Bertolino: “Sono il suo ‘badante': ecco perché lo voterò”

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Enrico Bertolino in occassione di un incontro stampa per la presentazione della nuova stagione di Blog in onda su Rai3 da domenica 6 aprile in seconda serata, 17 marzo 2014.  ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Il cabarettista racconta il candidato, con cui condivide la passione per il dialetto: “È sincero, integro, se dice una cosa la fa, si assume responsabilità e sa fare squadra”

Enrico Bertolino è un uomo dalla doppia (o tripla) vita: cabarettista, attore, scrittore e insieme formatore aziendale. Già alle primarie ha sostenuto Sala, il quale ieri mattina lo ha citato dal palco insieme ad Antonio Albanese per le battute che si scambiano tra loro in dialetto.

Davvero con Sala vi scambiate messaggi in milanese stretto?
«Ma sì, io sono milanese da generazioni, si parte da un nomignolo in dialetto…. Per me la milanesità di Beppe è un vantaggio sull’avversario, romano, perché hai una certa sensibilità verso la città. Va beh che se uno che si chiama Brambilla e si candida a Napoli, forse Parisi può anche candidarsi a Milano…».

Da quando conosce Mr.Expo?
«Da oltre dieci anni. Lui era in Telecom quando ho tenuto lì un corso di formazione, ci siamo incontrati e siamo diventato amici, siamo entrambi interisti e pure appassionati di orologi d’epoca: così siamo entrati in un club e ogni tanto ci si incontra a pranzo, rigorosamente in trattorie milanesi. L’ho anche invitato in Brasile a vedere la Onlus che avevo fondato, Pititinga, e lui ci è venuto, abbiamo fatto una vacanza con le nostre famiglie. Da allora ci sentiamo, più che vederci perché è sempre stato un uomo impegnato. Mi ha chiamato ad esempio a fare l’ambassador di Expo, e io ho accettato volentieri. Insomma ci siamo trovati in varie occasioni, e ogni tanto lo chiamo per andare a cena fuori con degli ex calciatori che sono degli amici».

E parlate di politica?
«No! Ci raccontiamo aneddoti di quando si andava allo stadio e c’era la grande Inter. L’ultima volta l’ho portato con Mario Curso e Mauro Bellugi: noi eravamo bambini, è bello sentirlo raccontare dai protagonisti. Sono cene conviviali, e anzi l’ultima volta gli abbiamo impedito di parlare di primarie perché credo abbia anche bisogno di distrarsi: diciamo che facciamo un po’ i suoi “badanti”! Per adesso non ci ha regolarizzato ma ci vediamo con una certa regolarità. Un altro amico comune è Davide Oldani, lo chef: il 13 dicembre lui ha cucinato per il pranzo della comunità di don Rigoldi e noi abbiamo fatto i camerieri».

Insomma il comico e il manager si sono incontrati. Cosa apprezza di Sala, perché lo voterà?
«È puntuale e questo il milanese lo apprezza molto, perché dieci minuti di ritardo sono dieci minuti di lavoro perso, noi milanesi abbiamo il tassametro sotto le ascelle! E se dice una cosa, sai che è quella, penso a quando ci ha dato una mano per la Onlus: e allora se lo sento parlare di povertà, oggi, immagino che come sempre quello che dice lo farà. È sincero, direi integro. Quando Expo ha aperto erano tutti pronti a criticare, ricordo una sua intervista in cui diceva: “Se non va sarà colpa mia”. Ecco, mi piacciono quelli che fanno i capitani di una squadra e non nascondono la fascia quando c’è un problema: credo che questa sia la sua dote migliore. E a sua capacità di fare team, trovo intelligente il suo atteggiamento verso Majorino (suo competitor alle primarie, ndr), che vuole coinvolgere per le sue competenze sul sociale».

Crede che la città voglia proseguire sulla scia della giunta Pisapia o davvero c’è il rischio che si affidi a Parisi?
«Non penso. I milanesi sono pragmatici e sanno valutare quello che vedono, sapranno farlo con gli ultimi cinque anni: la città è tornata a vivere, aprono attività. Certo ci vogliono sempre più spazi di aggregazione, le gente ha voglia di uscire di casa: e di essere meno social e più socievole».

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