Bellanova: “Le imprese innovino, così si vince il nero senza abolire i voucher”

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La viceministra: “A fine mese con i dati sulla tracciabilità potremo sanzionare gli abusi”

La viceministra allo Sviluppo Teresa Bellanova cerca di non entrare nel gioco del “a chi giova”, aperto dal verdetto della Consulta. Ma non rinuncia a ricordare i meriti del Jobs Act. Così come a sottolineare che una vera battaglia contro il lavoro nero non passa necessariamente dall’abolizione dei voucher. A proposito dei quali assicura comunque «sanzioni per abusi di tutte le nature» una volta che, «a fine mese», saranno noti i dati sulla tracciabilità introdotta dall’esecutivo Renzi per i buoni lavoro.

Viceministra, il quesito sull’ar ticolo 18 non è passato, il Jobs Act non è stato scalfito: questo rafforza l’azione del governo Gentiloni?

«Nel suo discorso di insediamento il Presidente del Consiglio ha sottolineato che il lavoro è una delle priorità, la più importante, in linea con l’impegno del Governo Renzi in questi anni. Interpretare la decisione della Consulta come una azione pro o contro non giova a nessuno e inficia l’autorevolezza dell’Organo. Il Jobs Act aveva ed ha un obiettivo preciso: garantire maggiore stabilità e chiarezza nei rapporti di lavoro, migliorare l’agibilità del mercato del lavoro favorendo l’ingresso di chi era rimasto escluso o ai margini, ampliare la platea dei diritti, sostenere e favorire il lavoro delle donne. Nel valutare la sua efficacia sarebbe importante fare riferimento a tutto questo».

Lei si è detta a favore di correzioni sui voucher: quali sarebbero le principali modifiche che auspica?

«Innanzitutto ricordo che lo strumento risale al 2003. Personalmente non lo considero una panacea ma un modo utile per limitare il lavoro nero. L’obiettivo era, e resta, questo. In ogni caso eravamo già al lavoro per migliorarne le modalità di utilizzo rendendole più trasparenti con l’introduzione della tracciabilità. Ovviamente ritengo si debba intervenire con grande determinazione laddove sono evidenti e verificate le distorsioni nell’utilizzo: per questo saranno utilissimi i dati che a fine mese arriveranno dal monitoraggio avviato a seguito dell’introduzione, nell’ottobre scorso, della tracciabilità. Solo di fronte a un quadro chiaro e circostanziato potremo definire il corretto perimetro dell’uso, intervenendo e sanzionando abusi di tutte le nature. E potremo capirne concretamente le modalità di utilizzo».

In Germania ora sembra crescere la preoccupazione per l’alto numero di impiegati e per i bassi salati dei mini jobs, che potrebbero avere ricadute negative sul welfare: un rischio anche per noi?

«Sono portata ad escludere un simile rischio ».

Se gli elettori si pronunciassero per una completa cancellazione dei buoni lavoro, che conseguenze prevede?

«Il referendum è un fatto di democrazia importantissimo e irrinunciabile: è un assunto che vale sempre. Detto questo, è evidente che ci troveremmo dinanzi a un vuoto e privi di uno strumento il cui obiettivo è, al netto di ogni utilizzo forzato e scorretto, sottrarre al nero prestazioni che più facilmente, per le modalità di svolgimento o per l’impossibilità di utilizzo di altre tipologie contrattuali, sono soggette a finire nel limbo del lavoro sommerso e non tutelato».

Nel dibattito sui voucher in effetti è centrale il legame con il lavoro nero: secondo i favorevoli ai buoni, questi lo fanno emergere, secondo i contrari lo alimentano. Rimane uno dei nodi del nostro mercato: come aggredirlo, per favorire lo sviluppo?

«Combattere il lavoro nero significa agire su più fronti: vigilanza e sanzioni sono fattori importanti e determinanti ma non gli unici. È evidente, ad esempio, la necessità di una razionalizzazione ed efficacia dei controlli, come nello spirito del Jobs act che istituisce l’Ispettorato nazionale del lavoro. Ed è importante, direi fondamentale, che questa battaglia di giustizia e legalità sia fatta propria anche e soprattutto dalle imprese, perché il lavoro nero significa concorrenza sleale, insicurezza, impoverimento del tessuto sociale ed economico, svalutazione e annichilimento delle competenze. Competere in innovazione e qualità significa obbligatoriamente evitare scorciatoie di altre nature, lavoro nero incluso. È una battaglia di civiltà, e non si può fare solo per legge».

Cosa pensa del quesito sulla responsabilità sociale negli appalti? Una fonte di complicazioni insormontabili, come accusano le aziende, o una forma di tutela importante per gli addetti in subappalti ed esternalizzazioni?

«Garantire la tutela dei lavoratori in subappalto è doveroso e deve essere sempre e comunque una priorità. Credo tuttavia sia altrettanto importante adoperarsi affinché le imprese siano facilitate nell’applicazione delle norme attraverso una sempre maggiore chiarezza e snellezza della burocrazia e delle procedure. A prescindere quindi dall’esito referendario, sono convinta che la strada da seguire sia quella di arrivare a un quadro normativo sempre più netto, che possa contemperare in maniera sana questi due aspetti, a prima vista totalmente inconciliabili».

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