Unioni civili, stepchild ad hoc per le coppie gay

Diritti
Rear view of a boy walking with two men in a park

Si lavora a un’intesa che preveda più paletti sui tempi per le adozioni Renzi: “La legge si farà. Sì al confronto, no a scontri ideologici”

«Non possiamo permetterci nessun arretramento rispetto al lavoro fatto fin qui, la legge deve essere approvata, si possono inserire paletti, dare garanzie che rassicurino chi ha perplessità, ma sulle unioni civili non si torna indietro né si può stravolgere il testo». Il premier Matteo Renzi ha dato l’imput ai suoi per percorrere l’ultimo miglio che separa dal traguardo con l’obiettivo di ridurre al minimo il dissenso dentro il Partito democratico e non fornire pretesti al M5s per votare contro il Ddl Cirinnà. Poi, nella enews affronta il nodo che divide i dem: «La questione non è semplice e mentre su molti punti l’accordo mi sembra solido, ci sono questioni su cui ancora le distanze sono ampie. E forse lo resteranno al punto che sarà il voto segreto, tipico in discussioni sui diritti e sui valori, a definire le scelte. Quello che è certo è che nel giro di qualche settimana avremo finalmente approvata una legge attesa da decenni. Mi auguro che si concluda l’iter esercitando la nobile arte del confronto, ascoltandosi, rispettandosi, dialogando. E non è una questione di buonismo, è una questione di buon senso». E poi: «Spero solo che il dibattito dei prossimi giorni si mantenga serio e serrato sui veri punti di merito, senza trasformarsi in uno scontro ideologico». Il buon senso per il premier sta anche nel non rimettere in discussione l’impianto della legge.

Dunque, non si tocca la stepchild, almeno questa la linea, ma si puntella il percorso che porta all’adozione del minore. E l’intesa potrebbe davvero essere ad un passo: si tratta di un emendamento a cui stanno lavorando i pontieri, sia al Senato sia alla Camera. L’ipotesi è quella di introdurre nel Ddl la lettera «e» all’articolo 44 della legge che regola le adozioni. Una norma ad hoc, dunque, che preveda limiti temporali per l’adottabilità sia rispetto alla coppia, sia rispetto al periodo di convivenza tra il minore da adottare e l’adottante, due anni, probabilmente. Nello stesso tempo si potrebbero «ripulire» da alcune contraddizioni gli articoli 2-3 e 4 del testo che fanno rimandi integrali al matrimonio civile.

La ministra Maria Elena Boschi, incaricata dal premier di seguire la mediazione, si è detta disponibile a ragionare su queste ipotesi, purché si superi la logica del muro contro muro, «la legge non può subire ulteriori rinvii» né rischiare di saltare in Senato sotto i colpi del voto segreto. Segnali di apertura arrivano da Alfredo Bazoli, il deputato dem firmatario del manifesto-appello con cui è stato chiesto lo stralcio della stepchild adoption da 37 deputati: «Continuiamo a ritenere preferibile lo stralcio oppure quantomeno la mediazione che stanno cercando di ritrovare al Senato sull’affido rinforzato. Qualora non fosse possibile né l’uno né l’altro, perché il partito decide di proseguire in questa direzione, l’extrema ratio, sulla quale cerchiamo di portare il partito, è almeno di circondare la Stepchild di una serie di condizioni che rendano chiaro che quello strumento non si applica, non incentiva o legittima la maternità surrogata, che poi è un po’ il rischio che vediamo dietro invece l’attuale formulazione della norma». È proprio Bazoli a far riferimento all’ipotesi su cui si sta lavorando: «Una norma ad hoc, che sarebbe formulata in modo tale che il giudice debba valutare, oltre a tutte le altre condizioni previste per la stepchild anche per i coniugi, anche che vi sia stato un certo periodo di convivenza tale tra il minore e il partner adottante da poter ritenere che si sia raggiunta la maturazione di una responsabilità genitoriale. Quindi uno step in più, un vincolo temporale in più che dovrebbe in qualche modo circondare di maggiore cautela questo istituto». Anche il senatore renziano Giorgio Tonini tende una mano: «A questo punto la soluzione più logica è votare il Ddl Cirinnà che è un buon compromesso a cui ha lavorato tutto il Pd. Il premier e segretario ha lasciato libertà di coscienza, e non c’è scandalo se su singoli punti i voti saranno trasversali». Se si arrivasse ad un’intesa – e questo si capirà già martedì prossimo quando si incontrerà il gruppo dem al Senato – il dissenso a Palazzo Madama potrebbe ridursi a una decina di parlamentari. A quel punto con il «si» di M5s e Si, più i voti che potrebbero arrivare da Fi (che ha dato libertà di coscienza come il Pd), potrebbe arrivare il via libera.

Il numero due del Nazareno, Lorenzo Guerini, in questa fase invita al dialogo, alla responsabilità, e intanto convoca incontri, sonda umori e possibili punta di caduta per un accordo. «La legge sui diritti civili è un traguardo importante, una legge che il Paese aspetta da anni, non va sciupato tutto il lavoro svolto proprio ora che siamo a un miglio dal traguardo». Ed è guardando a questo ultimo miglio che i cattolici si organizzano per cercare di piazzare macigni lungo il percorso. Il 30 per il Family Day c’è chi annuncia una marea umana a Roma contro la legge, la rete Lgbt scenderà il piazza il 23, è un braccio di ferro serrato. Valter Verini, che fa parte della bicameralina al lavoro per l’intesa dice che «il Pd in questa occasione può dimostrare di essere il Pd, può arrivare a quella sintesi senza la quale non si va da nessuna parte».

A Palazzo Chigi ritengono che ormai il tempo sia scaduto, «siamo l’unico Paese europeo senza una normativa sulle unioni civili e vogliamo colmare il ritardo», scrive il premier. La parola passa al Senato.

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