“Apriti cielo”: invettive da Gandhi alle favelas. Parla Alessandro Mannarino

Musica
Alessandro Mannarino, durante la presentazione del Capodanno romano, 16 dicembre 2014 a Roma. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Voglia di Sudamerica e World Music: il nuovo lavoro di Mannarino sarà presentato nelle librerie. E a marzo partirà da Roma il tour

Oggi esce per Universal il nuovo album di Mannarino "Apriti cielo", anticipa il tour che debutta il 25 marzo (con un bis il 26) a Roma, prima volta di Mannarino al PalaLottomatica. Roma, 13 gennaio 2017. ANSA/ UFFICIO STAMPA GOIGEST +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Esce per Universal il nuovo album di Mannarino “Apriti cielo”, anticipa il tour che debutta il 25 marzo (con un bis il 26) a Roma, prima volta di Mannarino al PalaLottomatica.

Un gennaio fitto di appuntamenti per presentare nelle librerie il nuovo album Apriti cielo (Universal), da Torino a Catania fino a Cagliari, ma questo è solo l’anticipo di un vero e proprio tour che vedrà Mannarino protagonista nelle principali città italiane: Pala Lottomatica di Roma (25 e 26 marzo), Estragon di Bologna (28 marzo), Nelson Mandela Forum di Firenze (31 marzo), Gran Teatro Geox di Padova (1 aprile), Fabrique di Milano (3 aprile), Teatro della Concordia di Torino (6 aprile), PalaSport Giovanni Paolo II di Pescara (8 aprile), Casa della Musica di Napoli (10 aprile).

Sold out la prima data di Roma e la vendita di ventimila biglietti in poche settimane fanno di Mannarino un caso particolare della musica italiana. Lui che aveva esordito nel 2009 con l’album Bar della rabbia, a cui fece seguito Supersantos e Al monte del 2014, dove già emergeva carattere e maturità grazie a canzoni cariche di reggae e musica popolare, come Malamor e Deija.

Conosciuto da un vasto pubblico per aver partecipato alla trasmissione televisiva Parla con medi Serena Dandini e al Concerto del 1° maggio nel 2012 e 2015, Mannarino lo si ascolta poco sulle frequenze radiofoniche, eppure ogni suo concerto fa registrare il pieno di pubblico. Non andrà a Sanremo, anche se molte delle canzoni di Apriti cielo sarebbero perfette per una vasta platea, per esempio Babalù, coralmente contagiosa nel ritornello, ma anche Arca di Noé, Vivo e Gandhi.

A proposito di Gandhi, una canzone per niente pacifica: anzi appare come un’invettiva contro un certo buonismo, come aveva fatto Gaber con “Il potere dei più buoni”. Con chi ce l’ha, Mannarino?

«Ce l’ho con le icone pop come Marylin Monroe ed Einstein, con la pace edulcorata di Gandhi. Vedo una sottile linea che divide il pacifismo dalla remissività e rassegnazione, perché a uno che passa la vita ad asfaltare strade sotto il sole cocente d’agosto non gli puoi insegnare il pacifismo, semmai lo subisce. Nei miei frequenti viaggi in Brasile, a Rio De Janeiro, ho visto tutte le contraddizioni di chi vive nelle favelas e di chi invece vive circondato dal lusso, costretto però a barricarsi nelle case. Dov’è la cattiveria del povero? Sarebbe utile rifondare il pensiero dell’essere umano. Ce l’ho con gli intellettuali che trovo totalmente astratti dalla realtà. Io non sono tra questi anche se ho studiato filosofia, faccio un lavoro manuale e mi sporco le mani come un operaio».

L’album apre con “Roma”, canzone dedicata alla tua città; cosa ne pensi di Mafia capitale e tutto quello che ne è derivato?

«Roma la piccola provincia dell’impero, oggi violentata, la canto in romanesco. Quella canzone l’ho scritta il giorno in cui il sindaco della città (Ignazio Marino, ndr) è stato esautorato attraverso le firme dei suoi consiglieri davanti a un notaio e dopo che il Papa ne aveva parlato, il vero re di Roma. E allora dico «apriti cielo», inteso come invocazione e nello stesso tempo auspicio per una via di fuga. Però questo è un disco che vorrebbe volare un po’più alto di questi discorsi, perché sopra di noi c’è un cielo che abbraccia il pianeta ed è uguale per tutti. Non sono pessimista, cerco spazi di libertà e credo nel percorso intrapreso, credo nell’arte come espressione di quello che un artista ha maturato come letture, viaggi e pensieri».

Ci sono molte arie sudamericane nell’album, chi sono gli ispiratori?

«Agisco nell’ambito di quella che è stata etichettata come World Music. Ho fatto vari viaggi in Brasile e ho scoperto un grande artista come Chico Buarque, a suo tempo costretto a usare metafore per eludere i controlli della censura: mi ha aperto un mondo nuovo, nella fusione tra Africa e Beatles. Per quanto riguarda l’Italia ho grande stima di De André, di Paolo Conte e Capossela».

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