Volkswagen: cosa è successo, chi può guadagnarci e come

Economia
epa04943429 A damaged Volkswagen car stands on the grounds of a scrap merchant in Hanover, Germany, 22 September 2015. German carmaker Volkswagen on 21 September 2015 issues a profit warning for the third quarter in the wake of the scandal surrounding manipulated exhaust tests in the US. Some 11 million cars worldwide are affected by the emissions-cheating software, Volkswagen said.  EPA/JULIAN STRATENSCHULTE

Il gruppo tedesco affonda in Borsa. Quali sono le conseguenze e qual è il futuro delle concorrenti

Uno scandalo gigantesco che non accenna a placarsi: il trucco antismog della Volksfagen coinvolge 11 milioni di auto. Simbolo del potere economico e dell’efficienza tedesca, l’inganno della casa automobilistica di Wolfsburg tira in ballo anche la reputazione di un sistema paese, quello tedesco. Soprattutto dopo la notizia riportata da ‘Die Welt’ secondo cui Berlino era a conoscenza della manipolazione dei controlli dei gas di scarico.

In cosa consiste la truffa
Si tratta di un software installato (fin dal 2009) sulle centraline di tutti i motori diesel Audi e Volkswagen venduti negli Usa. In pratica un chip della centralina riconosceva quando erano in corso misurazioni di emissioni nocive e, in automatico, riduceva le prestazioni del motore, abbassando i parametri che altrimenti sarebbero risultati fino a quaranta volte superiori ai valori minimi consentiti. Un vero e proprio inganno che negli Usa prende i connotati penali: la Volkswagen rischia ora una pena pecuniaria pari a 37.500 dollari per vettura, per un totale di oltre 18 miliardi. Non solo, negli Stati Uniti si comincia anche a parlare di class action.

 

Quali sono le conseguenze
Il colosso delle auto vede seriamente minata  la sua corsa inarrestabile verso la leadership mondiale delle quattro ruote. L’Unione europea sta valutando molto seriamente la questione e dalla Francia parte la richiesta di un’indagine a tappeto su tutti i costruttori. Anche in Corea sono stati annunciati controlli sulle vetture e i modelli sotto la lente sono gli stessi degli Stati Uniti: Volkswagen Jetta, Golf e Audi AG A3 sedan. Una brutta notizia visto che le vendite in Asia coprono ormai il 40% del totale, con la Cina a fare da mercato principale. E dopo Seul, anche l’Australia vuole sapere se i veicoli venduti nel Paese siano equipaggiati con il software “civetta” scoperto negli Stati Uniti.

 

La reazione delle borse
La risposta degli investitori allo scandalo Volkswagen è a dir poco spaventosa. Il titolo del gruppo automobilistico continua a perdere pesantemente terreno e dopo il crollo di ieri del 20% arriva a lasciare sul terreno un altro 19%. Oltre al salasso di 18 miliardi, infatti, si comincia a parlare di una class action che potrebbe addirittura raggiungere la mastodontica cifra di 275 miliardi di dollari.

Così, nel giro di due giorni, il costo per i soci del colosso automobilistico ammonta a oltre 20 miliardi.

Il crollo fa sbandare i listini europei che perdono tutti oltre il 3% colpiti dalle vendite sul settore auto. È proprio l’intero comparto dell’automotive infatti a soffrire: d’altronde in questi casi, si sa, è la speculazione a farla da padrona, puntando sull’incertezza e sui timori che lo scandalo possa coinvolgere anche altre case automobilistiche.

 

Il futuro delle concorrenti
Tuttavia, nel medio termine, se le concorrenti della Volkswagen dimostrassero di non essere coinvolte nella truffa uscendone ‘pulite’ potrebbero di fatto riconquistare le attraenti fette di mercato lasciate dal gruppo tedesco. E già la divisione americana di Fiat Chrysler Automobiles prova a rassicurare gli investitori specificando di “non usare il defeat devices”, il software incriminato a Volkswagen. In una nota, infatti, il gruppo spiega di “lavorare da vicino e continuamente con l’Epa (l’Agenzia per la protezione ambientale) e CARB (il California Air Resources Board, ndr) per garantire che i suoi veicoli siano rispettosi di tutti i requisiti richiesti”.

La posta in gioco, non solo per Fca, è davvero alta.

Vedi anche

Altri articoli