto dalla tecnologia e disprezzando il confronto. Durante tutto lo spettacolo si parla di questa mitica gita in montagna che il padre vorrebbe tanto fare con il proprio figlio. Alla fine questa gita si farà, una camminata impegnativa che durerà sei ore e in cui succederà di tutto. C’è anche un prefinale tragico, ad un certo punto questo ragazzino sembra sparito e invece poi si scopre che è arrivato in cima alla collina prima del padre. Quindi in fin dei conti questi ragazzi apparentemente inadeguati le cose le fanno e riescono anche a stupirci».

I figli, tra l’altro, ricorrono spesso nei tuoi lavori. Erano al centro anche di un altro spettacolo, sempre diretto da Gallione: «Monsieur Malaussène» di Pennac.

«Con Gallione sono 20 anni che collaboriamo. Ci capiamo, ci troviamo. Io sono irruento, lui più pacato».

Ma che padre è Claudio Bisio?

«Io sono esattamente come il padre di Father and Son. Vorrei essere amico dei miei figli – ne ho due, 17 e 19 anni – Ho fatto il ‘68, sono sempre stato impegnato politicamente, ho combattuto ogni forma di totalitarismo e credo nel contagio democratico. I miei figli non hanno più due anni e mi piace confrontarmi con loro, sono degli adulti e mi comporto da padre-amico. Ma dicono che questa strada non sia proprio quella giusta, quindi continuerò a fare degli errori, ma non so comportarmi diversamente».

A proposito di padri e figli, gli attacchi di Parigi hanno colpito tutti noi, sono morti tanti giovani… Cosa diresti ai genitore di quei ragazzi che hanno perso in questo modo tragico il proprio figlio o la propria figlia?

«Non riuscirei a dire parole più efficaci di quelle pronunciate dai genitori di Valeria Solesin. Ho ascoltato delle dichiarazioni piene di speranza, prive di astio. La rabbia c’è, tanta, per quello che è successo, certo. Ma quella dichiarazione spero che i miei figli l’abbiano ascoltata bene».

Hanno colpito nei teatri, allo stadio, nei luoghi dove i ragazzi scelgono di trascorrere il loro tempo libero. Dobbiamo avere paura?

«No, non bisogna avere paura. Ma continuare a fare esattamente quello che facevamo prima, si combatte anche così. Mia figlia vive ad Amsterdam. Anche lei studia e magari esce con gli amici, lo ha fatto anche la sera in cui ci sono state le sparatorie. La prima cosa che le ho detto a mia figlia è stata: “controlla se l’Olanda ha bombardato la Siria”… ma mi sono fermato lì. Io venerdì ero ad Ancona e dopo lo spettacolo sono andato al concerto dei Negramaro, per un attimo ho pensato che eravamo in un posto affollato di gente e chiunque avrebbe potuto entrare e gettare una bomba, ma poi non ci ho più pensato. L’altra sera però in teatro, a fine spettacolo, abbiamo voluto ricordare le vittime francesi… le luci rosse, bianche e blu si sono accese e Marco Bianchi (chitarra) e Laura Masotto (violino), che sono con me in scena, hanno intonato la Marsigliese. Avrei voluto dire qualcosa, ma ho capito che non ce n’era bisogno».

Parliamo dei prossimi progetti con Sky Uno: ora sei giudice di Italia ‘s Got Talent e in primavera arriverà un nuovo programma, giusto?

«Si, per ora sono giudice… poi c’è questo nuovo progetto che si chiamerà Comedy Challenge, una via di mezzo tra lo spettacolo comico e la gara, ma ne parleremo più avanti».

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