Usa 2016: Nebraska e West Virginia a Trump, Sanders batte Hillary

Americana
sanders_trump

Donald Trump, ormai senza rivali e con la nomination quasi in tasca, ha vinto le primarie repubblicane della West Virginia e del Nebraska

Il candidato repubblicano alla presidenza Usa, Donald Trump, ha vinto le elezioni primarie nello stato americano del Nebraska e nel West Virginia. Il risultato non è una sorpresa dal momento che Trump ha vinto le precedenti sette elezioni primarie di fila a New York, in tutto il nord-est degli Stati Uniti e in Indiana, costringendo i suoi ultimi due avversari rimasti, il senatore Ted Cruz e il governatore dell’Ohio John Kasich, a rinunciare alla corsa alla Casa Bianca. Ora solo un centinaio di delegati separano Donald Trump dalla “magica” soglia dei 1.237 necessari per aggiudicarsi formalmente la nomination prima della convention di Cleveland a luglio.

In casa democratica, il senatore Bernie Sanders ha vinto le primarie democratiche nel West Virginia con il 51% dei voti, contro il 37% di Hillary Clinton. Intervenuto ad un comizio in Oregon, dove si  vota la settimana prossima, il senatore del Vermont ha ammesso che la sua campagna “deve arrampicarsi su una ripida salita”, ma ha ribadito che intende battersi “per vincere la nomination democratica” e “lottare per ogni voto in Oregon, Kentucky, California e i due Dakota”. Sanders era favorito in questo stato di minatori, dopo che in marzo la Clinton si era espressa contro l’industria del carbone. L’ex segretario di Stato rimane comunque in testa nella corsa alla nomination democratica per la Casa Bianca con 1600 delegati, 300 più del senatore, e può contare sulla maggioranza dei super delegati per assicurarsi la nomination alla convention di luglio a Filadelfia, dove serve una maggioranza di almeno 2.383 voti.

Insomma lo sforzo di Sanders è solo simbolico perché questa volta la corsa di Clinton verso la nomination sembra impossibile da fermare. Certo, guadagnando altri Stati Sanders e il suo movimento potranno far valere molto di più le proprie posizioni alla convention di Philadelphia e nella futura amministrazione Clinton, se mai dovesse vincere le elezioni presidenziali di novembre.

 

Vedi anche

Altri articoli