Unioni civili, il ddl domani in aula

Diritti
Il ministro dell'Interno Angelino Alfano (S) e il presidente del Consiglio Matteo Renzi (D) durante l'informativa nell'Aula della Camera in vista del consiglio straordinario Ue dopo il naufragio, Roma, 22 aprile 2015. 
ANSA/ ETTORE FERRARI

La decisione è arrivata poco fa dalla conferenza dei capigruppo del Senato

Il ddl sulle unioni civili sarà incardinato domani in aula al Senato. Finisce così, con la decisione presa dalla capigruppo, il braccio di ferro tra Pd e Ncd per la calendarizzazione della proposta di legge.

Mentre Ncd cercava di prendere tempo, il premier Matteo Renzi, in un’intervista a Rtl 102,5, questa mattina ha insistito sulla necessità di portare il ddl nell’aula del Senato prima della legge di stabilità: “Il primo passo è l’incardinamento – aveva detto – che mi auguro avvenga nelle prossime ore. Senza toni di furore ideologico, cercando di trovare un punto di sintesi. L’importante è che la legge si faccia. Credo che ci sia spazio per trovare un punto di intesa”.

Il governo, aveva poi aggiunto Renzi, lascerà su alcuni punti la libertà di coscienza, ma “c’è una posizione dei partiti che compongono il governo perché la legge si faccia subito”.

Ieri al termine del vertice a palazzo Chigi, le distanze i due partiti di maggioranza erano rimaste intatte tanto che il disegno di legge rischia di spaccare plasticamente la maggioranza: la riunione con il premier Matteo Renzi, il ministro dell’Interno e leader Ncd-Ap Angelino Alfano, e con i leader al Senato di Pd, Luigi Zanda, e Ap, Renato Schifani, si era, infatti, chiusa con un nulla di fatto.

Durante la conferenza dei capigruppo, il presidente dei senatori dem Luigi Zanda è riuscito a ottenere la calendarizzazione delle unioni civili già per domani, prima dell’arrivo in aula di Palazzo Madama della legge di stabilità. Ma senza l’apporto del gruppo di Area popolare, sarà necessario ottenere altri voti. Quelli di Sel e dei Cinquestelle.

Troppi i punti di divergenza sui tempi e sui punti cardine. “Il tema delle adozioni ci divide molto”, ha detto al termine dell’incontro di ieri Angelino Alfano: “Il testo Cirinnà 2 va anche meno bene del precedente”. Il timore espresso è che “attraverso norme scritte in modo ambiguo si violino alcuni paletti fissati dalla Corte Costituzionali, che si faccia una sorta di equiparazione con il matrimonio e ci sia la possibilità di arrivare prima o dopo, anche attraverso l’intervento della magistratura, all’adottabilità dei bambini da parte di coppie dello stesso sesso”. Nel no di Alfano è compresa anche la stepchild adoption: “I bambini – ha ribadito Alfano- devono avere un papà e una mamma e il loro diritto viene prima di quello di tutti gli altri”. E divisioni ci sono anche sulla questione dell’utero in affitto. “Secondo noi” ha spiegato Alfano, “su questo ci vuole addirittura la sanzione penale”.

Tra i due alleati, restano le differenze anche sui tempi. Il Ncd, infatti, invoca invece una maggiore cautela, come aveva spiegato a Unità.tv anche Dorina Bianchi: “Per noi non è una emergenza nazionale – ha ribadito Alfano – loro hanno più fretta”.

Il gruppo di Area popolare, è la posizione espressa dal ministro dell’Interno, “farà una battaglia leale e coerente sui nostri principi: sì al riconoscimento di diritti individuali patrimoniali, no all’adozione dei bambini”. Un altro punto in cui si è misurata la distanza tra i due alleati di governo è quello del cosiddetto “utero in affitto”, una pratica che per i centristi dovrebbe prevedere una sanzione penale, mentre i dem sono più morbidi.

Incardinare il ddl Cirinnà, comunque, non significa automaticamente portarlo a una rapida approvazione. L’avvio della sessione di bilancio, infatti, impegnerà l’aula di Palazzo Madama già dall’inizio della prossima settimana. Per iniziare un esame compiuto della legge sulle unioni civili bisognerà attendere dicembre, o addirittura gennaio. Difficile prevedere adesso come si evolveranno i rapporti tra i due alleati di governo, ma anche il quadro politico più generale.

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