Unioni civili, il Pd non molla nonostante il voltagabbana di Grillo

Unioni civili
La senatrice Monica Cirinnà durante il sit in per il ddl Cirinnà in piazza del Pantheon a Roma, 23 gennaio 2015. ANSA/CLAUDIO PERI

Il Pd non ha intenzione di cambiare il testo o di accettare mediazioni al ribasso sulle unioni civili

Nessun accordo al ribasso. Il Partito Democratico dopo il dietrofront di Grillo sulla libertà di coscienza per il Movimento Cinquestelle sul ddl Cirinnà non accetta di mettere mano al testo, nonostante il caos causato dal cambio dei grillini. A soffrire maggiormente sono gli stessi pentastellati che da quando è arrivata a sorpresa la decisione del leader hanno intasato il blog di messaggi e critiche per il una giro di vite percepito come un vero e proprio tradimento della base e della democrazia partecipata.

In attesa dell’inizio del voto previsto per mercoledì, cavalcando il caos causato dagli ultimi eventi, si è riaccesa la speranza dei contrari che non vedevano di buon occhio un asse Pd-M5S.

“Togliete le adozioni e il similmatrimonio e prendetevi le Unioni civili”, suggerisce Alfano convinto che senza “il paracadute dei voti di Grillo” c’è ormai la concreta possibilità “che questa legge salti”. Per questo il leader dei centristi dice a Renzi: “Rinunci a stravincere” e si accontenti del “risultato storico” di una legge sulle unioni per le coppie gay. Come via d’uscita Ncd propone “un patto politico pubblico” che contenga lo stralcio della stepchild adoption.

Il Partito Democratico però tiene duro e, assicura, che il testo verrà approvato: sarà  l’Aula ha decidere sulla parte più controversa della legge. Intanto però i voti vengono verificati e il bivio a che i Dem si trovano di fronte è tra rinsaldare il rapporto con Ncd o giocarsi la partita nel segreto dell’urna.

Stamani in Senato si terrà il consueto “vertice” tra Renzi, Boschi, e i capigruppo Pd Zanda e Rosato. La tendenza sarebbe quella di allungare i tempi in Aula facendo slittare alla metà di febbraio il voto sui punti critici del ddl Cirinnà in modo da consolidare nuove strategie. I numeri sono un po’ stretti ma il capogruppo in Senato Luigi Zanda sottolinea che il voto non mette a rischio né  il Governo, né  “il patto di legislatura con il Nuovo Centrodestra che dura fino al 2018″.

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