Bassolino: “Il Pd a Napoli può vincere”

Amministrative
Antonio Bassolino, in corsa per le primarie del centrosinistra in vista delle comunali della prossima primavera, durante la visita alla onlus 'Figli in famiglia' di San Giovanni a Teduccio, quartiere 'difficile' della periferia di Napoli, che si occupa di famiglie e bambini disagiati, 23 novembre 2015. ANSA/ CESARE ABBATE

“Posso battere De Magistris, ma servono primarie vere”, dichiara il candidato Pd

#casapercasa e #andiamoavanti. Oppure post-dopo-post. Antonio Bassolino va avanti come un treno ad alta velocità, unico candidato Pd per ora in campo, scelta annunciata il 21 novembre scorso – e la data non è casuale perché da buon meridionale a credere alle superstizioni non ci si rimette niente -, stesso giorno in cui nel 1993 vinse il ballottaggio contro Alessandra Mussolini. Twitter, facebook, «ma anche i metodi classici, il porta a porta, in mezzo alla gente fatta di carne e ossa». Ostinato, deciso, a testa bassa contro l’attuale sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, molto dialogante con il suo partito, il Pd, aspetta di conoscere i nomi dei suoi avversari alle primarie del 6 marzo, «aspetto che qualcuno scenda in campo perché tutto possa fare tranne che candidarmi da solo contro me stesso»: l’ex governatore è tornato per vincere. «Posso battere De Magistris», ripete sicuro.

Bassolino, lei ha deciso di candidarsi malgrado al Nazareno non abbiano nascosto perplessità. Non la preoccupa questo aspetto?

“Nessuno dal Pd nazionale mi ha detto di fare un passo indietro. Saranno le primarie a scegliere il candidato a sindaco, io mi sono battuto perché si facessero: non c’è altra strada che questa per il Pd per poter vincere queste elezioni . Sarebbe stato meglio se si fossero svolte insieme a quelle di Milano per un motivo molto semplice: il capoluogo lombardo è divenuto, grazie al sindaco e alla sua giunta, la capitale economica del Paese, Napoli deve diventare quella della cultura. Per questo volevo si svolgessero nello stesso giorno, come messaggio simbolico, ma quando è stato deciso di farle il 6 marzo ho detto ‘perfetto, si lavora per quella data'”.

Si fanno diversi nomi, come quello di Riccardo Monti, o di Gennaro Migliore. Insomma si cerca il candidato forte da contrapporle.

“Mi sono augurato e continuo ad augurarmi che ci siano altri candidati, non mi spaventano la competizione e il confronto. L’importante è che le primarie siano fatte bene perché, ripeto, sono la condizione per poter combattere e vincere. E chi vince le primarie deve avere il sostegno leale di tutto il partito. Ma dobbiamo fare presto: le elezioni ci sono a giugno 2016, non 2017, e mentre il Pd si interroga su chi candidare De Magistris ha otto liste a suo sostegno, Lettieri ne ha altrettante, i 5 stelle si stanno organizzando. Meno male che il 21 novembre ho detto ‘mi candido’, almeno si è aperta la competizione”.

Eppure il suo nome viene vissuto come divisivo. Non la preoccupa neanche un po’ questo particolare?

“Io mi sto ponendo di fronte a questa prova con grande umiltà: macino chilometri, vado a casa delle persone, le incontro, le ascolto, sento cosa si aspettano dal sindaco di Napoli e dalla politica. Oggi ho incontrato Casartigiani, mentre parlo con lei sto andando ad incontrare delle persone nel loro appartamento. Non temo la prova delle primarie, so di potercela fare e non mi intimorisce il fatto che possano arrivare altri candidati, esterni al Pd, della società civile, iscritti, militanti, giovani, meno giovani. Ma devono sottoporsi tutti alla prova delle primarie”.

Bassolino, teme l’accordo su un nome che faccia saltare le primarie?

“Non la ritengo un’ipotesi plausibile”.

Cosa la preoccupa di più, a parte i sondaggi sul Pd a Napoli?

“La boria, personale, di partito e della società civile. Ci vogliono umiltà e dialogo per risalire la china”.

Sembrerà una domanda banale, ma in molti se la fanno. Perché ha deciso di candidarsi a sindaco di Napoli, lei che già ha fatto questa esperienza?

“Perché è Napoli. Non mi sarei proposto per nessun altro incarico istituzionale. La città in questo momento è senza una guida politica e invece ha urgente bisogno di darsi una prospettiva. Napoli è stata ed è la cosa più importante della mia vita, ho fatto il sindaco, penso di averlo fatto bene, e ci ho messo l’anima. Posso battere De Magistris. Questa confusione che regna in città, questa assenza di visione istituzionale di De Magistris deriva soprattutto da un fatto: lui confonde istituzione e partito. Già ha trascinato una volta la città in un’avventura finita male, quando fece la lista con Ingroia, ora lo sta facendo di nuovo giocando al muro contro muro con Palazzo Chigi. È assurdo, oltre che dannoso per Napoli. Un sindaco con le istituzioni dialoga, si confronta, avanza critiche quando è necessario e riconosce i meriti quando ci sono. Io ho dialogato con Berlusconi quando era premier e con Prodi perché il mio dovere era quello di fare il bene di Napoli. Lui confonde contrapposizione con collaborazione”.

De Magistris l’ha definita “il monarca della monnezza”.

“Se scende a questo livello resta solo, io non rispondo a questi insulti. Un sindaco dovrebbe mantenere un giusto stile, per me è un dovere. Dimostra ancora una volta di non sapere cosa vuol dire rappresentare un’istituzione”.

Prima ha detto che Napoli ha bisogno di una prospettiva. Lei a cosa pensa?

“Napoli deve diventare la capitale della cultura, per storia, arte, musei. Ha un centro storico che è un museo a cielo aperto, il suo tesoro. Ma penso a Napoli anche come capitale della cultura digitale, città dell’innovazione ed è in questo il valore della presenza di Apple. Se divento sindaco tra i miei obiettivi c’è anche quello di trasformare Palazzo Reale in un grande museo della città. Guardiamo a cosa è accaduto negli ultimi mesi: la riforma e il potenziamento delle sovrintendenze, la Reggia di Caserta, Pompei… tutti segnali importanti per la cultura e l’arte nel Mezzogiorno e a Napoli. Quando c’è qualcosa che non va io lo dico, ma se le cose sono fatte bene riconosco il merito”.

Bassolino, c’è un errore che ha fatto quando era sindaco? Ci pensa a lungo.

“Forse uno sì: eviterei di aggiungere alla fatica di fare il sindaco quella di ministro del lavoro. Non lo rifarei”.

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