Bagheria, Maraini: “Sono orgogliosa della rivoluzione civile della mia città”

Legalità
Dacia_Maraini_1

A parlare è Dacia Maraini, la grande scrittrice italiana che ha fatto di Bagheria uno dei suoi libri più belli.

«Cosa dire, sono davvero contenta, fiera di quanto è avvenuto. Bagheria mi è sempre rimasta nel cuore, ricordo la sua struggente bellezza deturpata nel corso degli anni da una selvaggia speculazione edilizia, e ricordo anche gente coraggiosa ma in minoranza. Oggi qualcosa di profondo è avvenuto, un cambio di mentalità, una rivolta culturale, morale, prim’ancora che politica che ha fatto sì che una minoranza sia diventata maggioranza, che quell’atavico sentimento di omertà su cui la mafia ha fondato il suo impero, si sia incrinato, facendo sì che quei coraggiosi imprenditori non si sentissero isolati. Sì, sono davvero orgogliosa della “mia” Bagheria». A parlare è Dacia Maraini, la grande scrittrice italiana che ha fatto di Bagheria uno dei suoi libri più belli, che dalla città siciliana ha preso anche il nome.

Bagheria, “capitale” della rivolta anti-pizzo…

«Ne sono molto contenta, fiera. Quello lanciato è un segnale davvero importante. A Bagheria, persone coraggiose ce ne sono sempre state. Ma erano una minoranza. Gli altri, la maggioranza, non posso dire che erano collusi ma impauriti, questo sì, da un potere che sembrava intoccabile. Finalmente la maggioranza ha preso coraggio. E Bagheria ha riscattato se stessa, assieme a quei coraggiosi imprenditori che hanno detto basta al pizzo».

Cosa c’è, a suo avviso, dietro questa rivolta democratica?

«C’è un insieme di cose e diversi protagonisti. C’è, credo, anzitutto un cambiamento culturale, nel senso più alto e nobile del termine. Cultura della legalità, cultura della trasparenza, consapevolezza che un’alternativa di vita non solo è auspicabile ma sta diventando possibile. C’è poi anche il Papa, Papa Francesco, con le sue forti prese di posizione contro la mafia. E, naturalmente, c’è il lavoro ostinato, efficiente, della magistratura, che attraverso la pratica degli espropri ha toccato i mafiosi in ciò che ritengono più vitale, quasi sacro: il potere economico, il denaro. Questa rivolta democratica ha dietro un po’ tutto questo. La mafia deve capire che non conviene più fare la mafia, e la gente sta capendo sempre di più e sempre in più che la liberazione è possibile, che l’aria può essere più salubre per tutti».

Per questo sono importanti gli espropri dei terreni, dei palazzi, delle attività commerciali, dei mafiosi e di quanti si prestano a far loro da copertura…

«Direi proprio di sì. Prima, il mafioso metteva in conto la galera, era, come dire, un incidente di lavoro. Ma dalla galera poteva ancora muovere i fili, potendo contare sui soldi, sul potere economico che sostiene il sistema mafioso. Ora, grazie agli espropri, questo potere viene concretamente minacciato, intaccato, e con esso anche il sistema. Vedere utilizzati quei palazzi, quelle ville, quei terreni per dimostrare che un’altra vita sociale ed economica è possibile, in nome di un bene comune, cosa c’è di più significativo, anche da un punto di vista simbolico, di tutto ciò?».

Tutto questo ci porta alla “sua” Bagheria. Che ricordo ne ha?

«Un ricordo bellissimo, struggente. Fatto di amore e rabbia…».

Rabbia?

«Sì, rabbia. Quella per un amore tradito, violato. Un sentimento che ho provato vedendo Bagheria violentata, deturpata, da una selvaggia speculazione edilizia, prodotto dell’assoluta mancanza di un progetto architettonico, di un piano urbanistico, razionale e condiviso. Ma, alla fine, a vincere erano sempre i ricordi, e l’amore per quei luoghi. E per la sua gente. Ed oggi ne sono ancor più orgogliosa».

Che peso hanno avuto i giovani in questo riscatto?

«Posso pensare che i giovani sentano meno l’omertà. L’omertà è una forma di collaborazione, diretta o indiretta, che è stata molto forte in passato. Questo sentimento deteriore oggi sembra fare meno presa tra i giovani. E questo è un distacco dal passato estremamente positivo».

Vedi anche

Altri articoli