Usa 2016: Clinton vince di misura in Kentucky, Sanders in Oregon

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epa05052252 Democratic presidential candidate Hillary Clinton speaks during an election rally at a Grassroots Event at Meadow Woods Recreation Center in Orlando, Florida, USA, 02 December 2015.  EPA/CRISTOBAL HERRERA

Donald Trump, unico candidato rimasto in gara per la nomination repubblicana, si aggiudica le primarie dellʼOregon e dice: “Vorrei incontrare Kim Jong-un”

Il senatore Bernie Sanders trova nella costa occidentale degli Stati Uniti il migliore alleato e ottiene un’altra vittoria su Hillary Clinton nelle primarie democratiche in Oregon. Sanders ha guadagnato la maggior parte dei 61 delegati, e spera che questo risultato sia un trampolino per l’importante appuntamento in California. In Kentucky, l’ex segretario di Stato Clinton ha vinto, invece, con un margine molto stretto (poco più di un migliaio di voti) ed è stata dichiarata vincitrice ‘non ufficiale’.  Il risultato, che si traduce in una divisione proporzionale dei delegati, non le impedisce di avvicinarsi ulteriormente alla nomination, con ormai il 95% dei delegati necessari, ma conferma i molti punti deboli della sua candidatura, che non fa breccia in alcune fasce sociali, come i giovani, gli uomini bianchi, la working class.

Il duello corrobora invece la forza della proposta di Sanders, che spera così di potersi ritagliare un ruolo come leader di sinistra nel partito, condizionandone la piattaforma alla convention. Per questo sta già scaldando i motori per il colpo grosso in California, dove stasera c’era il pienone per un suo comizio a Carson.

”Combatteremo sino all’ultimo voto fino al 14 giugno e poi faremo la nostra battaglia alla convention”, ha detto ad una folla esultante di migliaia di persone, promettendo di vincere anche in California. Il senatore del Vermont deve però stare attento a non spaventare l’opinione pubblica associando la sua rivoluzione politica socialista ai disordini causati dai suoi fan alla riunione del partito in Nevada dopo che gli sono stati negati 60 potenziali delegati.

Sanders ha condannato ogni forma di violenza ma ha difeso i suoi supporter sostenendo che non sono inclini all’intimidazione e non sono stati trattati con ”correttezza e rispetto”.

Per i repubblicani le primarie si sono svolte solo in Oregon, dove Donald Trump ha corso contro se stesso segnando un 66% (col 65% delle schede scrutinate) in una gara solitaria senza la suspense del risultato finale. Ma il tycoon, cui ora mancano meno di 100 delegati per la nomination, continua a regalare sorprese ogni giorno. Ha firmato la pace con la popolare conduttrice di Fox News Megyn Kelly concedendole una intervista dove ha fatto l’agnellino. E, in attesa di incontrare oggi l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, ha rilasciato una intervista alla Reuters sulla sua politica estera, dicendosi pronto a parlare con il leader nordcoreano Kim Jong-un per fermare il programma nucleare di Pyongyang. Ma anche a rinegoziare l’accordo di Parigi sul clima e a smantellare la riforma di Wall Street targata Obama.

Un’affermazione, questa, respinta immediatamente dalla candidata democratica Hillary Clinton, la quale ha affermato che la politica estera di Trump “non ha senso”. “Io parlerei con lui, non avrei problemi a parlargli”, ha detto il miliardario, facendo riferimento al dittatore di Pyongyang, secondo quanto riferisce la Bbc online, riprendendo un’intervista all’agenzia Reuters. Gli Stati uniti sono i principali sponsor delle sanzioni internazionali per cercare di bloccare il programma nucleare nordcoreano e sono considerati da Pyongyang il nemico numero uno. Le dichiarazioni di Trump sono state accolte dalla candidata alle primarie democratiche in vantaggio con ironia. Hillary Clinton ha fatto notare “la bizzarra fascinazione per gli uomini forti stranieri” di Trump. Clinton inoltre, attraverso un suo portavoce, ha affermato che la politica estera di Trump “non ha senso”. Il candidato repubblicano, che pare ormai inarrestabile nella sua corsa alla nomination, nelle scorse settimane ha scioccato gli alleati in Asia orientale, sostenendo che sotto una sua eventuale presidenza Giappone e Corea del Sud dovrebbero sostanziosamente aumentare il loro contributo alla sicurezza comune, anche dotandosi eventualmente dell’arma nucleare.

 

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