Ecco cosa succede quando la supertecnologia incontra la vecchia tipografia

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Storia di un recupero in chiave contemporanea di una tradizione manifatturiera in profonda crisi

Quando hanno cominciato, avevano in mente di recuperare e innovare una tradizione manifatturiera in profonda crisi. Oggi il loro modello potrebbe diventare esportabile attraverso una rete di spazi innovativi. Merito di lungimiranza e determinazione.

Parlo di Stefano Schiavo (’74, Bassano del Grappa –VI, una laurea in Ingegneria Gestionale e executive MBA) e Nicola Zago (‘82 Cittadella –PD, una laurea in Scienze della comunicazione) che, circa tre anni fa, a Verona, hanno importato una vecchia tipografia integrandola nel loro spazio d’ufficio. Con un investimento di 40 mila euro hanno acquistato da un anziano tipografo, il signor Lino, due stampanti Heildelberg degli anni Cinquanta, rulli, pistoni e caratteri mobili. E hanno aperto Lino’s Type, una tipografia  nuova di zecca. Che è diventata anche uno spazio di coworking e un negozio.

Come è nata la vostra idea?

Io e Nicola lavoravamo insieme in un’importante azienda di design padovana che aveva caratteristiche molto innovative e che abbiamo contribuito a far crescere in un periodo di grande difficoltà per il settore. Tra i primi in Italia abbiamo introdotto nel settore soluzioni in ambito Lean Thinking e Social Organization. In un momento di grande successo per l’azienda abbiamo pensato di provare a fare qualcosa di nuovo insieme. Strada facendo abbiamo incontrato Tommaso Cinti (‘81 Verona, una laurea in Giurisprudenza), che si occupava di coniugare strategia aziendale e marketing e Emanuele Posenato (‘68 Verona), uno dei massimi esperti italiani del settore tipografico.

Poi?

Abbiamo fondato Sharazad e iniziato a lavorare come consulenti per le aziende, accompagnandole nel ripensare il proprio mercato e modello perché i tempi stavano cambiando e non si poteva continuare a gestire l’azienda come si faceva qualche anno fa. Il digitale, la crisi economica, la concorrenza internazionale costringevano a riconsiderare tutto. Ci siamo, però, detti che per essere credibili, anche provenendo da un ambito aziendale di successo, era necessario mostrare di saper fare concretamente le cose che raccontavamo. Così abbiamo pensato a Lino’s & Co. Con Tommaso Cinti, Matteo Zamboni, Laura Veronesi e altri amici abbiamo iniziato l’esperienza veronese che ha dato il via a tutto.

Cos’è esattamente Lino’s e Co?

E’ la storia di un recupero in chiave contemporanea di una tradizione manifatturiera in profonda crisi. Il distretto della stampa e dell’editoria a Verona è stato uno dei più significativi, ma la competizione portata dal digitale e la crisi del mercato hanno creato condizioni di grande difficoltà. Le aziende del settore si sono trovate nella condizione di dover ripensare all’intero modello di business e, in particolare, a come relazionarsi con una domanda sempre più orientata a soluzioni di basso profilo qualitativo, ma molto economiche e disponibili online. Nel frattempo nasceva da un altro ambito un fenomeno legato ai freelance: gli spazi di coworking, sorti come soluzioni economiche per gli uffici di professionisti che non necessitavano di un ufficio fisso e avevano bisogno di poter accedere a un luogo di lavoro aperto, non molto costoso.

A quel punto cosa è successo?

Nel mondo dei graphic e web designer, degli architetti e dei professionisti della creatività è sorta un’esigenza analoga. Così è nata la nostra iniziativa di coworking con Lino’s & Co.

 

Cosa ha di particolare?

Occupa un’area centrale della città. La dimensione urbana è l’ambito ideale per rilanciare il ruolo di relazione che è il tessuto cittadino, mentre il retail, gli artigiani e molti uffici si spostano in aree periferiche. Il nostro coworking creativo si è impadronito di spazi di relazione, cercando di ricreare il legame tra i creativi e la manifattura. L’Uomo Artigiano di Richard Sennett spingeva verso un ritorno alla centralità della produzione e a una nuova connessione tra pensiero e azione. Ci siamo ispirati a Sennet, ma anche al libro Futuro Artigiano di Stefano Micelli. Sulla sua scia nel nostro coworking abbiamo affiancato alle scrivanie un laboratorio tipografico a caratteri mobili.

 

Il passo successivo?

Uno step successivo è stato integrare le vecchie tecnologie artigiane (“letterpress”) con le nuove soluzioni di fabbricazione digitale di Riccardo Bertagnoli e Alberto Valente, i Makers del Fab Lab di Verona: stampanti 3D e droni per intenderci. Questo incontro fra tradizione e novità era un altro elemento distintivo. Un luogo di sintesi di professionalità come un coworking si sposava con una manifattura che, a sua volta, metteva in relazione in un ambito produttivo aziende complementari su un piano culturale. A partire da quel  momento, una serie di eventi nell’ambito economico, artistico, formativo e culturale ha cominciato a caratterizzare Lino’s & Co, dal nome del tipografo Lino Aldà che, andato in pensione, ci ha venduto e insegnato a usare le sue vecchie macchine e ha poi seguito i ragazzi nel loro lavoro. Il passo conclusivo? L’apertura di un punto vendita, con e-commerce connesso, per i materiali commercializzati e prodotti dalla tipografia, ma anche per la promozione dei progetti e dei servizi di tutti i coworker presenti. Questi servizi si pongono in continuità tra aziende e privati, rompendo barriere tradizionali, grazie alla sintesi continua tra prodotto e servizio. Proprio questa originalità, ha attratto quelle aziende del settore tipografico che dovevano trovare un modo per presentare la propria offerta. A questo si è aggiunto l’interesse di istituzioni come Fondazione Telecom o di soggetti come Cooperativa centro di lavoro San Giovanni  Calabria, che, interessati alla  nostra iniziativa, hanno sostenuto un ulteriore percorso di crescita.

 

E cioè?

Alludo alla trasformazione del modello in un format ripetibile in altre città e con nuovi partner. Ed è questa la sfida che abbiamo lanciato per questo anno.

 

In sintesi cosa si può trovare nel vostro spazio? 

Prodotti in ambito design e cartoleria – c’è anche l’ecommerce – e relative personalizzazioni per i privati, progetti di comunicazione offline e online per le aziende, ma spesso capita che un cliente cominci a partecipare agli eventi che spesso teniamo su temi culturali, creativi e di design, venga coinvolto nei corsi del Fab Lab, usi le macchine o, addirittura, trovi un posto nel coworking.

 

Quante persone ci lavorano?

Una quindicina di persone nel coworking, ma altre decine che collaborano ogni tanto ai diversi progetti di grafica, marketing e comunicazione. Sono spesso giovani neolaureati in materie creative o in architettura, ma anche professionisti più maturi che hanno deciso di condividere con noi una scrivania per far parte dell’avventura.

 

Quanto è  stato tosto far partire la vostra idea?

È stato un percorso progressivo. Un’idea di business si costruisce passo dopo passo. È un processo di apprendimento e quindi non c’è l’effetto o la va o la spacca. Ci vuole attenzione nel comprendere i feedback che arrivano da ogni parte. La costruzione di una rete di relazioni forti e sincere è stata la chiave per trovare nuovi compagni di viaggio e tanto sostegno. La nostra idea è che Lino’s & Co sia un progetto aperto e condiviso da tutti quelli che se innamorino.

 

Come avete trovato le risorse economiche?

Il percorso progressivo ha fatto sì che l’investimento fosse affrontabile prima con i nostri risparmi dall’attività precedente, poi con quanto veniva dal lavoro di consulenza. Siamo arrivati a un equilibrio economico per Verona e ora vogliamo moltiplicare gli sforzi in altre città. Per completare la gamma prodotti e l’ecommerce, oltre che per le nuove aperture, stiamo cercando partner che possano dare uno slancio e un’accelerazione. Intanto continuiamo con il nostro passo.

 

Avete beneficiato di finanziamenti?

All’interno del progetto sono nate collaborazioni che ci hanno permesso di vincere un bando, ma non direttamente sul progetto. Quello che vorremmo è un partner di settore che possa trovare sinergie e interesse nel continuare la strada con noi. Il nostro sogno è che altre aperture in città medie e grandi facciano conoscere l’idea, i prodotti e i servizi dell’ecosistema Lino’s & Co. Vogliamo che tutti coloro che apriranno degli spazi abbiano la libertà di costruire la propria versione. A livello centrale ci interessa la valorizzazione del concetto Lino’s & Co.

 

E’ un’idea che rende? 

Verona ha raggiunto la capacità di dare lavoro a una persona che dirige lo spazio, a un community manager e a una rete di grafici. Un caro amico ci ha detto qualche giorno fa che abbiamo inventato l’agenzia di comunicazione del futuro. L’apertura di altri spazi e la costruzione del marchio hanno potenzialità enormi.

 

Consigli ai ragazzi che vi stanno leggendo?

La competenza più importante nel business di oggi è la generosità. La costruzione di un ambiente trasparente, di fiducia, che dà opportunità a tutti, è garanzia per ognuno di trovare il proprio ruolo ed esprimere le proprie potenzialità.

 

Vi sentite tipi tosti?

Non so se userei il termine tosti. Pensiamo che sia bello cercare di fare ciò che ci appassiona e in questo contesto economico non è sempre banale.

 

In Italia c’ è spazio per innovatori come voi?

Sì, c’è, se si costruiscono luoghi in cui far prevalere l’ottimismo.

 

Dove trovarvi? 

La sede è in centro a Verona, in vicolo Valle vicino al rinnovato teatro Ristori, ma l’obiettivo è aprire tra breve nuove sedi a partire da Udine dove, come a Verona, si sta aggregando una squadra davvero tosta, capace di smuovere l’ecosistema creativo locale.

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