Balducci: “Lavoriamo tutti insieme per costruire la nuova Milano”

Milano
Folla di curiosi in occasione dei festeggiamenti dei 100 anni del Camparino, lo storico locale all'angolo fra la Galleria Vittorio Emanuele II e piazza Duomo. Milano, 22 Giugno 2015. ANSA/FLAVIO LO SCALZO

Colloquio con l’assessore della giunta Pisapia: “Abbiamo la responsabilità di costruire su questo momento positivo la Milano del prossimo futuro”

“La crisi ha ridefinito le aspirazioni dei cittadini, i loro problemi, il ruolo del pubblico, le possibilità del privato. In passato tutti hanno teso a fare da soli, ma ora ho l’impressione che tutti i soggetti abbiano bisogno, per mettere in valore il momento che la città sta attraversando, di lavorare insieme, costruendo progetti complessi che siano capaci di aggregare interessi immobiliari, nuovi spazi pubblici, coinvolgimento dei cittadini e delle loro associazioni, capacità di redistribuire nella città accesso alla bellezza ai servizi e alla qualità urbana in ogni sua parte”.

L’assessore Alessandro Balducci, conversando con Unità.tv, ci tiene a gettare uno sguardo anche oltre la propria esperienza nella giunta Pisapia, all’interno della quale detiene la delega all’urbanistica. “Tra le grandi metropoli italiane – spiega – forse solo Milano può segnare questa strada, indicando che l’uscita dalla crisi non significa ricominciare nello stesso modo là dove ci eravamo interrotti ma lavorare per una maggiore giustizia spaziale, a beneficio di tutti”.

Passando dal ruolo di studioso a quello di amministratore, come è cambiata la sua visione della città?
Sono stato sorpreso da due aspetti che non conoscevo dell’Amministrazione della città: da un lato la formalizzazione delle procedure, la quantità di regole e vincoli legislativi che intervengono su qualsiasi decisione anche la più semplice, non sempre interpretabile solo come appesantimento del percorso decisionale, ma anche come garanzia di rispetto dell’interesse pubblico e dell’interesse di ciascuno.

Dall’altro sono stato colpito dalla quantità di questioni e proposte che arrivano sul tavolo dell’assessore, portate da imprenditori, operatori immobiliari, comitati di quartiere, associazioni culturali, ambientaliste, partiti politici, singoli cittadini. Ciascuno da fuori, compresi gli studiosi come me, vedono solo un piccolo spicchio della complessa realtà del governo della trasformazione urbana: dall’abitante che non si capacita di come mai son sia ancora stato risolto il problema dell’area abbandonata vicino casa sua, al grande urbanista che non può credere al fatto che ancora non si sia risolto il problema del post-Expo.

Da quando sono stato nominato Assessore ho fatto centinaia di incontri dai quali ho tratto una conoscenza piuttosto accurata della complessità del governo ma anche della straordinaria fase che Milano sta attraversando in questo periodo.

Molti riconoscono questo carattere straordinariamente positivo della fase attuale che Milano sta vivendo.
E’ certamente vero, le proposte si moltiplicano, c’è una riscoperta dello spazio pubblico, c’è un’amministrazione che è stata capace di ridare fiducia alla città, c’è stata la ventata di energia di Expo. Abbiamo la responsabilità di costruire su questo momento positivo la Milano del prossimo futuro; una città che deve essere capace di splendere ma anche di affrontare i problemi della sua periferia degradata e del rapporto con la sua regione urbana.

Per lungo tempo a Milano ci si è mossi perseguendo alcuni obiettivi semplici: la diminuzione generalizzata delle volumetrie (che non sempre è un bene), la realizzazione di quote significative di verde (che è certamente un bene ma che dipende molto da quale verde si realizza), la richiesta di quote significative di edilizia sociale (molto importante e molto difficile da realizzare).

Credo questo non basti, che sia necessario porsi domande e obiettivi più ampi per definire una visione e una strategia capace di orientare lo sviluppo e per essere capaci di selezionare e proporre contenuti oltre che modalità di realizzazione degli interventi ed è questo il mio impegno.

A questo proposito. Quali sono i progetti a cui pensa sia giusto dare priorità in questi mesi che ci separano dalle prossime elezioni?
Le priorità a mio avviso sono dettate da quanto dicevo prima in termini di strategia sulla città: ci sono molte partite da chiudere come quella sugli scali ferroviari, le caserme, la riattivazione dei progetti bloccati, il rinnovato interesse per il centro storico, un grande progetto da realizzare in collaborazione con la Regione sul quartiere popolare di Lorenteggio, finanziato anche con fondi europei, e che dovrebbe diventare un modello per gli interventi nei quartieri di edilizia pubblica oggi in grandi difficoltà.

Molto è stato fatto in questi anni dall’assessore De Cesaris, che mi ha preceduto, e molte di queste iniziative hanno bisogno del completamento attraverso approvazioni di giunta o di consiglio. Oltre a quanto ho trovato da completare, mi sto impegnando su quattro temi nuovi, o affrontati con strumenti nuovi. Naturalmente il primo è il post-Expo, il secondo è un lavoro con le zone su progetti emblematici da portare a termine entro la fine del mandato, il terzo è un percorso che abbiamo avviato con i comuni di cintura per cominciare a parlare di città metropolitana in termini positivi e, infine, stiamo verificando la possibilità di sperimentare la realizzazione di un progetto di rigenerazione urbana finanziato con il Fondo di sviluppo urbano messo a punto dalla vicesindaco Balzani.

Affrontiamo la questione del dopo Expo. Qual è la sua opinione, può diventare un’occasione esemplare o è solo un problema ad alto rischio, di difficile soluzione?
Sto lavorando molto sul post-Expo, questione intricata e complicata dal fatto che si è arrivati molto tardi e male a occuparsene. In sintesi si potrebbe dire che si è affrontato come un normale processo di pianificazione e sviluppo urbano con i lunghi tempi tipici di un normale processo di trasformazione mentre la situazione è cambiata così rapidamente da rendere tutte le mosse fuori tempo: il master plan, la gara per la vendita dell’area, l’incarico all’advisor.

Oggi è indispensabile rimettersi in carreggiata e ciò è possibile con l’ingresso del governo nella gestione del programma, con la proposta del trasferimento dei dipartimenti scientifici dell’Università Statale, con il polo delle imprese che si occupano di life-science e d’innovazione sostenute da Assolombarda, centri di ricerca sull’agroalimentare come quelli proposti dal governo, centri di alta formazione come quelli proposti da Alta Gamma, investimenti come quelli proposti da Cassa depositi e prestiti e dall’Agenzia del demanio. C’è un consenso generale su questo. Bisogna solo mettere un punto fermo, far atterrare il progetto con un protocollo d’intesa e con l’avvio di un serio studio di fattibilità. Il rischio può trasformarsi in una straordinaria occasione d’innovazione per la città. Il Comune, che ha la responsabilità dell’attività di pianificazione, sta impegnandosi molto in questa direzione.

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