Vita e morte della tassa sulla prima casa. Oggi il funerale della Tasi

Tasse
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Arriva l’abolizione delle tasse sulla prima casa, la rottura di una tela fatta di sigle e acronimi (negli ultimi anni sempre più vischiosa) che prova a ridare certezza a milioni di proprietari immobiliari.

C’era una volta il Far west dell’imposta sulla prima casa. Un susseguirsi tragicomico di sigle su sigle, acronimi evocanti figure mitologiche che per ben dieci anni hanno vessato milioni di contribuenti. Da oggi tutto questo non c’è più. Niente più saldi o acconti per 26 milioni di contribuenti, niente più guide tortuose su come fare calcoli di pagamento. Il “funerale” di Imu e Tasi sulla prima casa, come lo ha definito più volte il premier Matteo Renzi, alla fine è arrivato. Un passo in avanti verso la semplificazione fiscale e verso l’attuazione di quella strategia – quella “rivoluzione copernicana” del fisco annunciata dal presidente del Consiglio – finalizzata a ridurre le tasse attraverso un piano triennale (il 2017 e il 2018 saranno dedicati a Ires e Irpef).

Come siamo arrivati a questa giornata? È il 3 aprile del 2006 quando si svolge l’ultimo faccia a faccia televisivo tra i due candidati a Palazzo Chigi quando Silvio Berlusconi, indietro nei sondaggi, si gioca a sorpresa la carta all’ultimo minuto: “Avete capito bene, aboliremo l’Ici sulle prime case”. Una promessa che non gli permette comunque di completare la rimonta elettorale. Vince Prodi che tuttavia, in uno degli ultimi atti di governo, propone un alleggerimento dell’imposta sulla prima casa, pari all’1,33 per mille. La totale abolizione viene poi riproposta da Berlusconi nella campagna del 2008 quando il centrodestra vince nettamente.

Poco dopo inizia a crescere una tela fatta di sigle e acronimi, negli ultimi anni sempre più vischiosa, che di fatto ha gettato nell’incertezza milioni di proprietari immobiliari. Quasi dieci anni di tormentone: da Ici a Imu e, infine, a Tasi. La ratio alla base della scelta del governo Renzi di eliminare la tassa sulla prima casa sta proprio qui, ovvero eliminare incertezze e ridare fiducia alle famiglie per rilanciare consumi e il settore edilizio.

Tornando alla cronistoria, nel 2008 Berlusconi fa saltare l’Ici in uno dei primi provvedimenti presi dal governo. La cosa non piace però ai Comuni, che lamentano difficoltà di cassa dovute ai ritardi dei trasferimenti dei fondi compensativi del mancato gettito. E così, per dotarli di entrate proprie, nasce l’Imposta municipale, pensata per accorpare in un’unica tassa l’imposta sul reddito delle persone fisiche e l’Ici, rimasta in vita dopo la cancellazione dell’imposta sulla prima casa. Così, nel marzo del 2011, il governo Berlusconi istituisce l’Imu solo per immobili diversi dall’abitazione principale stabilendone l’introduzione a partire dal 2014.

Poi arriva quel famoso novembre 2011, quando lo spread diventa uno dei vocaboli più utilizzati dai media e Berlusconi va a casa (anche) perché ha raggiunto quota 500. Il Sole 24 Ore titola “Fate presto” e il governo Monti, appena insediato, licenza il cosiddetto decreto Salva Italia anticipando l’entrata in vigore dell’Imu al 2012 anche alle prime case.

Cambia il governo e nel 2013 Letta cerca di cambiare l’Imu eliminando l’imposta sulle prime case. Mancano però le coperture e quindi emette un decreto di rinvio per l’acconto, promettendo una più ampia legge di riforma. Ad agosto di quell’anno si parla anche di una service tax che avrebbe dovuto comprendere Tari e Tasi. Il nome scelto (per fortuna per pochi giorni) è Taser. Ad agosto diventa Trise, una sigla che però ha vita breve: dopo nemmeno un mese si trasforma in Tuc. Che a propria volta diventa Iuc, l’insieme di Imu, Tasi (servizi indivisibili del comune) e Tari (tassa sui rifiuti, che sostituisce la precedente Tares). Successivamente nel gennaio 2014 si paga la mini-Imu (solo in alcuni Comuni) sulle prime case, ma il calcolo per il contribuente è tutt’altro che facile.

Oggi arriva la scelta dell’attuale governo che nella nuova legge di Stabilità scrive per sempre la parola fine al surreale balletto.

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