Unioni civili, Scalfarotto blocca mediazioni al ribasso

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Sulla stepchild adoption nel Pd è aperto il confronto, ma il sottosegretario assicura: “La linea del partito non cambierà”

Il dibattito sulle unioni civili è vivo, dentro e fuori il Pd. Ma la linea del Partito democratico resta chiara. A ribadirlo è Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle Riforme, a pochi giorni dalle nette dichiarazioni del premier sulla stepchild adoption, cioè sulla adozione del figlio del partner nelle coppie omosessuali. “La normativa prevista dal ddl Cirinnà riprende pedissequamente la proposta del ‘modello tedesco’ (e cioè unioni civili con stepchild adoption) lanciata alla Leopolda del 2012 e contenuta nella mozione uscita larga vincitrice dal congresso 2013, come ha chiaramente ribadito il Presidente Renzi nella conferenza stampa di fine anno. Il rispetto per le opinioni di tutti – conclude Scalfarotto – non può trasformarsi nel diritto per una minoranza di attribuire arbitrariamente alla maggioranza le proprie posizioni. Ci confronteremo in Parlamento con atteggiamento costruttivo e senza pregiudizi; ma la linea del Pd non è in alcun modo cambiata, né credo cambierà”.

Mentre alcune posizioni Pd di area cattolica ritengono valido l’affido rafforzato, in vista del 26 gennaio, giorno di inizio della discussione nell’aula del Senato del ddl sulle unioni civili, si pronunciano con chiarezza sulla stepchild anche esponenti di area bersaniana facendo il punto sui rischi di discriminazione in agguato. “La stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner, è una mediazione fra chi sarebbe favorevole all’apertura alle adozioni anche di figli di terzi da parte delle coppie omosessuali e chi nega a queste coppie una qualsiasi capacità genitoriale. La stepchild adoption non è una invenzione per gli omosessuali, è già presente in Italia per il figlio del coniuge. La proposta di affido rafforzato, invece, non è affatto una proposta di mediazione. E’ un altro modo per negare la possibilità che un bimbo possa avere due madri o due padri: si preferisce lasciarlo con un solo genitore”.

E’ quanto precisa la senatrice bersaniana del Pd Maria Cecilia Guerra. L’affido rafforzato, continua, “è una proposta altamente discriminatoria nei confronti del figlio, cui viene negata la possibilità di avere nei due adulti con cui cresce due genitori nelle pienezza delle loro funzioni. Vivrebbe quindi fino alla maggiore età con un genitore ‘in affitto’”.

Posizioni inalterate da parte di Sergio Lo Giudice senatore Pd, portavoce nazionale di ReteDem (che nasce dagli ex civatiani): “Renzi ha detto parole molto chiare sul fatto che la stepchild adoption fa parte della sua proposta. Voglio sperare che il gruppo dei cattolici del pd che sostengono l’affido e che sono tutti renziani non vogliano mandare sotto Renzi su un punto caratterizzante della sua proposta”.

Ancora, l’affido sarebbe un passo indietro. “L’affido rafforzato in fondo ripropone la distinzione tra figli naturali e legittimi che avevamo cancellato. Si dice a un bambino: tu stai dentro una casa ma non sei figlio legittimo a tutti gli effetti perché non vogliamo legittimare il comportamento del genitore che ha voluto che tu venissi al mondo”, aggiunge Lo Giudice. L’affido lascerebbe i figli delle coppie omogenitoriali con un genitore (biologico) più una specie di tutore a tempo, ed è una proposta che sembra nascere da necessità di posizionamento politico, rischiando di cedere alla ideologia.

Sulla questione accoglie con nettezza la soluzione della stepchild adoption Riccardo Nencini, segretarion del Psi, e invita l’ideologia a fare un passo indietro perché “i bambini seguiti educati e amati da genitori di fatto devono essere adottati”. Gli fa eco Pia Locatelli capogruppo della componente socialista alla Camera. “Rimettere il provvedimento in discussione trasformando la stepchild adoption in ‘affido forzato’, vorrebbe dire svuotarlo di contenuti e creare una nuova discriminazione che colpirebbe non solo le coppie omosessuali, ma anche i figli e le figlie di uno dei partner”.

Ad entrare a gamba tesa, sposando posizioni urlate, è Maurizio Gasparri di Fi quando dice che “di diritti si può discutere, ma del resto invece no, perché apriremmo la strada al commercio di bambini e allo schiavismo delle donne”. E aggiunge: “Con il pretesto dei diritti non si possono varare veri e propri matrimoni gay, adozioni e quindi strada spianata all’utero in affitto”.

Toni da barricate. Di fatto per contrastare il ricorso al cosiddetto utero in affitto basterebbe riconoscere alle coppie omosessuali il pieno diritto all’adozione, anche di figli di terzi. L’invito a superare gli steccati ideologici viene da Fabrizio Cicchitto deputato di Ncd, uno dei rappresentanti di quella area laica di centrodestra favorevole alle unioni. Lucida la posizione di Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri: “Pretendere di espungere dal testo di legge l’adozione del figlio del partner nelle coppie omosessuali sembra nascondere una preclusione di fondo ideologica al riconoscimento giuridico pieno delle coppie gay. Su questo non ci possono essere compromessi: o è un sì o è un no”.

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