Via alla “settimana chiave”, Renzi: “Solo il Sì impedisce il governo tecnico”

Referendum
Il premier Matteo Renzi all'incontro per il si' al referendum, organizzato al circolo Estragon di Bologna, 27 novembre 2016. ANSA/ GIORGIO BENVENUTI

Il premier: “Partita apertissima, mai visti tanti indecisi”. E sul 5 dicembre: “C’è una strada meravigliosa per non dimettersi: vincere il referendum. Basta un Sì e non succede niente”

Cinque giorni ancora per convincere gli indecisi, il cui voto sarà certamente cruciale per l’esito del referendum e dunque per le sorti del governo. Per Matteo Renzi la partita è più aperta che mai. Anzi – dice a Torino – è come se la campagna elettorale iniziasse oggi. La chiave di questi ultimi giorni, per il premier, è convincere coloro che decideranno solo all’ultimo momento. Per questo invita tutti i sostenitori del Sì una sorta di tam tam per spiegare bene il contenuto della riforma.

Nell’appuntamento di Monza (qui l’intervento integrale), Renzi fa il mea culpa, ancora una volta, sull’eccessiva personalizzazione fatta all’inizio della campagna (“che altrimenti avrebbero fatto gli altri”) e accusa il fronte del No di non avere mai voluto virare su una discussione nel merito, strumentalizzando le critiche. E proprio per cercare di riportare nel merito il rush finale della campagna referendaria annuncia quello che lui stesso definisce “un kit anti-bufale” da distribuire in questi giorni per smontare le critiche strumentali.  “Perché – fa notare il premier – si è parlato di tutto meno che del merito”.

Una campagna dai toni molto alti, a volte volgari con tanto di offese da parte del M5S (“Renzi è una scrofa ferita”, “Il fronte del Sì è rappresentato da serial killer”). Tanto da costringere il premier a dover specificare che “dobbiamo smettere di parlare male degli altri”, ospite a Domenica Live tra la tappa di Torino e quella di Monza. “Grillo ha detto che noi siamo ‘serial killer’ ma il 5 dicembre l’Italia tutta insieme dovrà andare avanti. Secondo me va avanti più veloce se passano le riforme. Ma se gli italiani sceglieranno di mantenere questo sistema, l’Italia andrà comunque avanti”.

E a proposito del dopo referendum, torna comunque a ribadire che nel caso di vittoria del No non sarà certo disponibile a governi tecnici e fantasiosi. “Non voglio giocare sulla paura, sul salto nel buio”, dice a Torino sottolineando come sia evidente il rischio di un esecutivo tecnico: “Non lo posso scongiurare io, lo dovete scongiurare voi con il Sì. Perché questo governo è nato per fare le riforme e se le riforme non si fanno, è evidente che qualcosa non ha funzionato”.

E per fare maggiore chiarezza sul 5 dicembre, nel corso dell’ultima iniziativa referendaria della giornata, a Bologna, rispondendo a un militante che lo invita a non dimettersi, dice: “C’è una strada meravigliosa per non dimettersi: vincere il referendum. Basta un Sì e non succede niente”.

Intanto i sostenitori del No evitano di entrare nel merito della riforma. Se per Silvio Berlusconi con il Sì alla fine “Renzi sarebbe il padrone dell’Italia e degli italiani”. Per Matteo Salvini il No è l’unica risposta a un’Europa che ha sempre condizionato il governo. Mentre Giorgia Meloni è convinta che il fronte del Sì sia rappresentato dai volta-gabana perché “aiuta solo i trasformisti a fare quello che vogliono”. Per non parlare del leader del M5S Beppe Grillo, che ieri ha consigliato di “votare con la pancia e non col cervello”.

Una dimostrazione di come il fronte del No, ancora una volta, cerchi di evitare il merito.

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