“Adesso la priorità in Libia è ricostituire un esercito nazionale”. Parla Emma Bonino

Libia
Roma 01/04/2015, il Partito Democratico presente alcune iniziative di sostegno alla Tunisia. Nella foto Emma Bonino

L’ex ministro a Unità.Tv: “L’intervento militare? Lo decideranno i libici”

Il sostegno al governo libico di unità nazionale cresce giorno dopo giorno. E quel governo guidato da Fayez Al Serraj, frutto di una complessa rete di operazioni politiche e diplomatiche, sembra ormai rappresentare l’unica speranza per il futuro libico e per l’intera regione. Ma la strada da percorrere per tornare a parlare di pace e stabilità è ancora lunga. Quali saranno i prossimi passi? Quali le conseguenze sulla lotta al terrorismo? Ne abbiamo parlato con Emma Bonino, leader storica Radicale e già ministra degli Esteri.

Presidente Bonino, Fayez Serraj si sta imponendo come premier dell’unico governo legittimo, il suo sostegno cresce, molti comuni libici lo appoggiano e nel frattempo il premier ribelle ha lasciato Tripoli. Siamo a una svolta decisiva?
C’è da augurarselo, anche se la situazione mi sembra ancora troppo fragile. Spero che questa fase regga e che le pressioni diplomatiche, in particolare su Tobruk e sul generale Haftar possano dare dei risultati. Bisogna agire con prudenza e usare le pressioni adeguate. È un percorso che va accompagnato, sostenuto e appoggiato per quanto possibile, senza tuttavia dare l’impressione di un governo imposto dall’esterno e dall’occidente. Anche perché per molto tempo (qualcuno lo sostiene ancora oggi) l’accordo nato prematuramente a dicembre è sembrato un accordo appoggiato solo dall’occidente e poco gradito sul territorio libico. Per fortuna nel corso di questi mesi si è cercato di allargare il sostegno in loco. Oggi immagino che tutte le capitali siano all’opera per allargare ancora di più la base di quell’accordo.

Questo governo dovrà rimettere in moto una macchina ferma ormai da parecchio tempo, tormentata da moltissime faide interne. Secondo lei potrà essere da subito un interlocutore credibile o dovrà passare del tempo?
È chiaro che dovrà passare un periodo di assestamento anche perché non dobbiamo dimenticare che in Libia ci sono 240mila combattenti, gli ultimi dati parlano di 240 milizie e di 140 tribù. Sono cifre su cui riflettere per comprendere il caos in cui si è frantumato il territorio. Tra l’altro bisognerà vedere come procederà il governo libico, visto che ho sentito parlare anche di altri progetti, come ad esempio una tripartizione della Libia in tre regioni. Un’ipotesi che reputo disastrosa: si tratterebbe di mettere tre Paesi armati l’uno contro l’altro, per sempre.

Quale sarà il principale compito di questo governo per riportare ordine nel caos libico?
La priorità in assoluto deve essere la ricostituzione di un esercito e di una polizia nazionale. È proprio il controllo legittimo del territorio la condizione per far funzionare tutto il resto e per far riprendere tutta la parte economica. E questo vale anche per eventuali appoggi internazionali se mai saranno richiesti.

A proposito di appoggi internazionali. Come valuta l’opzione dell’intervento militare alla luce dei recenti sviluppi? Da una parte ci sono le spinte belliche di Londra e Parigi, dall’altra l’Italia che parla di prudenza e buon senso.
Le mie resistenze a interventi militari, si sa, sono gigantesche. Non sappiamo mai come si entra, come si esce e quanti danni si fanno. Ma proprio per essere più accettati dagli stessi libici è bene che le decisioni in questo senso le prenda il nuovo governo di unità nazionale.

Quanti sono i migranti pronti a partire dalla Libia? E sempre su questo tema, quali sviluppi può avere il cambiamento che sta avvenendo a Tripoli nei rapporti con l’Italia?
Il ministro Francese ha parlato di 800 mila rifugiati o migranti economici bloccati in Libia, una cifra che in seguito il portavoce del governo libico ha giudicato esagerata. Ma è chiaro che stiamo parlando di qualche centinaia di migliaia di persone, bloccate lì, in condizioni che immagino disastrose. Questo sarà sicuramente uno degli elementi che la Libia vorrà negoziare.

C’è poi il discorso sulla lotta al terrorismo. Serraj è arrivato a Tripoli dicendo “uniamoci contro l’Is”. Che ruolo strategico avrà nella lotta contro Daesh?
Questo dipende dalle valutazioni che si fanno sulla forza reale di Daesh a Sirte e, soprattutto, dipenderà dalla reazione di Daesh a quello che sta accadendo. Per ora, però, mi concentrerei più sulla stabilità del governo. Non metterei troppo il carro davanti ai buoi perché la situazione mi sembra ancora di grandissima fragilità.

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