Unioni civili, perché il Pd non vuole passi indietro

Diritti
Il ministro per i rapporti col Parlamento Maria Elena Boschi (S) con Monica Cirinnà al Senato, durante le dichiarazioni di voto sulle comunicazioni del premier Matteo Renzi, in merito al prossimo consiglio europeo del 15 e 16 p.v., Roma, 14 ottobre 2015. ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Giorgio Tonini spiega perché qualsiasi ipotesi di modifica al ddl Cirinnà non ha possibilità di riuscita

Nessuna ha deciso di modificare ulteriormente il ddl Cirinnà, eliminando la stepchild adoption, cioè la possibilità di adottare il figlio naturale del partner di una coppia omosessuale. Su questo, il Partito democratico vuole essere chiaro: il dibattito di questi giorni è e rimane sui giornali, come spesso accade durante i periodi di vacanza dall’attività parlamentare.

Certo, esiste e si coagulato tra i dem un fronte che punta a sostituire la stepchild adoption con una forma di affido rafforzato. Così come dentro il Nuovo centrodestra c’è chi punta ad affossare la legge o, quanto meno, a stralciare la sua parte più controversa. E, infine, c’è chi pensa a introdurre un’ipotesi di mediazione per fugare qualsiasi dubbio di legalizzazione surrettizia della pratica dell’utero in affitto, vietata in Italia ma non ovunque all’estero. Ma su nessuna di queste ipotesi è stata presa alcuna decisione, né c’è stata discussione formale. L’unica novità, semmai, riguarda il nome di chi dovrà seguire per conto del Pd la discussione in Aula: si tratta di Claudio Martini, vicecapogruppo vicario, che già in passato ha avuto modo di esprimere il proprio apprezzamento per il testo Cirinnà. Una scelta formale – dato il ruolo che Martini ricopre – ma politicamente non certo neutra.

La direzione di marcia, dunque, almeno per il momento non cambia. E difficilmente arriveranno indicazioni differenti, almeno fino a metà mese, quando sarà fissata probabilmente una riunione (la direzione del partito o, più probabilmente, un’assemblea del gruppo parlamentare) per fare il punto e fissare una posizione condivisa, dalla quale sarà poi possibile comunque per i senatori discostarsi per garantire la libertà di coscienza, come più volte sottolineato dallo stesso Matteo Renzi. Anche perché senza relatore e senza un’esplicita indicazione del governo, sarebbe complicato gestire i lavori in aula se anche il gruppo parlamentare più largo non avesse un proprio punto fermo di partenza.

E il testo attuale rappresenta quello “politicamente migliore possibile”, come spiega Giorgio Tonini: “Considerando tutti gli aspetti senza tabù – spiega l’esponente della segreteria dem – le altre possibili soluzioni non hanno via d’uscita. Per questo, il ddl Cirinnà mi sembra l’unico punto di caduta possibile”.

Tonini ammette di preferire l’ipotesi dell’affido rafforzato a quella della stepchild adoption, ma ravvede una controindicazione di non poco conto: “I numeri non ci sono, Sel e M5S non ci stanno e nemmeno Ncd ha dato segnali positivi in tal senso”. L’ipotesi di un emendamento che ‘corregga’ il testo per impedire l’adozione di figli nati all’estero con la pratica dell’utero in affitto è ritenuta invece da Tonini “discriminatoria”, in quanto “non si può impedire di adottare un bambino nato in un modo anziché in un altro, i bambini sono tutti uguali. Questo è un argomento buono per la propaganda, ma è solo strumentale”. Infine, l’idea dello stralcio promossa da Ncd finirebbe per avere un effetto contrario a quello desiderato: “La politica – spiega Tonini – delegherebbe la magistratura a risolvere il problema e i magistrati stanno già andando nella direzione del riconoscimento dell’adozione piena, anche di figli nati al di fuori dalla coppia”.

Ecco perché l’idea più forte rimane quella di arrivare al sì al ddl Cirinnà con un fronte ampio che comprenda la maggioranza del Pd, una parte di Ncd (quella guidata da Alfano e Schifani potrebbe rientrare, lasciando fuori l’asse più intransigente Sacconi-Formigoni), oltre a Sel, M5S e i laici di Forza Italia. Un sì che verrebbe replicato poi alla Camera senza ulteriori modifiche. L’unico dubbio rimane quello legato all’atteggiamento dei Cinquestelle: saranno in grado di reggere un voto fianco a fianco con il Pd o si sfileranno prima?

 

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