Usa, la lobby delle armi vince ancora: no all’inasprimento dei controlli

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Bocciate dal Senato la proposte di legge Dem che mirava a incrementare le verifiche sugli acquirenti. Stop anche ad altre tre proposte di legge, due repubblicane e la terza dei democratici

A meno di 10 giorni dalla strage di Orlando il Senato americano, a maggioranza repubblicana, era chiamato a votare su 4 mozioni, due democratiche e due repubblicane, che prevedevano l’inasprimento dei controlli sull’acquisto delle armi. L’inasprimento era modesto e prevedeva che di vietare l’acquisto di armi agli individui che già si trovano sulla “no-fly list”, una lista di sospetti terroristi a cui è vietato l’accesso su un aereo. Una norma di buon senso che non avrebbe modificato il Secondo emendamento tanto caro al partito Repubblicano e su cui si è aperto un dibattito negli Stati Uniti. Ma nemmeno questo timido tentativo ha convinto i Repubblicani a votare a favore.

Nella balconata riservata al pubblico erano presenti i parenti delle vittime delle armi da fuoco, che ogni anno negli Stati Uniti ne provocano migliaia. Le lobby delle armi, che finanziano le campagne elettorali dei Repubblicani, hanno avuto nuovamente la meglio. C’era da aspettarselo, la campagna per le elezioni di novembre è già in corso e molti dei senatori che dovevano prendere questa importante decisioni sono finanziati proprio da quelle lobby che sarebbero penalizzate da qualsiasi inasprimento.

Così si è deciso di non fare nulla, si è deciso di continuare ad avere un mercato libero delle armi e di continuare a commentare le tragedie che quasi mensilmente investono gli Stati Uniti. Dunque continueranno ad esserci individui a cui è impedito di prendere un volo nel Paese, perché sospettati di terrorismo, ma che potranno continuare ad acquistare armi che magari rivolgeranno contro i cittadini americani, come successo ad Orlando.

Il Presidente Obama più volte ha chiesto una limitazione all’acquisto delle armi, ma la maggioranza repubblicana ha sempre respinto al mittente le sue richieste. Ora l’unica speranza in tal senso è una vittoria di Hillary Clinton, unita ad una vittoria Dem al Congresso e al Senato.

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