Cannabis, uscire subito dalla logica punitiva

Dal giornale
epa04525607 A man rolls a marijuana joint during the march 'Uruguay Regulate 2013' in Montevideo, Uruguay, 11 December 2014. The event was organized to celebrate the rights obtained, a year after the approval of the Law of Regulation of Cannabis in the country, which decriminalizes privat cannabis use.  EPA/Ivan Franco

Le logiche punitive non hanno prodotto risultati

Decenni di politiche proibizioniste hanno prodotto un solo vincitore: il narcotraffico. 215 deputati che firmano una proposta di legge per liberalizzare l’uso della marijuana sono una notizia. Soprattutto se confrontata con il clima delle ultime legislature. E naturalmente sono iniziate le dichiarazioni di sbarramento, che per lo più si ripropongono con il vecchio schema dei danni maggiori o minori che questa sostanza può provocare.
Ecco, questo è il modo sbagliato per impostare la questione. L’unica domanda che ci dobbiamo fare è: “La strategia proibizionista, la repressione di ogni punto della catena produzione, distribuzione, vendita e consumo, quali risultati ha ottenuto? La risposta è chiara: nessuno. Il consumo di questa sostanza cresce, i prezzi cadono, la qualità, in mano al mercato clandestino, aumenta, essa sì, i rischi di consumare sostanze adulterate. Nessun consumatore è stato scoraggiato dalle norme punitive e la marijuna è rintracciabile facilmente. Circa 3 milioni di europei ne fanno uso quotidiano. A fronte di zero risultati gli Stati hanno impegnato somme ingenti e forze di polizia, intasato carceri e tribunali distraendoli da compiti ben più importanti. Non c’è capo di polizia , in ogni parte del mondo, compresa la Direzione nazionale antimafia italiana, che non riconosca ormai questa realtà e non suggerisca di alleviare la normativa repressiva. Che trova invece un fedele alleato nei padroni del mercato clandestino.
Diversi decenni di politiche proibizioniste hanno prodotto un vincitore assoluto: il narcotraffico. Miliardi di dollari (e di euro) finiscono nelle tasche dei trafficanti, mettendo a loro disposizione somme ingenti che sono state reinvestite in molteplici attività. Un pozzo di San Patrizio. Essiccare questa fonte inesauribile di denaro contante è un dovere non rinviabile. Su questo riflettano seriamente i fautori del proibizionismo. La svolta avvenuta negli Usa è da questo punto di vista spettacolare. Gli Usa avevano promesso di sradicare completamente il potere dei narcotrafficanti e impegnato somme e forze ingenti in quella che fu definita una vera e propria guerra. Oggi l’uso della marjuana sia a scopi terapeutici che a scopi ricreativi è ammesso in numerosi Stati americani e il loro numero è in continua crescita. Come sono in crescita le entrate legali, generate dalla tassazione. Fra spese risparmiate e introiti fiscali gli Usa valutano un saldo netto positivo di almeno 50 miliardi. La stessa strada seguono stati sudamericani come Uruguay, Colombia, Messico. Consumare marijuna è una scelta individuale. Come consumare alcool o tabacco, responsabili di danni alla salute ben più gravi.
Ma pensiamo che proibire alcool e tabacco migliorerebbe la situazione? O piuttosto regalerebbe al contrabbando mercati immensi? L’Italia aveva fino a pochi anni fa una legislazione un po’ più tollerante. Ma la necessità di fare la faccia feroce ha partorito la Fini-Giovanardi e fatto sì che su 65.000 detenuti totali ben 15.000 siano “dentro” per queste tipologie di reati. In compenso qualsiasi comico televisivo domanda ai suoi interlocutori con aria sbarazzina “cosa hai fumato questa mattina?” Fosse il caso di darci una mossa e tornare a essere un paese un po’ più tollerante?

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