Bersani: “Più sinistra e meno Union Sacrée per battere i movimenti populisti”

Europa
ANSA/GIUSEPPE LAMI

Parla l’ex segretario del Pd: “Il referendum britannico segno di un malessere europeo, la sinistra deve ripartire da un riformismo radicale e dall’uguaglianza”

L’Unione europea è in crisi perché non ha più “qualcosa da dire al mondo”. È questa l’analisi dell’ex segretario Pd, Pier Luigi Bersani che in occasione di un dibattito al Parlamento europeo sulla sinistra invita a riscoprire il “riformismo radicale” e “l’asset dell’uguaglianza” per competere con i populisti, includendoli però nel sistema democratico.

Quali saranno le conseguenze sull’Europa e sull’Italia del referendum britannico?

Questo referendum ci consegna due esiti possibili, uno brutto e l’altro non bello, perché comunque anche nel caso auspicabile che vinca il “Remain” noi avremmo un’Europa con un’ulteriore asimmetria. Io mi auguro che se non si avverano le previsioni catastrofiche di una Brexit non ci sia un compiacimento dormiente. In fondo se uno guarda con un attimo di distacco questa vicenda si accorge che quello che è successo in Gran Bretagna, vista la particolarità del rapporto storico tra Gran Bretagna e Unione europea, è proporzionato al distacco e agli elementi dissociativi che ci sono nel Continente.

E quindi come si risponde a questa insoddisfazione a livello di Continente?

L’Europa si è fatta quando aveva qualcosa da dire al mondo. Non possiamo dimenticarci di questo. L’Europa si è integrata quando proponeva al mondo un modello. Senza rispetto e senso di sé e un’idea per il mondo non ci può essere l’Europa. Quindi io suggerirei, anche se può sembrare un po’ strano, di cominciare dalla sinistra europea e dai temi globali: come si difende una sanità universalistica di fronte al problema dell’aumento dei prezzi dei farmaci? Come si governa la finanza globale a cominciare dai paradisi fiscali? Se noi e l’internazionale socialista facciamo una battaglia così, vera, poi quando parliamo degli immigrati da accogliere o della questione della solidarietà per la gestione mutuale del debito ecc. magari troviamo anche un modo. Se voliamo troppo bassi non ne veniamo fuori, questa è la mia opinione.

L’incontro di oggi si intitola “Quale sinistra per quale Europa”. Volendo riassumere quale sinistra, quella di Corbyn o quella di Macron?

Mah… io continuerei la ricerca… una sinistra che alzi la testa. Mi piace il titolo di questa iniziativa perché dice che sinistra e Europa sono due cose che si tengono strettamente e infatti stanno male tutte e due. Una sinistra che comprenda cosa sta succedendo. Ci sono forze che per semplicità chiamiamo populiste, che sono anti-élite e anti-establishment e c’è una buona ragione: l’establishment non sta portando l’Europa da nessuna parte. La sinistra non può fare l’Union sacrée con queste forze, deve avere il suo profilo, per me il profilo di un riformismo radicale che difenda il cittadino dalle prepotenze del mercato, che ribadisca il nostro asset che si chiama uguaglianza.

Con queste forze populiste in Europa che tipo di rapporto si può avere?

Ci sono anche esigenze tattiche del momento, uno per fermare il fascismo fa qualsiasi cosa, ma non può essere la linea dell’Union Sacrée, contro. La sinistra deve avere il suo profilo, il suo programma, il suo riformismo radicale. Dialogo quando è necessario ma competizione, competizione, competizione. Sulla cittadinanza, perché la forbice sociale, culturale e territoriale si è allargata troppo in ciascun Paese dell’Unione europea, e su un liberalismo radicale, cioè il cittadino, lavoratore e utente contro le prepotenze del mercato.

Al Parlamento europeo il più grande alleato di Farage è Grillo, rischiamo di ritrovarci a fare un referendum contro la Ue anche noi?

Non so. Un movimento non è mai simile all’altro. Hanno basi nazionali, dopodiché hanno alleanze più o meno tattiche. Noi abbiamo interesse, in Italia, in Inghilterra e ovunque, a ricordarci dell’insegnamento di Moro: quando arriva una cosa nuova chi ha a cuore il sistema faccia ogni sforzo per tenerla nel sistema democratico. Poi si competa. Bisogna battere quando si sentono cose non accettabili, ma bisogna trovare ogni occasione, perché nel gioco democratico cacciarli fuori fa solo scoppiare la pentola a pressione.

Vedi anche

Altri articoli