“Basta abusi, intervenga la Lorenzin per tutelare la 194″. La denuncia dell’Ass. Luca Coscioni

Donne
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L’ennesimo (drammatico) caso di cronaca registrato a Catania riporta in luce l’annoso problema dell’applicazione della legge 194

Ciclicamente si torna a parlare di legge 194, quella che prevede l’interruzione volontaria di gravidanza. Questa volta il caso di cronaca riguarda una donna di 32 anni della provincia di Catania, deceduta per una grave infezione dopo un aborto spontaneo di gravidanza gemellare. La magistratura si è messa già in moto dopo le accuse, gravissime, mosse dalla famiglia che hanno descritto un calvario senza fine per la donna a cui non sarebbero state somministrate le cure necessarie perché il medico di turno si sarebbe dichiarato obiettore di coscienza. Se i particolari della questione verranno confermati ci troveremo di fronte ad una situazione drammaticamente paradossale: per non interferire con la gravidanza si sarebbe arrivati a non tutelare la salute della mamma. Tutto il contrario di ciò che recita la legge, che si fonda su tutt’altri principi.

Ne è convinta Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni: “La legge 194 del 1978 è una buona legge ma purtroppo è sempre più evidente che ci sia un abuso del termine obiezione”.

Farmacisti che si rifiutano di vendere la pillola del giorno dopo o medici di base che si rifiutano di prescrivere cure che possono salvaguardare la salute della donna: tutti casi espressamente vietati nella legge ma che purtroppo sono molto, troppo, comuni nel nostro Paese. “Ho ascoltato il racconto di centinaia di donne che mi hanno descritto la loro avventura: abbandonate senza assistenza medica, perché in quel momento c’erano solo obiettori di coscienza di guardia al reparto”, ci dice Gallo. “Nel nostro Paese c’è un problema riguardo all’applicazione di questa legge, tanto che siamo stati condannati anche dal consiglio d’Europa”.

I numeri parlano chiaro: sette ginecologi su dieci in Italia sono obiettori di coscienza. Un dato in aumento, come segnalano i dati 2015 del ministero della Salute riferiti al periodo 2013-2014., che evidenziano come dal 2005 al 2013 la massa degli obiettori è passata dal 59% al 70%. La regione italiana con più alto numero di obiettori è il Molise con l’85,7 per cento, seguito dalla Basilicata dove gli obiettori sono l’85,2 per cento, quindi dalla Campania con l’83,9 per cento e dalla Sicilia con l’80,6 per cento di obiettori. Nel nord la provincia di Bolzano è quella in cui l’obiezione è più diffusa con l’81,3 per cento, seguita dal Veneto con un tasso di obiezione del 76,7 per cento. Un dato in controtendenza con quello che succede in altri Paesi europei.

“I medici – ci spiega la Gallo – devono saper distinguere come mantenere il loro ruolo di professionista dalle loro convinzioni personali e sopratutto essere in grado di soddisfare i principi contenuti nel giuramento di Ippocrate”.

Ma c’è un modo per porre fine a questo scandalo all’italiana? “Noi – ci spiega sempre il segretario dell’Associazione Luca Coscioni – abbiamo chiesto al ministero e all’Aied che venga pubblicato un albo pubblico degli obiettori di coscienza. Ma non basta, devono essere specificati anche i limiti che questa legge impone, per garantire a tutte le donne massima assistenza e tutela in un momento molto doloroso”. “Se i fatti di Catania dovessero essere confermati, conclude la Gallo, non basteranno gli Ispettori del ministero nell’ospedale ma sarà non più rinviabile per il ministro Lorenzin anche prendere una seria iniziativa politica, che noi chiediamo da anni”.

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