Vertice Obama-Putin, la Russia pronta a collaborare contro l’Isis

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epa04954877 US President Barack Obama (L) and Russian President Vladimir Putin (R) at the start of a luncheon for world leaders during the 70th session of the United Nations General Assembly at United Nations headquarters in New York, New York, USA, 28 September 2015. The General Debate runs through 03 October 2015.  EPA/MIKHAIL METZEL/TASS/KREMLIN POOL

Fredde strette di mano e pochi sorrisi. Il vertice Usa-Russia ha confermato le distanze tra le due nazioni ma ha anche aperto ad un nuovo dialogo

Doveva essere l’ora della verità. Ma mai come dopo l’incontro tra Obama e Putin di ieri, la verità è stata così difficile da decifrare. Dopo il faccia a faccia tra i due leader, sembra che solo su una cosa America e Russia siano d’accordo: la guerra all’Isis.

È lo stesso leader del Cremlino ad affermarlo. Siamo “disponibili a missioni comuni” con l’Onu per contrastare lo Stato Islamico. Ma l’intesa, che fa trapelare una collaborazione militare che nei fatti è ancora remota, si ferma qua. Su tutto il resto Washington e Mosca sono rimasti lontani. Soprattutto sul contrasto al regime di Assad. Obama mette il caos in Siria in cima alle sue priorità, Putin lo fredda dicendo sul palco delle Nazioni Unite che è stato “un enorme errore la scelta di non cooperare con il legittimo governo Siriano”.

Se da un lato Usa e Russia sono concordi nel trovare una soluzione alla crisi mediorientale, dall’altro sono distanti su quale strada percorrere per raggiungere l’obiettivo. Per Putin, sia pure per opportunismo politico, Assad è il perno su cui far reggere la transizione e per combattere in prima linea i terroristi dell’Isis. Non è la prima volta che lo Zar definisce il leader siriano come “un valido combattente contro il terrorismo”. Ma è chiaro che una simile visione non può essere abbracciata dalla Casa Bianca, che da anni denuncia i crimini che Assad ha commesso nei confronti del suo stesso popolo.

Se non si può parlare di accordi, il vertice di ieri è servito almeno per riavviare un dialogo che era rimasto congelato dalla crisi in Ucraina. Un dialogo che ha trovato almeno l’intesa sulle regole d’ingaggio, per evitare incidenti sul territorio siriano tra le truppe russe e quelle della coalizione occidentale, ma che lascia aperte ancora troppe questioni. Compresa la situazione nell’est europa. Scenario centrale, ma che Putin è riuscito a far passare abilmente in secondo piano.

Sullo sfondo rimane l’Europa, che della crisi mediorientale subisce l’ondata migratoria senza precedenti e il rischio di attentati. Un’inquietudine che Obama conosce bene e che vorrebbe esorcizzare, anche per evitare che la minaccia Isis, già fuori controllo, diventi una bomba ad orologeria per la sicurezza dell’America e dei suoi alleati occidentali.

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