Via D’Amelio, l’abbraccio di Mattarella a Manfredi Borsellino nel giorno del ricordo

Sicilia
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella saluta Manfredi Borsellino, poco prima della commemorazione, organizzata al Palazzo di Giustizia di Palermo dall'Anm, del 23/o anniversario dell'assassinio del giudice Paolo Borsellino,.Palermo, 18 luglio 2015. 
ANSA / Paolo Giandotti - Ufficio Stampa e Comunicazione Presidenza Repubblica
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L’incontro ieri, durante la cerimonia in ricordo della strage

Era il 19 luglio 1992, quando un’esplosione devastante in via D’Amelio a Palermo spazzò via le vite del giudice Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta: Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli. Eroi, come li ha definiti oggi il premier Matteo Renzi su Twitter.

Dopo 23 anni Palermo torna a ricordare le vittime di una strage che ancora, a distanza di tempo, mostra la sua ferita indelebile. Una ferita che si è aperta alle 16.58 di quel tremendo pomeriggio estivo e che oggi verrà ricordata con un minuto di silenzio.

Sono molte le iniziative che tra ieri e oggi sono state organizzate nel capoluogo siciliano per commemorare Borsellino e la sua scorta, ma l’immagine più emozionante e significativa di questi giorni di memoria ci è stata già consegnata ieri con l’abbraccio tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Manfredi Borsellino, figlio del giudice vittima di Cosa nostra e oggi commissario di polizia in Sicilia, nell’aula magna del Tribunale di Palermo.

Un abbraccio dai molti significati, un abbraccio che arriva dopo un inaspettato intervento di Manfredi. Lui che spesso, in passato, aveva preferito evitare di partecipare alle commemorazioni pubbliche della strage, ieri ha deciso di prendere la parola. Con la voce rotta dall’emozione è tornato sui fatti che negli ultimi giorni hanno coinvolto il presidente della regione, Rosario Crocetta, non presente alla cerimonia, e sua sorella Lucia, da un mese ex assessore alla Sanità della giunta siciliana.

“Non credevo che la figlia più grande di mio padre – ha detto -, quella con cui mio padre dialogava anche solo con lo sguardo, dopo 23 anni dalla morte del padre dovesse vivere un calvario simile a quello del padre, nella stessa terra che elevato mio padre suo malgrado a eroe”.

“Lucia – ha proseguito Manfredi nel suo intervento – è rimasta per amore di giustizia, poi non ce l’ha fatta più. Per amore della giustizia, per suo padre, per potere spalancare agli inquirenti le porte della sanità dove si annidano mafia e malaffare. Da oltre un anno era consapevole del clima di ostilità e delle offese che le venivano rivolte”.

Le parole del figlio di Borsellino risuonano inaspettate e dure nell’Aula magna del tribunale palermitano. Un fiume in piena che trova il suo sfogo finale nelle parole rivolte al capo della Polizia Alessandro Pansa: “Eccellenza, io dovrei chiederle di essere destinato altrove, lontano da questa terra. Ma non solo non lo chiedo, ma ribadisco con forza che ho il dovere di rimanere qui. Lo devo a mio padre, ma ora più che mai lo devo soprattutto a mia sorella Lucia”.
E’ qui, alla fine del suo intervento, che il Presidente Sergio Mattarella si è alzato in piedi, e mentre l’aula scoppiava in un fragoroso applauso, si è avvicinato a Manfredi Borsellino per abbracciarlo.

 

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbraccia Manfredi Borsellino, figlio di Paolo, dopo il suo discorso in occasione della commemorazione, organizzata al Palazzo di Giustizia di Palermo dall’Anm, del 23/o anniversario dell’assassinio del giudice Paolo Borsellino, Palermo, 18 luglio 2015. ANSA

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