Ville e castelli, il dietrofront era già nella testa di Renzi

Legge di Stabilità
Italian Prime Minister Matteo Renzi speaks during a press conference with his Maltese counterpart Joseph Muscat (unseen) at Palazzo Medici Riccardi in Florence, Italy, 03 September 2015.
ANSA/ MAURIZIO DEGL INNOCENTI

Il premier ha voluto far passare inizialmente il passaggio dell’abolizione “per tutti e per sempre”, per poi svelare i dettagli già programmati

Ha colto un po’ tutti di sorpresa l’annuncio dato ieri sera da Matteo Renzi di non abolire la tassa sulla prima casa sui “castelli”, come scrive il premier nel suo post, ma anche su grandi ville e abitazioni signorili. Una novità – rispetto alle prime ipotesi – che non incide molto sul piano finanziario, dato che gli introiti previsti ammontano a circa 85 milioni, ma che ha una portata di natura politica.

È proprio il dato politico quello che a palazzo Chigi preme sottolineare. In questo senso, la “correzione” su ville e castelli non ha affatto colto di sorpresa chi ha lavorato a stretto contatto con il premier sulla legge di stabilità. L’intento iniziale era quello di far passare il messaggio che la tassa sulla prima casa non si paga più “per tutti e per sempre”. Raggiunto questo obiettivo, è stato poi possibile chiarire meglio i dettagli (già programmati), senza compromettere l’effetto raggiunto. Anzi, se possibile, incassando un valore aggiunto che deriva dal venire incontro a un senso comune diffuso (sul leitmotiv “non è possibile che i ‘ricconi’ siano esentati come chi ha solo un monolocale in periferia”), più che alle richieste della minoranza del Pd.

La quale ha già spiegato che ritiene comunque insufficiente la correzione, preferendo ampliare la platea dei proprietari costretti a pagare l’imposta fino a un terzo del totale. Troppo – sono convinti a palazzo Chigi – per non dare l’impressione che si tratti ancora una volta del solito taglio condito da troppi “se” e “ma”.

Renzi non ha mai nascosto la propria convinzione che dalla sinistra interna al Pd arriveranno sempre e comunque critiche e appunti all’operato suo e del governo e lo giudica in qualche modo inevitabile. Per questo, non si preoccupa tanto dell’atteggiamento tenuto da Speranza, Cuperlo e gli altri in questa fase, che appare peraltro nient’affatto barricadero. Altra cosa sono i toni di Pier Luigi Bersani o l’addio ormai dato per certo di Alfredo D’Attorre. Quello che interessa maggiormente a palazzo Chigi è che la manovra ormai marci per la sua strada, in parlamento come in Europa. E i commenti positivi che arrivano anche dagli osservatori internazionali non fanno altro che accrescere un clima di fiducia dentro e attorno al nostro Paese, per dare la spinta definitiva alla ripresa.

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