Alfieri: “Basta litigi interni, nella nostra base c’è voglia di riscatto”

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Il segretario regionale della Lombardia: “Ripartiamo dal territorio”

«Oggi abbiamo parlato del futuro, di quello che è necessario fare nei territori a partire dai prossimi giorni. Il titolo? “la ripartenza dopo la sconfitta, consapevoli di essere una grande forza politica». Alessandro Alfieri, segretario regionale della Lombardia, mentre lascia il Nazareno, dopo l’incontro con il segretario Matteo Renzi, dice che adesso è il tempo di agire e di smetterla «con i litigi interni» perché, spiega, «c’è una parte di società che ha smesso di guardare a noi per avere risposte».

Quindi inizia la fase due della segreteria di Renzi?

«Penso ci siano tutte le condizioni per ripartire. Vengo da un giro nei territori della mia regione per ascoltare gli iscritti. Ho trovato voglia di riscatto, consapevolezza della nostra forza perché è vero che abbiamo subìto una pesante sconfitta ma è anche vero che il partito ha un suo radicamento e da questo dobbiamo ricominciare».

Ma gli iscritti e i militanti cosa dicono? Perché il 4 dicembre una parte importante degli elettori ha voltato le spalle al Pd?

« C’è stata una grande apertura di credito da parte di soggetti nuovi, come professionisti e imprenditori, coloro cioè che hanno visto nel cambiamento e nell’innovazione una possibilità. Ma c’è una oggettiva difficoltà che riguarda le fasce più fragili della società, coloro cioè che vedono nella globalizzazione un pericolo ulteriore per le loro condizioni già precarie. Chi vive in piccole comunità, poi, si sente ancora più vulnerabile: noi dobbiamo tornare a parlare a loro. C’è bisogno di portare nei territori il lavoro che si svolge a livello nazionale, non basta fare leggi e provvedimenti, bisogna spiegarli. E per fare questo il ruolo che possono svolgere gli amministratori locali è fondamentale ».

Non crede che questo sia stato un limite? Se un partito come il Pd smette di essere riferimento per lavoratori, giovani, fasce sociali più deboli c’è qualcosa che non ha funzionato.

«C’è qualcosa da correggere e infatti ci stiamo muovendo in questa direzione. L’incontro con il segretario è servito a questo: non abbiamo fatto ragionamenti astratti ma discorsi molto operativi. Possiamo recuperare il dialogo, riallacciare rapporti. I fenomeni legati alla globalizzazione aprono opportunità per chi è in grado di innovare, studiare e parlare le lingue, investire sulla propria professionalità, ma le fasce più esposte alla crisi hanno vissuto tutto questo come una minaccia. Spetta a noi rassicurarli, dare risposte anche a loro, farci carico di accompagnarli in questa complessa trasformazione in atto. Per questo è necessario creare alleanze sul territorio con gli amministratori locali, le forze sociali, i soggetti innovativi del volontariato».

Ma davanti ci sono anche le elezioni. Lei è il segretario della Lombardia, dove Giuliano Pisapia ha aperto il laboratorio del Campo progressista. Deve guardare in quella direzione il Pd?

«Quella di Giuliano Pisapia è una proposta interessante, ci siamo confrontati a lungo con lui su questo progetto che in parte è già stato sperimentato a Varese con liste ispirate a quello schema».

Che partito deve essere il Pd?

«Bisogna chiedersi prima di tutto di che partito c’è bisogno. Io credo sia necessario lavorare ad un Pd che tenga insieme iscritti e elettori, una comunità democratica più vasta di quella che frequenta i circoli, che si apra ai giovani, che sappia ascoltare e affrontare le nuove sfide. Dobbiamo smetterla di litigare al nostro interno, uscire da circoli e palazzi, non essere autoreferenziali e lavorare a un progetto».

Perché, secondo lei, il M5s pur non governando bene come sta accadendo a Roma, cresce nei sondaggi?

«Perché non ha mai governato il Paese. Può lucrare sul rancore, sulla rabbia di molti, ottenendo un facile consenso e pagando poco il prezzo per il malgoverno delle città dove amministra, che non sono tante. Ecco perché spetta a noi invertire la tendenza, tornare in mezzo alla gente e spiegare cosa si è fatto e cosa si intende fare. Loro lanciano slogan, noi stiamo lavorando ad un programma per il futuro del Paese».

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