Valeria Moriconi, l’attrice dalle mille facce nel ricordo dei colleghi

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Serata all’Argentina di Roma nel decimo anniversario della morte

Scorrono caldi i ricordi degli amici e dei colleghi di Valeria Moriconi durante il lungo pomeriggio a lei dedicato curato da Valeria Paniccia. ieri, nella sala Squarzina del Teatro Argentina, in occasione del decimo anniversario della morte. Non tanto una celebrazione ma una riunione informale per condividere con il pubblico pensieri ed emozioni che hanno la vivacità e la forza delle esperienze vissute, che quando tornano a galla fanno tremare la voce anche agli attori.

Molti presenti e qualcuno in video, nessuno ha voluto mancare per mettere insieme le tante facce di questo “prisma straordinario”, come l’ha definita Mariano Rigillo che ha inaugurato la catena prima di Roberto Herlitzska, che ha messo invece l’accento sulla naturalezza e la “capacità di trasmettere la verità senza mediazioni di stili”, così “diversa da me che sono un attore antinaturalista”.

Dello stesso parere Umberto Orsini, in video da Napoli, che mentre ricorda la sua “risata unica, di gola, inimitabile, molto simile a quella della Magnani però più di Jesi che di Roma”, dice di avere imparato da lei un modo più immediato di “buttare giù le parole”. Valeria riusciva a “buttare giù anche se stessa mentre la mia era sempre stata una tecnica più fredda, da attore di pensiero”.

Sulla stessa linea Stefano Santospago che casomai rincara la dose: “Con gli arzigogoli mentali facevi la figura del cretino”.

“Sono diventati tutti geometri” – gli disse Valeria una sera in un ristorante milanese per prendere in giro un modo di dire che oggi imperversa: fare progetti. “Ma fai Antigone invece di fare progetti”.

Era ironica, e se il caso anche polemica, come emerge da alcune lettere scritte all’allora neo ministro per i beni culturali Walter Veltroni, e al critico Franco Cordelli, rispettivamente lette da Vittorio Franceschi e Francesca Benedetti. Con il primo, fresco di ardite promesse ai cinefili, lamentava il ruolo sempre più marginale riservato al teatro, ancora in attesa di una legge adeguata, e al secondo spiegava con cognizione di causa (quanto può essere profetica la lucida e appassionata analisi dei fatti!) che “se il teatro sta morendo non è certo colpa delle star”, che si fanno l’Italia su e giù per dieci mesi all’anno mentre la nuova ricerca ambisce ai teatri ufficiali.

Una lettera la scrisse anche a Eduardo, istintiva, di getto, da tavolo a tavolo in un ristorante fiorentino e rimessa alla cortesia di un cameriere messaggero. E lui rispose subito, altrettanto di getto: “Il tavolo dove siedo per consumare questo fiero pasto è tuo. Vienimi incontro se non vuoi che io corra per abbracciarti”.

Ce l’ha letta Massimo De Francovich, con cui Valeria fece anche una memorabile Filumena Marturano, che volle portare anche a Napoli, temeraria e orgogliosa.

Tra gli amici e i colleghi intervenuti anche Anna Teresa Rossini, Gabriele Vacis, Masolino D’Amico, Elena Cotta, Michele Mirabella, Oreste De Fornari e in video Glauco Mauri, Massimo Popolizio, Emma Dante.

 

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