Vado anch’io? No, tu no

Roma
458258 : (Pierpaolo Scavuzzo / EIDON),  2010-11-05 Roma - Guido Bertolaso - Guido Bertolaso (archivio) - Roma 5 Nov 2010 Guido Bertolaso (archivio) Guido Bertolaso  (EIDON) - fotografo: Pierpaolo Scavuzzo / EIDON

Berlusconi e Meloni proibiscono a Bertolaso di presenziare all’iniziativa di Francesco Rutelli che ha visto presenti gli altri candidati al Campidoglio

E lo sventurato rispose: “Certo che vengo”. Già, Guido Bertolaso aveva assicurato la sua presenza all’iniziativa di ieri mattina all’Auditorium della Conciliazione di Roma organizzata da Francesco Rutelli – La prossima Roma, brand rutelliano – aperta a tutti i candidati sindaco, ma Berlusconi e Giorgina Meloni lo hanno chiamato con un tono di quelli che non lasciano molto spazio a repliche: “Tu non ci vai”. Magari Salvini, che a Roma non conta niente ma è pur sempre uno dei tre lati di quello sghembo triangolo chiamato centrodestra, sarebbe stato contento della nuova gaffe bertolasiana.

Dopo aver detto di aver votato Rutelli e endorsato Giachetti, di certo una terza perla Silvio e Giorgina non potevano accettarla. Sarebbe stato ossigeno per la campagna leghista contro l’ex capo della Protezione civile, che forse per deformazione professionale sta accumulando macerie su macerie, invece di spalarle via. E dunque ieri niente confronto con Giachetti, Morassut, Marchini e Fassina. Questi quattro invece c’erano, hanno ascoltato, hanno detto la loro. È stata l’occasione per riportare al centro i famosi contenuti – hanno parlato decine di persone, docenti, esperti, comitati di quartiere – che è un po’ il chiodo fisso di un Rutelli che per ora non si schiera (e non si sbilancia sulla possibilità di una sua lista civica come molti si augurano e come forse è nell’ordine delle cose) e che intende però dare una sveglia ai candidati. Intendiamoci: non è che a Roma, in questa strana precampagna elettorale, non stia succedendo niente: Giachetti e Morassut battono la Capitale metro per metro, e anche se mediaticamente non si vede niente, le macchine per le primarie de 6 marzo stanno girando. Piano piano il Pd si muove, consapevole che un flop sarebbe drammatico, soprattutto dopo che a Milano si è constatato che le primarie continuano a funzionare.

E il Pd è sempre più convinto del fatto che colui che uscirà vincitore dai gazebo del 6 marzo avrà ottime possibilità di arrivare al ballottaggio, dopo il quale si aprirà una partita dall’esito al momento imprevedibile. Non è ottimismo di facciata. Basta guardare a come stanno messi gli altri. Della destra si è detto: è già spaccata ancora prima di cominciare. Finora ha fatto due cose: mettere in campo un candidato scarso e ammazzare quello più forte, Marchini. Non proprio un capolavoro. Adesso si sfiora il ridicolo con un Salvini, politicamente nullo a Roma, che dice di “voler sentire i romani” su Bertolaso; e la pasionaria Giorgia che rivendica il primato della destra ex “nera” ma non scende in campo in prima persona per timore di perdere nella “sua” Roma: e quindi quel primato resta solo sulla carta. Da parte sua Il M5S metterà in campo un sconosciuto/a, e avere un candidato ignoto alla città non è esattamente un punto di forza (augurandogli poi che il prescelto non sia questo Ferrara che è relativamente noto solo per una furibonda polemica con don Ciotti). Fassina deve vedersela sopratutto con un Ignazio Marino più in cerca di vendette che altro, e anche questo non è un buon viatico. In queste condizioni Giachetti e Morassut vanno avanti, ma in questa fase il punto di difficoltà è che manca, finora, una discussione sulle cose da fare, sulle priorità, sui progetti. L’ex sindaco di Roma cerca di colmare questo vuoto, questo silenzio. Sarà bene che le primarie, per quanto possibile, siano anche l’occasione per lanciare proposte per la Capitale. Non c’è poi tanto tempo.

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