Verità per Giulio. L’Italia oggi decide “come” fare pressioni

Mondo
Un momento del sit-in davanti all'ambasciata egiziana per chiedere la verità sulla morte di Giulio Regeni, Roma, 25 febbraio 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e l’ambasciatore al Cairo Maurizio Massari, si vedranno oggi per decidere cosa fare

 

Le misure “proporzionate” che l’Italia vuole adottare per fare pressioni sull’Egitto sul caso Regeni saranno valutate in un incontro alla Farnesina oggi pomeriggio tra il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e l’ambasciatore al Cairo Maurizio Massari, rientrato a Roma per consultazioni dopo il fallimento delle indagini egiziane.

Il capo della diplomazia italiana, come detto in questi giorni dal Giappone, non intende scatenare “guerre mondiali” ma la linea del governo è pretendere la verità dal Cairo. Scartate al momento ritorsioni di carattere economico – che finirebbero per essere controproducenti e inutili, soprattutto se fatte solo a livello bilaterale – nel novero delle possibilità ci sono la sospensione degli accordi culturali, un warning per i ricercatori e gli studenti italiani che intendano recarsi (o già sono) in Egitto, fino allo ‘sconsiglio’ ai turisti a visitare il Paese.

Intanto a Roma è sbarcato il tycoon egiziano e politico d’opposizione Naguib Sawiris, arrivato con una delegazione della formazione politica che ha formato, il Partito dei Liberi Egiziani che, secondo una nota diffusa, “ha riaffermato l’importanza strategica dei rapporti fra l’Italia e l’Egitto e sottolineato che anche il popolo egiziano è sconvolto” dal delitto del giovane ricercatore italiano. “E’ indispensabile che le autorità egiziane facciano veramente luce su quello che e’ avvenuto in modo che finalmente emerga la verità”.

In Egitto peraltro vi è stata un’ulteriore conferma della divergenza, sul caso Regeni, fra i due maggiori quotidiani governativi, possibile riflesso di una frattura all’interno degli apparati egiziani. Un commentatore di spicco del più diffuso Al Ahram ha velatamente attaccato il dicastero in prima linea nelle indagini (“perchè il ministro dell’Interno non parla del funzionamento del suo ministero?”). Il concorrente Al-Akhbar invece ha sostenuto che la tortura a morte del giovane ricercatore friulano è “un crimine perpetrato da cospiratori che vogliono nuocere alle relazioni italo-egiziane”

Vedi anche

Altri articoli