Virginia superstar a Palermo. Ma Grillo congela il nuovo assessore

M5S
La sindaca di Roma Virginia Raggi  arriva nel prato allestito per la seconda giornata di Italia 5 Stelle a Palermo per la Festa 5 Stelle, 25 settembre 2016.
ANSA/MICHELE NACCARI

Dalla Sindaca non una parola su Roma, preferisce parlare di Renzi. E dopo il vertice a tre con Grillo e Casaleggio jr. il nome di Tutino torna in forse

PALERMO – Virginia Raggi entra all’hotel Posta, a due passi dalla Vucciria, quartier generale dei vertici che hanno occupato tutte le stanze (22) pur di non avere intrusi, alle 10 e 39 quando inizia un vertice a tre con il nuovo leader e Casaleggio jr. Ne uscirà un paio d’ore dopo con un invito specifico: congelare la nomina del nuovo assessore al Bilancio Salvatore Tutino, ex magistrato della Corte dei Conti in pensione più volte indicato dai 5 Stelle come membro della casta.

“Virginia, aspetta. Decidi tu ma devi capire che non puoi procedere così – le avrebbe detto il leader – devi valutare e confrontarti”. Perché giusto stamani Grillo, possibilista circa il fatto di aver convinto il suo popolo di essere il mr Wolf dei 5 Stelle, la soluzione dei problemi, ha capito che non è così.

Roberto Fico, membro dell’ex Direttorio, ortodosso e fedelissimo di Beppe ma costretto all’ennesimo passo indietro rispetto ai prescelti Dibba e Di Maio, ha sparato a zero su Raggi e la sua ultima nomina. “Tutino – ha spiegato passeggiando tra gli stand della kermesse Italia 5 Stelle – è stato oggetto di numerose nostre interrogazioni parlamentari. Dico nostre perchè le abbiamo firmate in tanti, anche Di Battista e Ruocco. Lo abbiamo indicato come membro della casta perchè nel 2013 fu nominato consigliere della Corte dei Conti un attimo prima che entrasse in vigore la legge che metteva il tetto di 300 mila euro al cumulo di indennità e pensioni…”. In un’intervista a La Stampa ha aggiunto: “Mi auguro che un sindaco 5 Stelle legga i nostri atti parlamentari”.

Il risultato è che il nome di Tutino torna in forse. “Il nome del nuovo assessore al Bilancio? Arriverà presto – dice Raggi lasciando l’hotel – stiamo lavorando con assessori e consiglieri”.
Non c’è dubbio che Virginia Raggi sia la star della giornata (al netto dei soliti Di Maio e Di Battista che ormai si muovono scortati). Perché il popolo 5 stelle, nonostante “uno vale uno”e la rivendicata “orizzontalità”, passa la giornata soprattutto in cerca di volti famosi e relativi selfie.

Virginia arriva nel backstage direttamente  in auto per evitare la fatica del bagno di folla. Il popolo assiepato oltre le transenne, le grida: “Grazie di esistere, sei meravigliosa,non mollare, siamo tutti con te”. Lei, pantaloni scuri e maglietta bordeaux, saluta con la mano stile Jackie Kennedy. Poi le spiegano che il giro tra gli stand è necessario. Non può solo comparire sul palco.
Così verso le 14 Virginia inizia il suo tour tra i gazebo e il palco centrale. Sembra contenta, balla a braccia alzate mentre i gruppi musicali provano sul palco, concede selfie. “Grande Virginia, vai avanti che noi siamo con te” le gridano. È un popolo informato quello dei 5 Stelle. Colpisce che nessuno faccia domande sulla giunta, sull’assessora Muraro, sull’indagine che la coinvolge, sull’immobilismo della giunta capitolina. Il problema è che quando riescono a farsi avanti i giornalisti, vengono sommersi da insulti e sfottò. “Basta con queste domande, sempre le stesse. Lasciatela in pace”. Così i giornalisti Rai sono “tutti venduti” e gli altri sono “piranha”, spesso “falliti”. Le provocazioni sono continue. Non raccoglierle è faticoso.

La sindaca sale poi sul palco alle 16 e 18 minuti. Parla per tredici minuti. Intanto s’è messo a piovere e il grande prato si è svuotato. Ai resistenti sotto gli ombrelli, Virginia non dice praticamente nulla se non che lei “va avanti” e “non mollo”.  Non una parola su Roma e la sua giunta che non decolla. Preferisce parlare di Renzi. “La cosa vergognosa è che ci attacca, lui non ha rottamato nessuno. Noi invece abbiamo detto no alle Olimpiadi e con il no al referendum vedranno la loro fine”. Questa volta il discorso non le è stato preparato. Si sente. Anche gli attivisti mormorano: “Questa ragazza è stanca, non ne può più”.

La pioggia non aiuta. Il popolo 5 stelle cerca rifugio dove può. In alternativa abbandona prima del previsto il pratone. Eppure la scaletta prevede che Grillo salga nuovamente sul palco per fare la telefonata via Skype con Julian Assange. Il bilancio di questa due giorni non può che essere positivo, visto con gli occhi dei 5 Stelle: tanta gente anche se meno della metà dei 100 mila annunciati da Grillo; partecipazione, l’annuncio della Fase 2, Grillo che si ripiglia il Movimento “per guidarlo fino alla conquista del governo a suon di vaffa come ai vecchi tempi”. Arriverà (quando?) un nuovo regolamento e chissà se sapranno finalmente dare una risposta al povero Pizzarotti, il sindaco di Parma sospeso da tre mesi e neppure invitato alla kermesse.

La consegna finale è: unità, negare divisioni. Soprattutto sul caso Roma. “La scelte sulla sua giunta le fa la signora, sia chiaro” dice Grillo. Usa la parola “signora”, ben tre volte. Suona come una presa di distanza. Ma resta il problema nel Direttorio. Grosso come una casa. Di Maio e Di Battista, intervistati da Lucia Annunziata a “In mezz’ora” negano “personalismi, leaderismi: contano i programmi e le idee”. Danno ragione, quindi, a Roberto Fico e alla linea degli ortodossi che puntano  su orizzontalità e uno vale uno. “Contento che mi diano ragione” commenta Fico a fine giornata. “È importante che ogni tanto ci sia qualcuno che lo ricorda”.

La verità è scritta nella scaletta degli interventi dal palco sabato sera. Hanno chiuso, nell’ordine, Di Battista, Di Maio, Davide Casaleggio e Grillo. Una scelta precisa. Contraria al principio dell’orizzontalità. Il Movimento, ormai partito, è verticistico. E il sistema Rousseau, piattaforma con cui i cittadini scrivono le leggi e qui tra i gazebo più visitati, assomiglia all’oppio di questo popolo.

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