Barca: “Il prossimo sindaco di Roma deve arrivare dalla politica”

Roma
Il ministro per la coesione sociale, Fabrizio Barca, in visita all' Istituto per la ceramica Giovanni Caselli di Capodimonte (Napoli), 21 Maggio 2012. 
ANSA/CESARE ABBATE

L’ex ministro intervistato da Unità.tv: “Marino non aggiunga altra confusione amministrativa. Non è colpa del Pd se ha deciso di lasciare”

Fabrizio Barca non ha dubbi su quale sbocco dovrebbe avere l’attuale crisi in Campidoglio: “Non si può aggiungere alla confusione amministrativa che ha condotto alle dimissioni altra confusione amministrativa”. Insomma, Ignazio Marino farebbe bene a confermare le proprie dimissioni senza andarsi a infilare in una situazione complicatissima, senza la fiducia del proprio partito e senza una maggioranza all’interno dell’Assemblea capitolina.

I sostenitori del sindaco scesi in piazza ieri attribuiscono a Marino il merito di aver combattuto Mafia capitale e al Pd la responsabilità di volerlo cacciare proprio per questo motivo. C’è un fondo di verità in questo?
Assolutamente no. La ragione per cui il sindaco stesso ha ritenuto di annunciare le proprie dimissioni è stata la consapevolezza di aver commesso un errore, che rischiava di mettere a repentaglio i risultati conseguiti dalla sua stessa giunta.

Quanto influisce questa situazione sulla riorganizzazione del Pd romano?
Con la decisione di Matteo Orfini, assunta anche sulla base del rapporto che ho curato insieme a giovani volontari, di ristrutturare il partito romano, chiudendo una quarantina di circoli, il Pd stava cambiando. Ora c’è il rischio che il processo si fermi.

Basta chiudere i circoli per rinnovare il partito?
Quello era un bell’inizio. Ci sono pochissime istituzioni pubbliche, sociali o private che possono vantare il coraggio che ha trovato il Pd a Roma. Ma certamente il lavoro era appena agli inizi.

Cosa bisogna fare adesso?
Oltre a occuparsi dell’organizzazione, bisogna ripartire dai valori e dal programma, perché un partito non si riconosce dall’organizzazione, ma dalle battaglie che compie nella città.

Quindi condivide la decisione di prorogare il mandato di Orfini come commissario?
Sì, è stata una scelta giusta.

Pensa che se si andrà a votare in primavera, il Pd riuscirà a completare in tempo il proprio rinnovamento, per presentarsi con un’immagine più credibile agli elettori?
Quello è l’obiettivo che dovrebbe spingere a parlare non di nomi e di candidati, ma di contenuti. Centri anziani, strade, trasporto pubblico: bisogna andare a parlare con le persone di queste cose. Il Pd può tornare a essere competitivo se per sei mesi si mette a parlare solo di merito.

Anche se non vuole parlare di nomi, ha un’idea del profilo che deve avere il prossimo candidato sindaco? Più tecnico o più politico?
Come per il Paese, anche per le città servono figure politiche, nel senso che devono emergere da battaglie politiche. Non può essere una persona designata dall’alto, ma deve essere scelta sulla base della sua partecipazione alla vita della città. Cosa hai fatto per Roma? Quanto la conosci? Quanta capacità hai di convincere le persone? Ecco, un candidato deve saper rispondere efficacemente a queste domande.

Lei sarebbe pronto a dare una mano?
Darò certamente una mano attraverso il circolo in cui sono iscritto e come cittadino interessato dai fatti, impegnandomi nelle battaglie che servono per il bene della città.

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