Unioni civili, Renzi chiude la partita: “Ora si deve votare”

Diritti
Il ministro per i rapporti col Parlamento Maria Elena Boschi (S) con Monica Cirinnà al Senato, durante le dichiarazioni di voto sulle comunicazioni del premier Matteo Renzi, in merito al prossimo consiglio europeo del 15 e 16 p.v., Roma, 14 ottobre 2015. ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

6000 emendamenti,13 proposte ‘migliorative’ condivise dalla maggioranza del Pd, 9 i punti proposti dall’area cattolica

“Libertà di coscienza, certo, ma si deve votare”. Lo stop alla discussione interna viene da Matteo Renzi, alla riunione della Direzione del Pd. Il tempo della mediazioni è finito: c’è un testo, chi lo condivide lo voti, e chi dissente voti liberamente contro.

D’altra parte il cammino della legge Cirinnà, in aula al Senato a partire dal 26, non si presenta agevole. Sulla carta, Pd, M5S e Sel (questi due ultimi partiti hanno detto sì al testo se non cambia), dovrebbero garantire l’approvazione della legge: ma quanti saranno i dissidenti del Pd? E, soprattutto, quanta voglia avranno i Cinquestelle di votare insieme al Pd, partito considerato l’avversario numero uno?

Renzi però va avanti. A rischio di una bocciatura di un provvedimento così importante. Facendo attenzione a tenere il governo al riparo di questa contesa, pure il segretario del Pd è pronto alla prova delle tantissime votazioni che ci saranno a palazzo Madama (e molte a scrutinio segreto).

La battaglia in aula sugli emendamenti sarà aspra.

Sono 6.104 in tutto gli emendamenti presentati al disegno di legge Cirinnà, ai quali si aggiungono 14 ordini del giorno. L’attenzione è concentrata però soprattutto su quelli sottoscritti dal Pd, che ammontano a quota 60.

Nessun emendamento è stato presentato a nome di tutto il gruppo, ma attorno ai 13 che vedono come primo firmatario il capogruppo dem in commissione giustizia, Giuseppe Lumia, si raccoglie un consenso più ampio, nel tentativo di migliorare il testo per superare eventuali rischi di incostituzionalità (soprattutto per quanto riguarda la possibile equiparazione con il matrimonio) e per superare lo scontro con l’area cattolica interna al partito e al resto della maggioranza sulla stepchild adoption (precisando l’iter che porta all’adozione del figlio naturale del partner, con il ruolo centrale del giudice).

Sono nove, invece, gli emendamenti presentati dai catto-dem del Pd e, fra questi, due vedono anche le firme di altri senatori centristi della maggioranza.

Per Monica Cirinnà, con la presentazione degli emendamenti, soprattutto quelli a firma Lumia, è stato compiuto “un altro decisivo passo in avanti verso le unioni civili”. E la prima firmataria del disegno di legge invita a valutare tutte le proposte “senza pregiudizi”. Un’impostazione condivisa anche da Lumia, per il quale “se manterremo questo approccio, il parlamento potrà scrivere una bella pagina sui diritti civili”.

“È una legge molto prudente che ci mette nelle retrovie e non all’avanguardia nel mondo – spiega Ivan Scalfarotto – una legge che deve restare così come è. Penso vada bene così come è e ci sono i numeri in parlamento e nel Paese, c’è un ritardo della politica”.

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