Agli Uffizi non più file lunghe chilometri

Dal giornale
ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

Parla il direttore Eike Schmidt. “La burocrazia? Il ministero ha creato un ‘help desk’ per noi nuovi responsabili, ma a Firenze facciamo in casa”

Davanti a Giotto, Botticelli, Leonardo, Michelangelo e Tiziano, negli Uffizi costruiti dal Vasari nel secondo Cinquecento, ora controlla lo stato dell’arte il neo direttore Eike Schmidt. Nato 47 anni fa a Friburgo, in Germania, storico dell’arte, ha lavorato al Minneapolis Institute of Arts, alla National Gallery of Arts di Washington, al Paul Getty Museum di Los Angeles, alla casa d’aste Sotheby’s a Londra, ha studiato e frequentato molto Firenze. È uno dei venti nominati ad agosto dal ministro per i Beni culturali Dario Franceschini alla guida di altrettanti musei. Inserito nella fascia dei sette “supermusei” con uno stipendio da 145mila euro lordi l’anno, insieme al complesso di Palazzo Pitti Schmidt ha in carico la raccolta statale italiana più visitata con un milione e 936 mila ingressi nel 2014 superando, in proporzione alla superficie espositiva, perfino il capofila della classifica mondiale, il Louvre. Infatti il direttore ha il problema opposto al dover incrementare gli ingressi.

Schmidt, lei ha definito inaccettabili le lunghe code davanti alla Galleria e ha detto che le abbatterà. Come?

– Vorrei chiarire: non prometto “basta code”. Qui è il problema più grande ma non è nemmeno augurabile non avere nessuna fila: anche i musei internazionali hanno piccole code. Ma non chilometriche che mettono il visitatore a disagio prima della visita. Con la squadra tecnica ne abbiamo analizzato le cause e rilevato una dozzina di punti in cui si creano colli di bottiglia: alcuni sono di natura amministrativa, altri tecnologica, e c’è da considerare che siamo sempre un cantiere per i Grandi Uffizi con un numero massimo di persone che possiamo ammettere nei nostri spazi

Tra i fattori critici il museo ha il bagarinaggio di biglietti che si verifica nel piazzale.

– Va assolutamente eliminato.  La bigliettazione elettronica aiuta ma non basta e grazie all’informatica possiamo migliorare la situazione. Un’altra strada è logistica e amministrativa, la terza è architettonica: mi sono attivato in tutte e tre le direzioni. Per quella informatica stiamo studiando quali sistemi mettere a frutto nel modo miglio
re e faremo una gara o, se li affideremo a una struttura pubblica, un accordo.

Come si muove davanti alla burocrazia italiana? E nei rapporti con i sindacati? Tanti hanno previsto per voi neodirettori forti difficoltà perché non conoscete la “macchina”.

– Qui non è peggio di altri paesi in cui ho lavorato, è diversa. Sto imparando pratiche che non conoscevo, alcune sono perfino più funzionali. Poi ci sono processi  esterni su cui non ho nessun controllo, per esempio il personale che dipende dal ministero. Anche con i sindacati è diverso: averne un certo numero può essere positivo o negativo, dà voce a più voci.

Il ministero ha creato un “help desk” a Roma per aiutare voi neo direttori ad affrontare ostacoli e problemi nel lavoro amministrativo e burocratico di cui non siete esperti. 

– È una formula nuova per un’assistenza che c’è sempre stata. Prima esisteva un corso di formazione e si andava una volta a settimana a Bologna o a Roma, ora è più veloce e si parte dal problema specifico. È come a scuola: è meglio imparare prima la grammatica e poi le parole oppure avere una conoscenza base della lingua e poi analizzare la grammatica? L’help desk segue il secondo modello: si parte da problemi concreti per intervenire subito. Agli Uffizi però è diverso da altri musei privi di un direttore amministrativo e di cui hanno molto bisogno: più fortunati di altri, abbiamo una struttura ereditata dall’ex-Polo museale e quindi rispondiamo a molte domande in casa o dal vicino di casa, il Polo museale regionale della Toscana.

Dopo i fatti di Parigi avete elevato il livello di controllo con metal detector?

– Dalla mattina successiva a quei tragici fatti con la squadra tecnica abbiamo fatto sopralluoghi sistematici per vedere eventuali punti di debolezza, pure se agli Uffizi il grado di sicurezza era già molto buono. Entrai alla National Gallery di Washington cinque settimane prima dell’11 settembre e vidi quali misure aveva preso. Con questa nostra esperienza credo si possa migliorare la situazione: ho individuato alcuni punti deboli che certo non divulgo e abbiamo già preso provvedimenti immediati con architetti, ingegneri e i carabinieri. I metal detector sono l’intervento più visibile. Ma bisogna garantire la sicurezza rispettando la privacy delle persone nei parametri definiti dalla legge.

Lei ha preso il posto di Antonio Natali, che poi ha voluto al suo fianco. L’ex direttore ha fatto moltissimo per gli Uffizi, per esempio con mostre molto apprezzate. È nel comitato scientifico?

– Natali è allo stesso livello di prima ma non può essere nel comitato scientifico perché è nella struttura amministrativa. Per le mostre continuiamo con la medesima impostazione: spettacolari e di peso scientifico. Sono state sospese per un periodo, non cancellate, le ho riattivate subito e lavoriamo già per quella natalizia dei “Mai visti”, con opere da collezioni nostre e locali: sarà sulla figura di Ercole a Firenze e aprirà fra tre settimane.

In città si discute sul costo dei biglietti dei musei: ritiene giusti 12 euro per gli Uffizi?

– Intanto, come tutti i musei statali, abbiamo la prima domenica gratis, poi il prezzo varia tra 8 e 12,50 euro: dipende se c’è una grande mostra o meno e dagli accordi con gli organizzatori delle esposizioni. Quanto a un ingresso gratuito, c’è un grande rischio di valutazione: il museo di Minneapolis ha raddoppiato i visitatori da 300mila a 600mila all’anno e lì era un discorso anche sociale. Uffizi gratuiti? Forse in futuro. Le spese vanno comunque pagate e, se si agisse come si fa adesso, cioè con fondi dello Stato, sarebbe l’operaio o lo studente italiano a pagare il biglietto al turista.

Lei è stato nominato dal ministro Dario Franceschini. Si sente libero di decidere?

– Ogni decisione va sempre presa raccogliendo tutte le informazioni a prescindere da chi ha nominato chi. È chiaro che per le scelte strategiche sarebbe sbagliato non sentire il ministero e il ministro, così come ritengo importantissimo essere in stretto contatto con il Comune e con il sindaco di Firenze.

 

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