“Affari, ma anche impegno sociale. Cosa abbiamo fatto in Sud America con Renzi”

Economia
Licia Mattioli Pres. Unione Industriale Torino durante la conferenza stampa sulle previsioni delle imprese torinesi sull'andamento dell'economia locale per il terzo trimestre 2015 presso Unione Indutsriale, Torino, 30 Giugno 2015 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Licia Mattioli, responsabile di Confindustria per l’internazionalizzazione, spiega perché per le imprese italiane sono importanti le missioni internazionali “sponsorizzate” dal governo

“I nostri imprenditori sono molto contenti, vedono che finalmente c’è un Paese che crede in loro”. Licia Mattioli , oltre a presiedere l’Unione industriali di Torino, è la responsabile del comitato tecnico per l’internazionalizzazione e gli investitori esteri di Confindustria e, rientrata da poco in Italia dopo aver partecipato alla missione internazionale guidata dal premier Matteo Renzi in America Latina, ha accettato di spiegare a Unità.tv l’importanza di esperienze come questa. “Sono molto orgogliosa di quello che ho visto – ci tiene a sottolineare – ho potuto verificare in prima persona la forza degli imprenditori italiani, che dall’altra parte del mondo realizzano le loro attività, ma sono anche molto impegnate sul piano sociale”.

Qual è l’interesse delle nostre imprese ad aprire un rapporto con i Paesi sudamericani che avete visitato?
Noi siamo già molto presenti in quei luoghi, soprattutto nel settore energetico, anche se dall’Italia si vede poco. Per questo, la missione che abbiamo svolto è stata soprattutto di consolidamento. Ad esempio, l’Enel in Sud America ha non solo i propri impianti, ma anche una presenza molto forte nel sociale: in Colombia si è impegnato nella riforestazione, nella realizzazione di un villaggio per 400 persone che non avevano un’abitazione vera e propria, nella costruzione del viadotto più grande del Paese. Poi grandi imprese come Ansaldo-Breda e Impregilo sono attive nel settore delle infrastrutture, mentre altre operano in altri settori come l’acquisto della frutta o, ad esempio, la fornitura dei mobili per gli alberghi a 5 stelle di Cuba.

Come si svolgono concretamente le vostre giornate in occasione di queste missioni internazionali?
Ci sono appuntamenti che condividiamo con il presidente del Consiglio, ad esempio il pranzo che abbiamo avuto con il presidente colombiano o la partecipazione ai business forum con i massimi rappresentanti istituzionali dei due paesi coinvolti. In questi incontri, per noi è molto importante avere nella nostra interlocuzione con le istituzioni e le imprese locali l’appoggio diretto del governo, testimoniato dalla presenza fisica del premier.

Prima di partire, come preparate queste missioni?
Inviamo una sorta di curriculum di presentazione delle nostre imprese che parteciperanno al viaggio, cosicché una volta arrivati possiamo incontrare già le aziende locali eventualmente interessate a una partnership, per costruire relazioni, ma anche per firmare accordi già preparati. Ad esempio, in Colombia l’Anas ha sottoscritto con la locale Sena un’intesa per la formazione degli addetti alla costruzione di infrastrutture, ma anche Illy si è impegnata nella formazione dei locali produttori dei caffè, dando attuazione anche a un principio contenuto nella Carta di Milano sottoscritta a Expo.

Anche alla luce di esperienze come queste, come si può definire oggi la “italianità” di un’impresa?
Le caratteristiche di un’impresa italiana stanno nel suo Dna. Quando sei nato e cresciuto in un Paese, ti porti dietro per tutta la vita una cultura che non ti abbandona ovunque vai. Il made in Italy è un carattere universale. Certo, poi alcune cose fatte qui vengono meglio. In un settore come quello mio dei gioielli, ad esempio, c’è bisogno di un certo tipo di lavorazione, che risente di un’esperienza che ha una lunga storia.

L’Istat ha certificato un aumento nella fiducia delle imprese. Crede che nel 2016 potrà consolidarsi finalmente la crescita economica del nostro Paese?
Abbiamo certamente invertito la tendenza, lo vediamo anche dai nostri studi. Da parecchi trimestri ormai c’è una maggiore fiducia e quando riparte la fiducia, ripartono anche gli investimenti e i progetti che erano rimasti bloccati a causa dell’incertezza nel futuro. Questo, combinato con l’internazionalizzazione delle nostre imprese di cui abbiamo parlato, può certamente spingere in alto la ripresa.

Come valuta la legge di stabilità varata dal governo?
Ci sono elementi di grande positività, a partire dal provvedimento sugli imbullonati e dal taglio dell’Ires, che spero si possa concretizzare già a partire dal 2016. Mi piacerebbe vedere un po’ di impegno in più sulla ricerca, che per noi è fondamentale, e sulle infrastrutture. Ma tutto sommato, il mio giudizio è positivo.

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