La carica dei volontari per strappare l’ultimo voto

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A New York i comitati democrats diventano call center per gli stati in bilico. E nell’ultima sera a Philadelphia Bruce Springsteen e Barak Obama lanciano Hillary presidente

NEW YORK – Jeff è un signore alto e distinto, giacca in tweed e sciarpa cammello, che passeggia sulla Broadway angolo con la 103. Tiene appoggiato sulla spalla un cartello alto e perentorio: “Hillary for Prison”. Peccato che Jeff vada su e giù lungo i trenta metri del marciapiede dove affacciano il comitato autonomo Clinton- Kaine dell’Upper Eastside, che ha deciso di appoggiare Hillary. E peccato che negli stessi trenta metri Madaleine, ineffabile, si consumi issando ben altri cartelli: “When they go low/ we go high/ vote for Hillary/ I’m with her”.

Cartoline dalla capitale globale sul voto presidenziale americano. Perché se è vero che lo stato di New York non dovrebbe portare sorprese alla candidata democrat, è qui, nella Grande Mela, che entrambi i competitor celebreranno vittoria o sconfitta. E si giocano la Casa Bianca, quasi come nel Duemila (Gore vs. Bush jr.), porta a porta fino all’ultimo voto. The Donald ha scelto come sede l’Hilton Midtown, l’albergo sulla Avenue of Americas a dieci minuti dalla familiare ma troppo piccola Trump Tower. Hillary ha fatto le cose in grande e ha prenotato il Jacob K. Javits Convention Center, incastonato tra l’Hudson, l’imbocco del Lincoln Tunnel, l’undicesima avenue e la trentaquattresima. È il più grande centro congressi negli USA, inaugurato tra molte polemiche nel 1986 e successivamente spesso contestato anche ultima per aver avuto, nelle fase di costruzione, famiglie di Cosa Nostra tra gli sponsor. Non solo: è proprio da New York che in queste ore si conziona il destino di molti swinging States, gli Stati “indecisi”.

The Donald ha poca struttura dietro di sé (lo ha rivendicato ieri sera chiudendo il meeting a Sarasota: “Comunque vada, per noi è stato un successo, e io ne sono orgoglioso”) e affida tutto il rush finale soprattutto alla sua vorticosa presenza – e della moglie Melania – tra Florida, Michigan e Pennsylvania. Hillary non si risparmia i comizi, anche lei negli stessi stati toss-up. Ma in più, dalla sua, ha la forza di centinaia di comitati e migliaia di volontari. Perché alla fine sarà il metodo più antico del mondo – il porta a porta – a decidere la Casa Bianca dopo una campagna dura e becera. Tra hacker russi, amanti segrete e mail clandestine.

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Il signore si chiama Jeff e fa il disturbatore. Con il suo cartello "Hillary for Prison" gira i comitati della grande mela nel tentativo di offuscare i fan di Hillary

La carica dei volontari

Basta andare sul sito Hillaryclinton.com con nome, cognome, email e zip code dell’area di residenza negli States e compaiono decine di indirizzi dove andare per rendersi utili. Viene fuori che New York è una gigantesca cabina di regia che opera in tutti gli States: la maggior parte dei comitati sono call center che chiamano nei vari stati a nome dei comitati locali. Su nel Bronx, ormai di giorno un sobborgo totalmente recuperato, al Ben Franklin Democratic Club (304 West 231 Street) la giornata è dedicata a fare telefonate nei “battleground States”, quelli della battaglia finale, gli Stati in bilico che decideranno la Casa Bianca. Dalle 10 alle 12 tocca alla Pennsylvania. Dalle 12 alle 15 alla Florida. E poi Ohio e Wisconsin, fino alla sera alle 21.

È tutto un incastro di fusi orari. Jennifer Woolwich (video) è la coordinatrice (volontaria pure lei). Accoglie i volontari, li fa firmare, assegna loro un pc e un cellulare e li mette a lavorare. Sono tutti veterani, sanno cosa fare. Rose, afroamericana con la t-shirt “Nurse for Hillary” entra di corsa, ha solo un’ora tra la spesa e il figlio a scuola: “Give me some number.s..”.

Quassù nel Bronx molti sono di casa al comitato Ben Franklin. “Abbiamo una media di quaranta volontari al giorno, età media 40 anni, che si danno il turno, di più non ci stiamo” dice Jennifer mostrando la sala lunga e stretta. È interessante il metodo, condizionato dal “nostro IT system”, come lo chiama Jennifer. Un unico server collegato con le sedi democrats dei singoli Stati fornisce i numeri di telefono di persone che si sono registrate a votare alle ultime presidenziali. Ad ogni volontario vengono consegnati due fogli A4, uno contiene i numeri di telefono, l’altro più o meno come approcciare la persone contattate. Ma poi ognuno va per la sua strada Oggi, qui dal Bronx chiamano tutti a nome del “Florida Democratic Party”. Hillary, 44 anni, costretta in carrozzina, è andata a segno due volte in due ore. “A quest’ora trovo poca gente in casa, per oggi mi accontento” dice andando via. Va meglio ad altri.

Ross, 25 anni, laurea in Scienze politiche, è lo staff manager del gruppo. Viene da Memphis e alla fine di questa maratona lo aspetta un colloquio con l’Hillary’s Campaign Staff. La speranza è un posto di lavoro. “Siamo all’opera da oltre un anno – dice orgogliosa Jennifer – e si è creata una comunità mista di afroamericani, ebrei, latinos, irlandesi, est europei e giamaicaini che si è stretta intorno al pericolo di vedere un tipo come The Donald alla Casa Bianca, uno che mette insieme l’odio per gli immigrati alle amicizie nel KKK (Ku Klux Klan, ndr)”. Una comunità che l’altra sera ha festeggiato il compleanno di Ross con dolci di vari paesi e cucine.

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Il comitato a sostegno di Hillary Clinton nel Bronx

Telefono, sms, a piedi

Al Comitato Clinton-Kaine sulla Broadway i tavoli sono divisi tra telefonate e texting, cioè invio di sms e WhatsApp. Il criterio è lo stesso, l’ambiente un po’ più arioso del Bronx. Più si scende lungo Manhattan e più la faccenda volontari diventa quasi glamour. Qui è in azione il disturbatore Jeff. Arrivano babbi con figlie appena ritirate da scuola e quando cala la sera il porta a porta lascia il marciapiede per entrare nello Starbucks lì davanti. Alle otto del mattino in Union square si sono dati appuntamento per partire sui bus e raggiungere Lehigh Valley, in Pennsylvania, stato in bilico, e ingaggiare fino a sera un serrato porta a porta. “Portare scarpe comode” è scritto sul cartello affisso alla sede. Il Bronx Community Democratic headquarter di Eastchester road porta i volontari a battere a tappeto e a piedi il Queens “per convincere tutti ad andare a votare”. Certo, qualche insulto se lo prendono ma pare che tutto avvenga in modo abbastanza civile.
Continueranno oggi, a seggi aperti, mentre ci saranno già le code. Negli Stati Uniti non è previsto silenzio elettorale. I volontari sanno cosa deve succedere per portare Hillary alla Casa Bianca: bisogna confermare Pennsylvania, Michigan e Wisconsin. Poi bastano Florida, oppure North Carolina o Ohio. A quel punto scatta il magic number. I 270 grandi elettori necessari per vincere.

L’assist di The Boss. La forza di Michelle e Barak

Anche oggi, come ieri, tutte le telefonate insisteranno in questi stati. Numero dopo numero, voto dopo voto. Fino a chiusura dei seggi. E anche se, va detto, nell’ultima sera il concerto di Bruce Springsteen a Philadelpia può aver dato una grande mano a Hillary. The boss, da solo con la sua chitarra, ha trasformato “Long walk on Home” nella preghiera post voto, ” per un paese dove immigrati e nativi vivono insieme per risolvere i problemi in modo ragionevole”. Poi ha ceduto il palco a Chelsea, Bill e Hillary Clinton. A Michelle e Barak Obama. Che ha fatto uno dei suoi discorsi più belli.

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