Unioni civili tra canguri, spacchettamenti e appelli

Unioni civili
Un momento della protesta durante la manifestazione contro il Ddl Cirinnà organizzato da "Sentinelle in piedi" presso piazza Lagrange a Torino, 23 gennaio 2016.
ANSA/DRNALESSANDRO DI MARCO

Ieri Alfano si è appellato ai cattolici del Pd e ai Cinquestelle per far saltare la stepchild adoption dal disegno di legge sulle unioni civili

Mancano meno di 48 ore e la battaglia in Aula sulle unioni civili entrerà nel vivo. Parte così l’ultimo assalto al nodo più discusso del testo da parte del ministro dell’Interno Angelino Alfano, leader di Ncd. Ieri Alfano si è appellato ieri ai cattolici del Pd e ai Cinquestelle per far saltare la stepchild adoption dal disegno di legge sulle unioni civili, in votazione al Senato da martedì.

Anche all’interno del Pd la fronda dei cattolici continua a chiedere lo stralcio, ma i dem hanno già dichiarato che non vogliono una legge al ribasso. Strategicamente si pensa ad un “canguro“a prima firma di Andrea Marcucci e chiedendo, comunque, lo spacchettamento dell’emendamento in due parti, una sui diritti e una sulla stepchild.

“Se fossi il leader del Pd io stralcerei la stepchild”, attacca il leader centrista ricordando di aver avanzato personalmente tale ipotesi al premier Matteo Renzi, assicurandogli, in cambio, il via libera alla legge “di tutta la maggioranza”. Ma Renzi mi “ha detto che la posizione del Pd è per non stralciare”, spiega Alfano ‘aprendo’ cosi’ la seconda via percorribile per cancellare l’art.5 dal ddl: “Spero che i Cattodem abbiano coraggio per votare ‘no’ e che numerosi grillini votino ‘no’ in modo tale che la stepchild salti”.

Mentre, sul legame unioni civili-tenuta del governo, se da un lato il ministro assicura di “non fare minacce”, dall’altro si dice “non sicuro” di eventuali ripercussioni: “non posso prevedere gli effetti indiretti di una scelta diretta”.

Intanto i cattodem continuano a chiedere al Pd lo stralcio della stepchild, parlando di “situazione ancora molto confusa”.

Di fronte all’ostruzionismo “ci sono strumenti a disposizione nei regolamenti parlamentari”, spiega il vicesegretario Lorenzo Guerini mentre il capogruppo Pd Luigi Zanda, rispondendo al collega Ap Renato Schifani che definisce l’ostruzionismo della Lega “un alibi” usato dai Dem per evitare il confronto, precisa come il patto sul taglio degli emendamenti preveda il ritiro delle proposte di modifica da parte di tutti i gruppi. E quindi Zanda chiede “un dibattito sul merito” della legge.

Ma il patto Lega-Pd sembra ormai franato ed e’ possibile, a questo punto, che martedi’ sul canguro venga chiesto lo spacchettamento e il suo voto avvenga per parti separate. Su questo comunque a decidere ci sarà il presidente Pietro Grasso.

 

Vedi anche

Altri articoli