Barberis: “Svolta digitale a prova di futuro”

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L’imprenditore consigliere per l’innovazione: “Via a nuovi servizi a partire dal Pin unico”

Tra i primi imprenditori di internet con Dada, poi animatore di un acceleratore per imprese, ora consigliere della Presidenza del Consiglio per l’innovazione: Paolo Barberis spiega perché quella intrapresa è “una strada a prova di futuro”.

Qual è la situazione che questo governo ha ereditato sul fronte di innovazione e digitale?
“Direi molto lavoro fatto, ma con singoli progetti. Dunque un modello pensato come una trasposizione a livello digitale di forme analogiche: si era progettati servizi on line, impostati però allo stesso modo di quelli tradizionali forniti dall’ufficio pubblico, fisico, che si voleva sostituire, mentre quando immagini un nuovo servizio sul web devi farlo a partire dal processo digitale che c’è dietro. C’era insomma la necessità di ripensare in modo unitario un ecosistema digitale, che al centro mettesse il cittadino e i suoi strumenti di connessione al web. E dunque, visto che dal 2007 questo strumento è lo smartphone, bisognava andare nella direzione di renderlo il canale di accesso principale dei servizi on line del paese. A partire da questo, poi, immaginare delle app che il cittadino trovasse in un unico luogo, in un ecosistema digitale del paese”.

Il 2016 sarà l’anno del Pin unico?
“Nel 2015 abbiamo progettato questo nuova sistema operativo, ora si cominceranno a varare i vari servizi: appunto l’idenità digitale unica, con le nuove credenziali per entrare nei vari servizi; l’anagrafe nazionale unica, un sistema dei pagamenti unificato verso la PA e un sistema di notifiche per le scadenze a cui il cittadino deve far fronte”.

Lei tempo fa auspicava un aumento della quota di Pil legata al mondo del digitale: è all’orizzonte?
“Questo investe il fronte della competitività digitale, un altro dei nodi che il governo intende affrontare insieme a quello dello sviluppo della banda ultralarga e dell’educazione al digitale, attraverso politiche attive del Miur e della Rai. Vogliamo indirizzare la crescita sul settore digitale, che ha moltiplicatori molto più alti: lavoriamo per la trasformazione digitale delle grandi aziende, su pmi innovative e start up, sui modi per dare forza al finanziamento di chi si muove in questa direzione. È un processo già in atto”.

Insomma, il paese che lascerete a fine mandato sarà finalmente al passo con i tempi?
“Quello che è significativo è che abbiamo intrapreso una strada a prova di futuro, perché considera i mutamenti tecnologici come parte del processo di crescita, con un’impostazione di grande fattibilità: il nostro è un modello pragmatico, che si può potenziare negli anni rapportandosi alle tecnologie che si andranno affermando”.

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