Berlinguer: “Ciampi grande patriota ed esempio di moralità pubblica”

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«Sull’Euro mi disse: non possiamo fermarci qui, dobbiamo lanciare nuovi obiettivi»

Un’intervista difficile da rilasciare, questa, per Luigi Berlinguer, che conosceva l’uomo e il politico, l’economista, l’umanista, Carlo Azeglio Ciampi. Ogni tanto, mentre parliamo usa il verbo presente, poi si corregge e la voce si fa incerta.

«Uomo di rara sensibilità», ripete più spesso. «E di inflessibile moralità», aggiunge. Ciampi è stato l’uomo a cui sono stati affidati i passaggi più delicati del Paese. Cosa ci lascia?

«Ciampi ha assommato in sé, singolarmente, la figura di un grande italiano e insieme di un grande europeo. Il tratto caratterizzante della sua personalità e di quello che ci ha lasciato sta proprio in questa sintesi che non ha ceduto minimamente ad una sottovalutazione delle potenzialità del proprio Paese, sottolineando però che le loro reali valorizzazioni sarebbero avvenute in un unico contesto di sensibilità nazionale e di larghe vedute nell’orizzonte europeo. Egli è stato un esempio di moralità pubblica e correttezza istituzionale».

Un tecnico che chiamato dalla politica le ha restituito credibilità.

«È stato un esempio di competenza tecnica e insieme di lungimiranza politica prima di tutto. Non si deve trascurare che è stato un umanista, uno studioso della classicità, un esperto nel campo delle humanae litterae e tuttavia la sua più intensa professionalità l’ha espressa nel campo dell’economia rifuggendo così da chiusure disciplinari corporative o da punti di vista segnati dalla parzialità. Il tutto al contrario costantemente inquadrato in un’azione di ampio respiro. È questa la ragione che l’ha portato a voler interpretare lo spirito del Risorgimento e, contemporaneamente, a cogliere la grande valenza e prospettiva dell’Unione europea da un lato e del valore di rigenerazione morale e nazionale della Resistenza e della Liberazione dall’altro».

Oggi uno dei grandi temi è quello della crescita e dello sviluppo, non le sembra che Ciampi avesse già tutto chiaro allora?

«Pur essendo uno dei più rigorosi tutori delle compatibilità finanziarie è stato il portatore di una politica di sviluppo che tenesse conto dell’e sigenza di crescita e occupazione, soprattutto occupazione. Non si dimentichi che da presidente del Consiglio riuscì nel difficile intento di coinvolgere i sindacati, la stessa Cgil, nell’opera di costruzione della sua politica di sviluppo rivelando in questo caso sensibilità nel campo della politica economica, ma anche altrettanta sensibilità sui temi dell’equità sociale in modo completo ».

Cosa ricorda del Ciampi privato? «Ricordo che quando si stava superando la difficoltà per la costruzione dell’euro, mi disse “non possiamo fermarci qui, dobbiamo andare oltre, lanciare nuovi obiettivi per tenere alta la tensione del nostro popolo”.Che dire della sua calda umanità? Alla sua coerenza e al rigore professionale accompagnava una squisita umanità nei rapporti personali, sempre incline al sorriso, con grande gentilezza e soprattutto apertura mentale».

Ma era anche un uomo inflessibile nelle sue convinzioni. Cosa accadde quando si trattò di guidare la transizione per l’ingresso dell’Euro?

«Era l’uomo della sintesi, che metteva insieme l’intransigenza con la disponibilità umana. Su certi punti di principio non mollava, eppure era molto molto aperto, soprattutto rispetto a noi che avevamo cominciato a governare da poco e certamente non potevamo vantare la sua esperienza di vita. Di fronte alle difficoltà la sua grande cautela e l’equilibrio si accompagnavano con una forte determinazione quando gli obiettivi erano chiari e urgenti. Ricordiamoci che egli è stato fra i più efficaci ed autorevoli artefici dell’euro che noi dobbiamo in larga misura a lui. alla sua determinazione ma anche alla sua grande credibilità: era stato governatore della Banca D’Italia e quindi custode della moneta nazionale e da questo soglio derivava appunto una forte credibilità che dava fiducia negli ambienti più delicati in tema di politica monetaria, soprattutto di fronte alla scioccante e ardita innovazione rappresentata dalla sostituzione delle varie monete nazionali con la moneta unica. Ricordo a questo proposito che c’era chi consigliava prudenza e forte gradualità nel procedere anche a rischio di un qualche sensibile ritardo. Lui fu determinante nel procedere rapidamente».

Era deluso, preoccupato, di fronte alle spinte populiste e antieuropeiste che ci sono anche in Italia?

«Non mi pare che avesse propensione alla delusione, mi pare che preferisse la determinazione nel fare».

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