Voucher, utili o dannosi? Taddei: “Faranno emergere il sommerso”

Economia
istat-lavoro

L’utilizzo dei ticket per il lavoro è sempre più frequente. L’esecutivo non mette in discussione la validità dello strumento in sé ma l’uso sbagliato che se ne fa

Prosegue il dibattito sullo strumento che molti osservatori ravvisano ormai come la nuova forma di precarietà del lavoro. Parliamo dei cosiddetti voucher, i buoni da 10 euro nominali (7,5 euro netti) con cui spesso viene pagata un’ora di lavoro. Oggi il suo utilizzo sta diventando sempre più frequente rispetto all’idea iniziale dello strumento, pensato nel 2003 da Marco Biagi, di utilizzare i buoni solo per piccoli lavoretti di tipo occasionale per cui solitamente non si fa un contratto e dove il nero è la regola (come ad esempio assistenza e cura di anziani).

Secondo i recenti dati diffusi dall’Inps, gli individui pagati con i ticket sono circa 1,4 milioni e in un solo anno, nel 2015, il ricorso ai voucher è cresciuto del 66%. Un dato che allarma sempre di più gli addetti ai lavori e, soprattutto, preoccupa i sindacati. La leader della Cgil Susanna Camusso li considera una nuova forma di precarietà che, se possibile, è peggio di quelle precedenti. E c’è chi pensa possano sostituire quasi definitivamente i contratti part time oltre che aumentare il sommerso.

Ma il problema, assicura il governo, è arginarne l’utilizzo sbagliato, non limitarne l’uso. Ecco perché il ministro Poletti ha dichiarato di avere l’intenzione di tracciarne l’utilizzo. L’esecutivo, infatti, non mette in discussione la validità dello strumento in sé, nato con l’obiettivo di far emergere il lavoro nero, ma l’uso sbagliato che se ne fa. Ed ecco perché, tramite una nuova misura, il governo cercherà di prevenire le varie irregolarità e aggiramenti della norma.

D’altra parte, fa notare in un’intervista alla Repubblica il responsabile Economia e Lavoro del Partito democratico, Filippo Taddei, i voucher esistono in Germania, Austria, Belgio e anche in Francia. “Per contrastarne l’uso sbagliato – sottolinea Taddei – non va cambiata la legge, ma introdotta la tracciabilità per impedire che il datore di lavoro possa denunciare meno ore di quelle lavorate dal cosiddetto voucherista”.

L’impostazione dell’esecutivo vede in parte anche l’apprezzamento di chi, nel 2007, era riuscito nei panni di ministro del Lavoro a trovare per la prima volta l’applicazione pratica dei voucher, ovvero Cesare Damiano. Anche se per il presidente della commissione Lavoro alla Camera, la tracciabilità ipotizzata dal governo è importante, ma non abbastanza. Tanto che il deputato dem ha presentato una sua proposta di legge proprio per provare a “tornare al principio della occasionalità previsto da Biagi ripristinando le casistiche di origine”. E dello stesso avviso è anche il leader della minoranza dem Gianni Cuperlo secondo il quale, nel breve, bisognerebbe ricondurre l’utilizzo del voucher alla sua natura originale “limitandone il ricorso ai soli lavori occasionali e accessori”.

A ogni modo, il responsabile Lavoro del Pd, nella sua intervista, insiste nel rivendicare l’idea su cui si basa l’esecutivo: “Oggi stiamo probabilmente riassorbendo molto più lavoro nero che in passato. Tornare indietro rischia di perdere alcune categorie. L’emersione del sommerso per noi è cruciale e i voucher restano un importante incentivo per l’emersione del lavoro nero”.

 

Vedi anche

Altri articoli