Vatti a fidare degli amici. Da destra è un coro di no a Bertolaso

Roma
Silvio Berlusconi shakes hands with outgoing Civil Protection Agency chief Giudo Bertolaso at a press conference following a cabinet meeting at the Italian Premier's office at Palazzo Chigi in Rome, today November 5 2010. 
ANSA/DANILO SCHIAVELLA

Due candidati alternativi e il fuoco amico della Lega, la sfida di Guido Bertolaso è già in salita

Da qualche giorno Guido Bertolaso è il candidato del centrodestra a sindaco di Roma. Dopo mesi di nomi e ipotesi il triumvirato Berlusconi-Maroni-Salvini ha deciso di puntare sull’ex numero uno della protezione civile. La corsa di Bertolaso, però, è già partita in salita, tra i guai giudiziari che incombono sulla sua testa e le divisioni nella destra la sua corsa al Campidoglio sembrerebbe una sfida impossibile. Ad oggi oltre Bertolaso sono 2 i candidati di centrodestra: Alfio Marchini, a lungo corteggiato da Berlusconi, che ha incassato domenica il sostegno di Ncd e può contare sui fittiani e molti transfughi di Forza Italia, e il sempreverde Francesco Storace, leader de La Destra e già presidente della regione Lazio.

Proprio Storace è il rivale più agguerrito: infatti il leader de La Destra aveva chiesto a gran voce le primarie per scegliere il candidato della coalizione, ma il triumvirato è da sempre allergico alle decisioni dal basso e dunque le primarie non ci sono state. Per Storace, l’ex numero uno della Protezione civile oltre a non essere di centrodestra, è anche inadatto a fare il sindaco di una città come Roma. Durante la trasmissione di La7 Coffee Break, l’ex presidente della regione Lazio ha definito Bertolaso “Er patata” e ne ha sottolineato alcune affermazioni pronunciate durante un’intervista a Radio Capital: “E’ necessario creare condizioni dignitose di vita per i rom”. Queste dichiarazioni stanno facendo discutere molto, non solo Storace che da subito sottolineato la frase su Twitter.

Da parte sua, la Lega Nord, l’azionista di maggioranza del centrodestra, è in subbuglio. Da quando Salvini è salito sulla plancia di comando del Carroccio la caccia ai rom è diventato un mantra dei militanti leghisti. Gianmarco Centinaio, capogruppo della Lega Nord al Senato e coordinatore per Noi con Salvini per il Lazio e Roma ha subito messo in chiaro come stanno le cose: “Se qualcuno pensa, Bertolaso compreso, di fare alleanze con noi e poi sulla sicurezza intraprendere politiche finto buoniste e tolleranti nei confronti di delinquenza, rom e immigrazione ha sbagliato proprio strada. Su questi argomenti e su tanti altri noi saremo inflessibili. Noi saremo sempre dalla parte di quei romani che vogliono ordine, pulizia e legalità. Senza se e senza ma. Se non sai guidare una ruspa occupati di tagliare i nastri alle inaugurazioni. E per i campi rom c’è e resta una sola parola: ruspa”.

Il leader leghista in effetti ha fatto delle felpe con le ruspe un indumento di culto, e ora appoggiare un candidato che chiede condizioni più dignitose per i rom è qualcosa per lui inaccettabile. Dunque la corsa di Bertolaso potrebbe già perdere un appoggio fondamentale, quello di Salvini e dei suoi amici e alleati di Casa Pound, ormai più vicini alle posizioni di Storace che a quelle dell’ex capo della Protezione civile.

Dulcis in fundo, è abbastanza evidente la freddezza di Giorgia Meloni – che a Roma è la più quotata – verso l’ex capo della Protezione civile, e non risulta agli atti alcun endorsement della leader di Fratelli d’Italia. Freddezza che nel caso di 21 esponenti del partito è ostilità. Infatti i 21 esponenti di Fratelli d’Italia, in una lettera inviata alla Meloni, dichiarano che “l’unica candidatura sostenibile per la destra è quella di Francesco Storace”. “Come dirigenti di Fratelli d’Italia – Alleanza nazionale, componenti dell’Assemblea e della Direzione nazionale, non possiamo non far sentire la nostra voce di fronte all’incredibile procedura con cui sono stati scelti i candidati sindaci del centrodestra in tutte le città e in particolare a Roma. Ancora una volta, invece di utilizzare lo strumento delle primarie, ci si è rassegnati alla logica dei compromessi di vertice tra tre leader chiusi in una stanza. Questa decisione è stata assunta senza nessuna convocazione della Direzione nazionale del nostro partito che, secondo quanto previsto all’art. 13 dello Statuto, ha il potere di scegliere e ratificare i candidati sindaci”

Quelle di Roma insonna potrebbero essere per il centrodestra, che – come prevede Gianni Alemanno – rischia di non accedere nemmeno ad un eventuale ballottaggio, una vera e propria Caporetto.

 

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