Bambini al nido solo se vaccinati: pronta una legge in Emilia-Romagna

Salute
vaccini

Parla l’assessore Sergio Venturi: “Sarà un tema che dovranno porsi anche le altre Regioni”

Riguarderà la polio, la difterite e l’epatite B: in Emilia-Romagna è pronta una legge per introdurre l’obbligo di queste vaccinazioni nei bambini più piccoli. Al momento sono in corso tutte le valutazioni giuridiche sul testo, ma se la proposta regionale diventasse legge, le famiglie che vogliono iscrivere i propri figli negli asili nido, sia pubblici che privati, dovranno dimostrare di essere in regola con le vaccinazioni obbligatorie. Una misura che, come spiega l’assessore regionale alle politiche per la salute Sergio Venturi, nel territorio si affiancherebbe a un’attività di informazione che la Giunta porta avanti da tempo. Ora però anche l’azione legislativa sembra essere diventata indispensabile dal momento che i dati sulle vaccinazioni rischiano di scendere al di sotto della soglia di sicurezza – quella del 95% – e si iniziano a registrare anche diversi casi di piccole epidemie negli ospedali.

Assessore Venturi, il caso della neonata morta di pertosse a Bologna sicuramente ha influenzato molto la scelta, ma come è nata la decisione di presentare una proposta di legge regionale?

È una legge che va a regolamentare i servizi da 0 a 3 anni e che era già prevista nel calendario dell’Assemblea da tempo, promossa dalla vicepresidente e assessore al welfare Elisabetta Gualmini. È il veicolo più rapido per inserire una normazione che riguarda le vaccinazioni. Si è acquisita la disponibilità dell’assessore a inserire un articolo di legge, ne stiamo discutendo perché vogliamo essere sicuri di quello che facciamo, però è una modalità come un’altra per stabilire che all’interno delle comunità prevale il tema che riguarda la sicurezza dei piccoli e dei più deboli, come ad esempio quelli che vorrebbero essere vaccinati ma non possono perché hanno delle patologie croniche perché immunodepressi e quindi non vaccinabili. Dato che la proposta riguarderebbe gli asili nido e non la scuola dell’obbligo, non si interferisce e quindi è verosimile poter attuare un provvedimento di questo tipo.

La legge ha aperto un dibattito tra la necessità di una copertura vaccinale per evitare il rischio di epidemie e coloro che sostengono che sia necessaria una scelta volontaria dei genitori più che un obbligo. Lei come risponde?

Al di là delle posizioni non ufficiali, tra l’altro suffragate solo da qualche leggenda metropolitana, la comunità scientifica, dall’Istituto superiore di sanità, a neonatologi, dai pediatri, alle società scientifiche e gli infettovologi, è univoca. Quando ero bambino io c’era la vaccinazione antipolio e non sarei entrato nemmeno a scuola se non l’avessi fatta. Allora non c’era alcun dibattito semplicemente perché per strada si vedevano sulle persone gli esiti di una malattia di quel tipo lì, mentre oggi non ci rendiamo più conto che certe malattie sono ancora dietro l’angolo. E questo purtroppo è un problema, perché dal momento in cui la copertura vaccinale scende al di sotto di un livello che purtroppo stiamo già oltrepassando in negativo, abbiamo dei serissimi problemi di malattie che credevamo debellate. Questo è un tema che comporta un’azione di carattere culturale che non abbiamo mai smesso di portare avanti, ma comporta anche qualche decisione, perché per lavorare sulla cultura servono dei tempi che purtroppo non abbiamo più. Di casi come quelli della neonata morta a Bologna se ne parla per 15-20 giorni e poi li dimentichiamo finché non si ripresenta di nuovo il problema. E ora ci sono diverse avvisaglie.

Ci sono delle epidemie in corso nel territorio?

Attualmente ci sono diverse epidemie all’interno degli ospedali dove i bambini fanno contrarre il morbillo agli operatori dal momento che quelli di una certa età non sono vaccinati (la vaccinazione per il morbillo esiste da una trentina d’anni, ndr) e il morbillo è una malattia molto pericolosa soprattutto sulle persone adulte. Nel momento in cui si sorpassa un determinato livello di guardia, oltre alla cultura è necessario lavorare anche su delle disposizioni precise. In ogni modo, nessuno è obbligato a iscriversi a un asilo nido, nel momento in cui si decide volontariamente di far parte di una comunità che non è obbligatoria, a quel punto può intervenire una legge regionale che stabilisce delle regole di accesso.

Dopo un periodo di calo delle vaccinazioni, ora che percentuali di vaccinazioni abbiamo in Emilia-Romagna?

Non siamo in presenza di una ripresa significativa. In questa regione siamo al 95% per certi vaccini e vorremmo evitare di scendere ulteriormente.

In che modo la Regione si sta muovendo dal punto di vista dell’informazione, anche di fronte a tanti siti Internet che danno informazioni non verificate e non condivise dalla comunità scientifica?

Intanto cominciano a esserci anche tanti siti pro-vaccini. Certo, le persone su Internet hanno modo di informarsi secondo canali che purtroppo non sono selezionabili, nel senso che c’è tutto e il contrario di tutto. Noi come Regione stiamo facendo le nostre campagne e continueremo a farle anche in maniera capillare sul territorio. Inoltre appoggiamo movimenti importanti di genitori che cercano di far prevalere un’idea razionale su queste tematiche. 

Per quando è previsto l’arrivo della legge in Assemblea?

La legge va in discussione in Assemblea legislativa nel mese di luglio, quindi nel giro di qualche settimana dobbiamo prendere le nostre determinazioni definitive e lavorare in una maniera o nell’altra a seconda delle conclusioni che trarremo insieme come Giunta e come Assemblea.

Lei è ottimista? Si arriverà alla legge sull’obbligatorietà dei vaccini negli asili nido?

Se ci sono le condizioni verificate sul piano giuridico-legislativo, penso che ci siano tutte le premesse per inserirlo in questa legge. Le prime reazioni, soprattutto da parte dei sindaci anche di grandi città (i nidi sono di competenza dei Comuni, non delle Regioni, ndr) e anche dei cittadini sono positive e di sostegno. Ci sono tutti gli elementi per poter procedere.

La Regione farà da apripista per questa legge?

Lo siamo stati in tanti temi. Non so se faremo da apripista, ma certamente penso che questo tema se lo porranno anche diverse altre regioni. Poi mi auguro anche che rapidamente venga approvato il nuovo piano vaccinale definitivamente a livello nazionale perché se riusciamo a partire anche con quello e quindi anche con tutte le campagne collegate, penso che possiamo lavorare non solo sul piano delle regole, ma anche sul piano della promozione, spiegando alle persone perché abbiamo inserito altri vaccini e lavorando più in profondità anche a livello di comunità.

Vedi anche

Altri articoli