Vaccini, quali sono gli impatti negativi della disinformazione?

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Le bufale e le informazioni false hanno diffuso una diffidenza nei confronti della prevenzione con danni dal punto di vista culturale e della sicurezza

Uno dei simboli del livello di disinformazione sui vaccini in Italia è senza dubbio una bambina: la neonata di 40 giorni morta di pertosse a Bologna lo scorso ottobre. Lei non poteva ancora essere vaccinata perché ancora troppo piccola, ma purtroppo è entrata in contatto con qualcuno che aveva il virus e che non era coperto da vaccino. Ed è morta di pertosse, una malattia che dovrebbe essere scomparsa (trenta anni fa era praticamente stata debellata quasi del tutto) e che invece in Italia è tornata a diffondersi, insieme ad altre malattie infettive, con piccoli casi di epidemie e che stanno portando gravi conseguenze sulla popolazione, soprattutto nei più piccoli e negli adulti, oltre che nelle persone più deboli, tra cui gli individui affetti da immunodeficienze che per questo motivo non possono vaccinarsi.

La questione è soprattutto di sicurezza, ma non solo. In Italia c’è un problema culturale serio: siamo un Paese con una scarsa cultura scientifica e, in alcuni casi, con una tendenza a reperire delle informazioni da fonti non affidabili, senza un minimo di approccio critico, senza approfondire, senza chiedere conferme o smentite a persone competenti.

Ne è la prova la bufala più vecchia sui vaccini e ancora in circolazione: quella sulla correlazione tra vaccino trivalente e autismo, la cui falsità è stata dimostrata da decine di studi provenienti dai più importanti centri scientifici al mondo. Quella diffusa dall’inglese Andrew Jeremy Wakefield non era altro che una truffa basata su dei dati falsati e in seguito alla quale l’uomo venne espulso dall’ordine dei medici. Eppure quella bufala, che risale ormai agli anni ’90, ancora circola su Internet, sui social e, in alcuni casi, anche sui media, soprattutto in tv. E c’è chi pensa che su temi come questi sia necessario dare voce, per il principio del contraddittorio che in tema scientifico non sempre ha un senso, anche a personaggi che in alcuni casi non hanno alcuna competenza per poter dare indicazioni medico-scientifiche e che sostengono delle falsità di questo livello, confutate dalla comunità scientifica.

Primo e più grave impatto negativo di questa disinformazione dilagante è il crollo dei vaccini: secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute, la copertura per malattie come poliomielite, tetano, difterite ed epatite B è al di sotto del 95% (la soglia di sicurezza), e per morbillo, parotite e rosolia inferiori all’86%. Secondo i dati diffusi dalla Società Italiana di Pediatria a novembre, negli ultimi cinque anni, oltre 358 mila bambini in Italia non sono stati vaccinati contro morbillo, parotite e rosolia. Ma la questione non riguarda solo i più piccoli, perché le vaccinazioni antinfluenzali negli ultimi tre anni sarebbero infatti calate di oltre il 10%, passando dal 60% del 2012/2013, a poco più del 50% nel 2013/2014, per scendere al di sotto del 50% nell’ultima stagione.

Anche dal punto di vista culturale, il danno creato è forte e sarà molto più difficile da sanare perché si tratta di un processo lungo e impegnativo di riavvicinamento al sapere scientifico. Lo studio condotto da Paidòss, l’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza su un campione di mille famiglie italiane rende l’idea di quanto sia scarsa la preparazione delle famiglie sul tema delle vaccinazioni. Tra i dati emersi, quelli che più fanno riflettere sono le fonti dalle quali le famiglie reperiscono le informazioni e l’idea generale che gli adulti hanno dei vaccini. In caso di dubbi o per avere maggiori informazioni o chiarimenti in ambito vaccinale il 48% delle famiglie si rivolge a un pediatra, ma il 34,1% ancora fa riferimento ai nuovi media (Internet e social network) e il 6% ai media tradizionali (tv, stampa, radio). In più secondo il 33% delle famiglie pensa che sia più pericoloso il vaccino che la malattia che questo previene, mentre solo poco più del 25% ritiene che sia vero il contrario e oltre il 36% delle famiglie è convinta che dipenda dai vaccini e dalle malattie, mentre quasi il 5% non si è fatta nemmeno un’idea sul tema.

Per contenere i danni provocati a livello sanitario, governo e Regioni stanno ricorrendo a delle azioni di emergenza che dovrebbero entrare a pieno regime con il nuovo piano vaccinale. Le prime Regioni a porsi la questione sono state la Toscana, dove in seguito all’allarme meningite è stato avviato un piano di vaccinazioni straordinarie, e l’Emilia-Romagna che sta varando una nuova legge per rendere obbligatorie le vaccinazioni per i bambini che devono andare all’asilo nido.

A queste azioni di emergenza, si stano affiancando anche delle nuove campagne informative per la copertura vaccinale nel Paese. Delle campagne che hanno l’obiettivo di ridurre quel deficit culturale-scientifico che si è venuto a creare in Italia in tema di vaccini, diffondendo informazioni chiare e accurate per cambiare questa dannosa tendenza nel Paese.

 

 

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