Bellanova: “Sprechi e lentezze, il Sud paga il passato Ora più sviluppo”

Sud
SCONTRO TRENI VIGILI DEL FUOCO

La viceministra: “Non è vero che il governo ha abbandonato il Mezzogiorno. Mobilità e sicurezza sono diritti dei pendolari”

Teresa Bellanova, viceministro allo Sviluppo Economico, qual è la sua chiave di lettura dell’incidente in Puglia, la sua regione? Assenza di sicurezza? Mancati investimenti? Responsabilità? stratificate nel tempo?

«Innanzitutto voglio ribadire la mia vicinanza alle famiglie delle vittime, colpite da un dolore incommensurabile. Le polemiche di questi giorni non tengono conto dello stato d’animo di chi è stato colpito dalla tragedia: sono irrispettose del lutto e controproducenti».

Non si può nemmeno, però, far finta di nulla. Le stesse famiglie delle vittime lo chiedono.

«Di certo è una vicenda che deve indurci a porre delle domande: la mobilità è uno dei diritti fondamentali dei cittadini. Sulla sicurezza, scontiamo il gap prodotto da decenni di mala-gestione, ma il discorso non può fermarsi ai ritardi del passato o alla questione del binario unico. Come ha giustamente sottolineato Delrio, uno dei temi centrali è la tecnologia in funzione di maggiore sicurezza, poiché ad esempio il sistema del consenso telefonico è tra i meccanismi di segnalazione meno sicuri».

Vede il rischio che nell’inchiesta macchinisti e capi stazione diventino capri espiatori di un sistema?

«Il sistema del consenso telefonico implica necessariamente il coinvolgimento “umano” e l’errore umano, come noto, è sempre dietro l’angolo. Altra questione è il controllo da remoto. Sarà la magistratura a chiarire le responsabilità. Mi limito a ribadire che bisogna proseguire sulla strada dello sviluppo delle nuove tecnologie, affinché certe tragedie possano essere evitate».

L’Italia sui binari è davvero a due velocità? Perché al Sud si viaggia peggio?

«Non si può negare il grande ritardo che affligge il trasporto pubblico regionale, frutto –in particolare al Sud –di errori e sottovalutazioni storiche. Su questo fronte molto è stato fatto dal governo nell’ottica di un supporto per lo sviluppo della sicurezza e dell’assistenza al trasporto dei pendolari gestiti dalle Regioni. Il contratto di programma 2015 stanzia 9 miliardi di euro: di questi 4,5 sono destinati a tecnologie per la sicurezza, e una parte proprio alle reti a carattere regionale. A questo va aggiunto un altro miliardo e 800 milioni, da poco stanziato a supporto delle reti non di competenza nazionale».

Eppure, accade quello che abbiamo visto. Il governo ha abbandonato il Mezzogiorno, come dice tra gli altri Roberto Saviano?

«No, il governo ha posto il Sud tra le priorità, anche se il lavoro da fare è ancora molto. Dopo 7 anni il Mezzogiorno è tornato a crescere, bisogna riconoscere l’inversione di tendenza benché ancora limitata. A dimostrazione di questo impegno sono i Patti per il Sud. Come quello per lo sviluppo della città metropolitana di Bari».

Come evitare, in tempi brevi, il ripetersi di simili tragedie?

«I binari unici allungano i tempi e riducono la velocità, ma devono essere più sicuri. I due temi “sicurezza” e “qualità della mobilità” sono fondamentali ma indipendenti. Nessuno nega che i binari unici debbano essere superati: nel frattempo però bisogna assicurare la sicurezza dei pendolari».

La società Ferrotramviaria accusa la burocrazia e gli sprechi. Ha ragione?

«Questo governo ha smantellato la mala gestione delle Ferrovie Sud Est dove, a fronte di carenti servizi, venivano corrisposti incarichi e lauti compensi. Le responsabilità dell’incidente sono ancora da accertare, ma abbiamo presenti i mali endemici del territorio, soprattutto al Sud: burocrazia, sprechi e lentezze d’attuazione. Ma anche ritardi nell’utilizzo effettivo delle risorse. Sono certa che il nuovo codice degli appalti favorirà la trasparenza».

E’ passato alla Camera il decreto Ilva. Questa, almeno, è una buona notizia per il Sud?

«Sì, perché ribadisce la centralità dell’Ilva nel panorama industriale e produttivo nazionale confermando, grazie al rafforzamento delle tutele ambientali, un obiettivo strategico per il governo e per questo ministero: dimostrare che lavoro, ambiente e salute possono coesistere. Da qui può avvenire il rilancio produttivo di un impianto cruciale per il Paese. Del resto la produzione dell’acciaio è un importante pezzo dell’industria manifatturiera nazionale».

Non è, tuttavia, il primo decreto Ilva che vediamo. sarà l’ultimo?

«A chi lamenta un’eccessiva produzione di decreti, che sono dieci, rispondo che il numero è proporzionale alla complessità di una sfida inedita. Una sfida di fronte ad un’emergenza su cui in molti, troppi, si sono distratti in passato. Altrimenti non ci troveremmo in questa situazione. Bisogna cogliere le novità e il cambio di passo che questo decreto inaugura. Legando piano industriale e piano ambientale, fissando una scala di valori per noi fondamentale: prima si approva il piano ambientale, poi quello sulla sostenibilità economica».

Quali sono le novità principali di questo decreto?

«Intanto Arpa Puglia potrà assumere personale a tempo indeterminato per assicurare le attività di vigilanza, controllo e monitoraggio a garanzia dell’attuazione del piano ambientale. Si ristabiliscono poi parità di condizioni nel settore per l’utilizzo all’esterno dello stabilimento delle scorie derivanti dal processo produttivo. Quanto al debito pregresso, si indica una corsia preferenziale per i crediti prededucibili delle imprese fornitrici dell’Ilva » .

Vedi anche

Altri articoli