Usa, cresce la febbre per il soccer. L’Europa trema

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epa04601385 US President Barack Obama (C) is given a team jersey as a gift from the LA Galaxy, beside head coach Bruce Arena (L), team captain and striker Robbie Keane (2-L) of Ireland, and the MLS Cup (R) during a ceremony in the East Room of the White House in Washington DC, USA, 02 February 2015. US President Barack Obama welcomed the 2014 National Hockey League Champion Los Angeles Kings and the 2014 Major League Soccer Cup Champion LA Galaxy to honor the teams on winning their Championship titles.  EPA/MICHAEL REYNOLDS

Vent’anni dopo il mondiale di Usa ’94 il sogno americano sembra finalmente poter diventare realtà

Cresce negli Usa la febbre per il soccer, l’Europa trema. Da qualche anno è in corso una vera e propria metamorfosi nelle abitudini sportive degli americani. Quello che fino a ieri è stato il cugino triste degli sport nazionali per eccellenza, oggi sta veramente cominciando a spopolare, da New York a Los Angeles. Il calcio, da sempre considerato uno sport noioso, meno spettacolare del basket, meno divertente del fooball americano, meno tradizionale del baseball e meno duro dell’hockey, sta raccogliendo consensi crescenti, sia a livello di seguito che di praticanti.

Se per un’amichevole estiva tra il grande Barcellona e il club californiano dei Los Angeles Galaxy, sono accorsi nello sconfinato stadio di Pasadena oltre 93mila spettatori, il messaggio è chiaro. Negli Stati Uniti, ci sono tutte le condizioni perché uno show mondiale come il calcio possa trovare terreno fertile per crescere: un target potenziale di milioni di appassionati, un’organizzazione perfetta, risorse economiche illimitate e, soprattutto, una cultura che fa dello sport non solo un divertimento ‘per grandi e piccini’ ma una vera e propria industria globale.

Il livello della lega nazionale di soccer, la Mls, è in continua e rapida ascesa. Complici investimenti imponenti, le franchigie si stanno rafforzando e lo stereotipo del campionato americano come buen retiro di grandi giocatori attempati in cerca di sontuosi ingaggi pre-pensione sta svanendo. Nel New York City, squadra gemella del ricco Manchester City, giocano già Andrea Pirlo (già rinominato The Italian Maestro), Frank Lampard e David Villa. Non certo dei campioni all’apice della carriera ma neppure dei giocatori finiti (lo stesso Pirlo, meno di due mesi fa, giocava la finale di Champions League con la Juventus).

Sebastian Giovinco, talento mai completamente esploso in Serie A, milita da un anno nella squadra di Toronto (la Mls mette insieme le migliori franchigie canadesi e statunitensi) e oggi, a 28 anni, è il giocatori italiano più pagato. Zlatan Ibrahimovic, sogno proibito del Milan, nelle ultime ore ha lanciato un chiaro messaggio oltreoceano: “La Mls è fantastica, mi piacerebbe giocarci ma non a fine carriera”. Tutti segnali incontrovertibili della rapida crescita di appeal del campionato nordamericano.

Segnali dall’Europa, cui se ne sommano altri tutti Made in USA. A fianco della Mls, è esplosa la passione per la nazionale di calcio femminile (in Italia sconosciuto o, peggio, tristemente snobbato dagli stessi dirigenti nazionali) recente vincitrice del mondiale: 27 milioni di americani hanno assistito alla finale contro il Giappone incollati davanti al televisore. Tre milioni e mezzo di ragazzi e ragazze prendono a calci il pallone nelle leghe giovanili, anche grazie alla dedizione delle cosiddette soccer mom, che indirizzano i loro figli al calcio preferendolo al violento football americano. L’imponente immigrazione dall’America Latina, dove il calcio è religione, ha sicuramente aiutato il propagarsi della passione.

Secondo molti addetti ai lavori la Mls potrebbe diventare, nel medio periodo, il nuovo eden del calcio e sostituire i campionati europei, dalla ricca Premier League inglese al nostro sempre più sgangherato campionato di Serie A. Le condizioni ci sono tutte: passione, strutture, stadi, organizzazione, risorse economiche, pubblico, assenza di violenza sugli spalti e tanto altro. Vent’anni dopo il mondiale di Usa ’94, il sogno americano del soccer può finalmente diventare realtà.

 

 

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