Usa 2016, Trump ha ancora un alleato: la super lobby delle armi

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Quest’anno la lobby ha speso quasi 6 milioni di dollari in investimenti pubblicitari a favore del candidato repubblicano

Mentre sempre più repubblicani lo considerano inadatto ad essere presidente, Donald Trump può ancora contare su un alleato di peso: la super lobby delle armi. La National Rifle Association si prepara a intensificare i suoi sforzi per far sì sempre più elettori scelgano il candidato del Gop quando a novembre l’America sarà chiamata a scegliere il successore di Barack Obama.

Lo farà – anticipa il New York Times – a colpi di spot pubblicitari e pressing da parte di attivisti parte del gruppo. E lo farà forse ancora più convinta di prima, visto che Trump ha ribadito nelle ultime ore che il Secondo emendamento della Costituzione Usa – quello che garantisce il diritto a possedere le armi – va difeso. Poco importa che lo abbia dichiarato a chiare lettere o con parole che sembravano alludere alla possibilità di ‘fermare’ la rivale democratica Hillary Clinton usando appunto le armi.

Non stupisce che la Nra stia dalla parte di Trump. Clinton non ha semplicemente criticato “l’ennesimo commento casual” fatto da Trump e che “ha superato il limite”, riferimento appunto all’insinuazione infelice che secondo lei “incita la violenza”. L’ex segretario di Stato da tempo si è schierata contro la lobby, accusandola di avere bloccato leggi pensate per impedire l’acquisto di armi a persone con problemi mentali o il cui nome è finito in elenchi speciali delle forze dell’ordine.

L’ex segretario di Stato non convince la Nra nonostante nel discorso in cui accettò la nomination nella notte conclusiva della convention democratica di Philadelphia disse: “Non sono qui per abrogare il Secondo emendamento. Non sono qui per togliervi le armi. Non voglio semplicemente che qualcuno che non dovrebbe avere un’arma vi spari“.

La fedeltà dimostrata dalla Nra a Trump è dimostrata dai numeri: quest’anno la lobby ha speso quasi 6 milioni di dollari in investimenti pubblicitari a favore del candidato repubblicano. Certo, si tratta di una frazione minuscola rispetto a quanto speso in spot per favorire Clinton. Ma va detto che nelle due ultime elezioni presidenziali la Nra non aveva speso un singolo dollaro a questo punto della campagna, né a favore di John McCain nel 2008 né di Mitt Romney nel 2012. E nel precendente ciclo elettorale a un George W. Bush che cercava la ricandidatura la lobby destinò solo 61.000 dollari. Briciole.

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