“Attenzione, il voto ci dice cose non scontate”. Parla Pessato, presidente Swg

Referendum
Da sinistra nella combo il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Leader della Lega Nord, Matteo Salvini ed il Leader del M5S Beppe Grillo, Roma, 4 Dicembre 2016. ANSA

Il referendum e la lettura dell’elettorato, i numeri e le intenzioni di voto, ma anche il futuro politico dell’area del Sì e del No. Colloquio con Maurizio Pessato di Swg

“Impossibile dare una lettura in bianco e nero. Questo voto è stato un vero e proprio ibrido e per questo dobbiamo analizzarlo in tutto il suo spettro espressivo”. Maurizio Pessato, presidente di Swg non ha dubbi e analizza i numeri del referendum costituzionale in cui il No ha nettamente vinto con il 59,11% dei voti. Una sconfitta bruciante per Matteo Renzi che, preso atto del risultato ha  annunciato le sue dimissioni, aprendo così la strada di una crisi di governo,

Pessato, questa volta i sondaggi, al di là delle proporzioni, sono stati attendibili. Ma come vanno letti e interpretati queste percentuali?
“La prima cosa che balza agli occhi è la valutazione dei dati sull’affluenza. Una partecipazione ampia. Gli italiani sono andati a votare in massa al referendum costituzionale, come dimostra il dato definitivo sull’affluenza: 68,48%. L’interesse a dire la propria è stato fortissimo: non solo sul merito del quesito, ma soprattutto sulla situazione politica generale. Alle elezioni europee del 2014, il dato nazionale si era assestato al 58,7%, circa 11 punti in meno. Anche 2 anni fa si votava in un unico giorno, dalle 7 alle 23. Nel referendum sulle trivellazioni di aprile (dove il quorum era decisivo e non era stato raggiunto), l’affluenza si era fermata al 32%. Più difficile il confronto con le politiche 2013, dove il dato alla Camera alla fine si attestò al 75,18%, ma si votava anche il lunedì. Insomma le persone volevano far sentire la propria voce”.

Cosa si può capire sui due fronti che sono andati a votare?
“E’ bene chiarire: non è vero che tutti quelli che votano Sì sono per Renzi e quelli che votano No volevano le sue dimissioni. I confini non sono netti, ma frastagliati. Sicuramente in Italia, come in Europa, c’è un’area che è contro. Contro le istituzioni. Contro lo stato economico-sociale. Che vuol cambiare ed è insofferente. Quest’area ha naturalmente votato No. Inoltre c’è da dire che questa volta i sondaggi si sono rivelati all’altezza della sfida, indicando sempre il No come maggioritario. Ci sono però, alla base dell’elettorato, motivazioni non univoche. Nel caso del referendum sulle trivelle chi aveva dubbi ha semplicemente scelto di non partecipare. In questo caso invece la massa ha scelto comunque di esprimere una propria opinione. Il merito del quesito si è sovrapposto al valore politico della votazione. Per questo ribadisco che questo può essere definita una votazione ibrida a metà tra le politiche e il referendum”.

Cos’altro l’ha colpita oltre alla multifattorialità del voto?
“La ragioni del Sì hanno attratto parte di un elettorato che si discosta dal bacino di voti del Pd. Probabilmente attingendo ad un corpo elettorale che vedeva in un percorso di riforme la giusta strada da imboccare per il Paese. Si tratta probabilmente di una parte di elettorato del centrodestra. Ma attenzione non è detto che in un prossimo test elettorale questi voti non tornino nella loro naturale collocazione. Inoltre va detto che il nucleo politico del Sì che si attesta al 40% non può essere assolutamente sottovalutato”.

E il M5S?
“Ha deciso di intestarsi una vittoria che in realtà è la somma di diverse aree politiche di riferimento. Eppure viene dato per scontato – soprattutto dallo stesso M5S – di essere la forza politica che vincerà le prossime elezioni, visto il risultato. Ma non è assolutamente detto”.

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