Balzani: “Con Orlando per una politica senza scorciatoie e pasticci”

Congresso Pd
Un momento dell'incontro pubblico di Francesca Balzani al Teatro Elfo Puccini per le primarie del Pd. Milano, 9 gennaio 2016.  ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

«Nel suo percorso ci sono diritti, ambiente, inclusione sociale»

Nella sua prima vita la genovese Francesca Balzani era avvocato tributarista, allieva di Victor Uckmar, esperta di enti locali e delle regole del mondo no profit. Poi la passione per la politica ha prevalso: eurodeputato, assessore al Bilancio e vicesindaco di Giuliano Pisapia a Milano, seconda classificata alle primarie vinte da Beppe Sala.

Ora è in campo con Andrea Orlando al congresso Pd. Una scelta naturale quella di sostenere il Guardasigilli, anche lui ligure?

«Mi è piaciuta un’intervista in cui Orlando evoca la parola profondità, dicendo che in questo momento è importante avere la forza di riflettere, farsi delle domande, riconoscere che le soluzioni facili non esistono. Insomma, la politica senza scorciatoie: il contrario delle decisioni pasticciate».

In sintesi, una politica di sinistra?

«Nel percorso di Orlando parole come diritti, inclusione, ambiente, solidarietà, sono declinate in modo concreto. Come ministro dell’Ambiente ha riservato attenzione all’ambiente come motore di economia sostenibile e di crescita rispettosa. È sua la proposta di legge per il consumo zero del suolo, che impone di riutilizzare gli spazi esistenti prima di edificare il nuovo. E da Guardasigilli ha fatto uno sforzo enorme per ascoltare i diversi mondi che gravitano intorno alla giustizia, ha velocizzato i processi e si è occupato dei problemi delle carceri».

Vi conoscete da molto tempo?

«Siamo entrambi liguri. Ma c’è un episodio personale che mi ha colpito. Nel 2011 io ero a Bruxelles quando ci fu la terribile alluvione alle Cinque Terre. Divenni relatrice del fondo di solidarietà chiesto all’Unione Europea in occasione della catastrofe. Orlando mi invitò ad andare lì e ricordo con quanta passione e cura mi fece visitare quei luoghi feriti».

Basterà il congresso per sanare le ferite del Pd? Si sono sentiti e si sentono ancora toni molto aspri.

«Per curare le ferite ci vuole tanta buona volontà da parte di tutti. E bisogna riscoprire qualcosa di antico: un partito è essenzialmente una comunità di persone, che ha inevitabilmente tensioni e contraccolpi ma sta insieme sulla base di valori e principi superiori ai momenti di screzi e scintille. Il Pd è unito ben oltre una lite o una tornata elettorale. Ma non sono ipocrita: questo senso di comunità si è logorato negli ultimi anni e temo che ne pagheremo il prezzo anche elettorale». Di chi è, secondo lei, la responsabilità della scissione? «Parlare di responsabilità serve soltanto ad acuire le tensioni: ormai è accaduta. Penso che si potesse e si dovesse evitare. Non credo, a differenza di altri, che la separazione fosse già consumata. Adesso, alla vigilia di un congresso, è difficile spiegarla. Sarebbe stato più logico portare proprio al congresso le proposte politiche. In quel modo si sarebbe data alla contrapposizione una leggibilità e una comprensibilità che invece è mancata. Le assise sono il luogo di confronto anche acceso: così, invece, rimane un gesto difficile da capire».

L’ex premier Enrico Letta dice che il Pd gli mette angoscia. Lei che prospettive e che futuro vede?

«Il Pd è una grande forza europeista, l’unico grande partito in Italia ad andare ancora in quella direzione. E dunque è strettamente connesso con il futuro, che difficilmente si può immaginare fuori dall’Europa. Ma dobbiamo ricominciare a parlare di contenuti che sono sempre stati il nostro valore aggiunto: più diritti per più persone, lotta incisiva alle disuguaglianze. Solo così potremo rafforzare la fiducia degli elettori. E poi dobbiamo valorizzare il patrimonio di amministratori locali che ogni giorno risolvono i problemi dei cittadini e che rappresentano un volto bello e chiaro del Pd».

La vicenda della mancata decadenza di Minzolini dal Senato è stata un autogol?

«Sicuramente ha disorientato molte persone».

Orlando riuscirà a convincere il sindaco Sala a schierarsi per lui?

«La mia sensazione personale è che Sala non prenderà posizione e rimarrà super partes. La speranza però è che alla fine sostenga Orlando che sta parlando con efficacia alla città di Milano ».

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