Voucher e appalti. Ecco su cosa si voterà al prossimo referendum

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I dettagli dei quesiti ammessi dalla Corte Costituzionale

Dopo la pronuncia della Corte Costituzionale di non ammettere il referendum sull’articolo 18, il dibattito si concentrerà sugli altri due quesiti referendari che hanno ottenuto il ‘via libera’ della Consulta: la cancellazione dei voucher e la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti.

I cittadini, secondo l’attuale legge sui referendum, saranno chiamati alle urne in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Salvo eventuali elezioni anticipate che, sempre secondo le regole vigenti, congelerebbero di un anno la consultazione popolare.

Ma su cosa saranno chiamati a votare i cittadini? Di cosa parlano nel merito i due quesiti ammessi oggi dalla Corte Costituzionale?

Voucher: cancellazione del lavoro accessorio

Il quesito sui voucher chiede l’abrogazione delle disposizioni sul lavoro accessorio contenute nel Jobs act. “Nessun correttivo, ma il coraggio di azzerarli” chiede la leader della Cgil, Susanna Camusso. “Abbiamo sentito il presidente del consiglio parlare di correttivi, ma i voucher sono uno strumento malato – ha affermato nella conferenza stampa a seguito della decisione della Consulta -, bisogna avere il coraggio di azzerare una cosa che promette solo malattia”.

La Cgil sottolinea che il 2015 ha visto un boom dell’utilizzo dei voucher, i buoni utilizzati come sistema di pagamento per il lavoro occasionale di tipo accessorio, creati per cercare di regolarizzare le piccoli mansioni pagate da sempre in nero. Spiega il sindacato: “Sempre più spesso attraverso l’utilizzo dei voucher il lavoratore accetta impieghi barattati al ribasso e vede azzerati i propri diritti con una risibile contribuzione ai fini previdenziali. Vogliamo cancellare i voucher perché non combattono il lavoro nero. Anzi, il loro abuso determina una sommersione anziché un’emersione del lavoro nero e irregolare”.

Reintroduzione della piena responsabilità solidale 

In questo caso si richiede invece l’abrogazione di parte dell’art. 29 della Legge Biagi. Il quesito praticamente chiede che ci sia un’uguale responsabilità, in tutto e per tutto (responsabilità solidale), tra appaltatore e appaltante nei confronti di tutto ciò che succede nei rapporti di lavoro. La Cgil spiega che l’abrogazione delle norme che limitano la responsabilità solidale degli appalti è un modo per difendere i diritti dei lavoratori occupati negli appalti e sub appalti coinvolti in processi di esternalizzazione, assicurando loro tutela dell’occupazione nei casi di cambi d’appalto e contrastando le pratiche di concorrenza sleale assunte da imprese non rispettose del dettato formativo.

L’obiettivo è rendere il regime di responsabilità solidale omogeneo e applicabile in favore di tutti i lavoratori a prescindere dal loro rapporto con il datore di lavoro. Spiega il sindacato: “Ripristiniamo la responsabilità in solido tra appaltante e appaltatore, garantiamo la stessa dignità a tutti i soggetti che, direttamente o indirettamente, contribuiscono alla crescita aziendale”.

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