Unidos Podemos ha perso veramente?

Spagna
Spain's Podemos ('We can') party leader and prime ministerial candidate Pablo Iglesias (L) greets his supporters during an election campaign in A Coruna, Galicia, northwestern Spain, 16 December 2015. Spain will hold a general election on 20 December 2015.  ANSA/CABALAR

La coalizione è riuscita con il proprio messaggio radicale a raggiungere una componente ampia ed importante all’interno di una società tradizionalista come quella spagnola

L’ingovernabilità regna sovrana in Spagna. Le seconde elezioni dello scorso 26 giugno, hanno ridisegnato un quadro politico nuovamente instabile. La chiamata alle armi del Partido popular e del Partito socialista è servita a poco: sembra che i voti del quarto partito spagnolo, Ciudadanos (in netto declino), siano passati direttamente al PP (che ha recuperato quasi 700 mila voti rispetto alle scorse elezioni); mentre il Psoe è ai suoi minimi storici perdendo ancora voti e seggi. Nel marasma generale però, la vera sorpresa che occupa le prime pagine dei quotidiani spagnoli è la “sconfitta” di Unidos Podemos. La coalizione che riuniva Podemos e Izquierda Unida (ed Equo) ha perso quasi un milione di voti in sei mesi, non riuscendo quindi nel tanto sperato sorpasso dei socialisti del Psoe che era dato per scontato in tutti i sondaggi. Infatti, Unidos Podemos nei giorni precedenti al voto era dato al 25% con una stima di 85 seggi conquistabili, ma la formazione guidata da Pablo Iglesias si è fermata al 21,11% e 71 seggi.

I leader di Unidos Podemos nelle dichiarazioni successive al voto hanno manifestato la loro insoddisfazione per i risultati ottenuti. Le facce sorridenti e piene di allegria si sono trasformate immediatamente denotando un cambio tanto radicale quanto, forse, troppo brusco. Leggendo i risultati, effettivamente, un milione di voti persi non sono pochi, un altro dato molto importante è quello dell’aumento dell’astensione. Per questo, è immediatamente nato un dibattito interno e collettivo dentro Podemos per capire quali siano stati gli errori; le domande sono molte: l’alleanza con Izquierda Unida? Le relazioni che alcuni dei dirigenti di Podemos hanno avuto con il governo venezuelano? Conseguenza del Brexit? La strategia della paura imposta dai suoi avversari politici?

I dubbi sulle risposte, hanno fatto sì che si demarcassero maggiormente le anime di Podemos: da una parte gli errejonistas che sostengono senza mezzi termini che i vecchi quadri del partito comunista spagnolo, componente maggioritaria di Izquierda Unida, non siano andati a votare né abbiano fatto campagna. In generale, secondo Iñigo Errejon, unirsi a un partito come Izquierda Unida è stato un grande errore. Dall’altra, i seguaci di Pablo Iglesias, che invece sostengono che i due fattori che abbiano influenzato il voto siano riconducibili alla paura imposta dai media e dagli altri partiti, nonché il fattore dalla paura della società spagnola verso un cambiamento così radicale.

Si parla così senza mezzi termini di una clamorosa sconfitta di un partito che fino a qualche anno fa non esisteva neanche e che ha appena eletto ben 71 deputati. Sì, effettivamente è una sconfitta se il partito, come sembra sia nato, punti esclusivamente all’egemonia politica e non sia minimamente pensato per stare all’opposizione. Un ottimo commento di Loris Caruso sul Manifesto riassume molto bene la fenomenologia di questo partito, ed indica i limiti di una strategia come quella del blitzkrieg elettorale di Podemos.

Si può dire che sia stata sconfitta la presunzione di poter superare concetti politici come “destra e sinistra” con una certa facilità. Questo tipo di dialettica è stata fortemente utilizzata da Podemos sin dalla sua creazione, il partito infatti si propone come rappresentante “di quelli che stanno in basso” contro quelli che stanno in alto rigettando ogni definizione di “sinistra radicale”. Da fuori Spagna, si rilegge Podemos come tale, ma sarebbe una errata semplificazione definirlo di semplicemente “di sinistra” come individuano moto bene Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena nel libro Podemos. La sinistra spagnola oltre la sinistra pubblicato per Edizioni Alegre. Anche in Spagna però, la campagna elettorale aggressiva da parte degli altri tre partiti ha fatto sì che Podemos abbia dovuto conformarsi con queste categorie politiche cadendo più volte nella contraddizione di definirsi “socialdemocrata”, “comunista” e via dicendo.

L’impostazione che abiura le vecchie categorie politiche non è stata sostituita con riconoscibili e validi elementi strutturanti da parte di Podemos e questo è uno dei punti deboli più evidenti che è emerso durante i comizi. Non è un caso, che l’elettorato spagnolo abbia premiato i partiti cosiddetti tradizionali. Sicuramente, la lettura di classe fornita dai leader di Izquierda Unida poteva essere un elemento di complementarità più che di disturbo per una formazione come quella di Unidos Podemos. Ma questo non è stato apprezzato dall’area più reazionaria all’interno di Podemos, che ha fatto di tutto per far sì che non sbocciasse realmente anche questa unione (la cosa è stata reciproca).

Infine, è stata sconfitta la politica della non-mobilitazione a sinistra (i conservatori del PP hanno un elettorato fortemente immobile): da quando c’è Podemos non si registrano forti mobilitazioni di piazza (ad eccezione delle femministe). Non si può dire che questo partito sia il canale sfogo di molte delle conflittualità nel Paese, ma sicuramente il partito ha pagato la mancanza di dare una speranza a una grande composizione giovanile (che non è andata a votare). Il soggetto non tradizionale quindi attrae l’elettorato sfiduciato, ma non è egemone neanche in questa porzione di voto quando si abbassano i toni dello scontro una volta che si è annusata la possibilità della vittoria.

Il risultato di Unidos Podemos, non sarebbe una sconfitta per una coalizione di sinistra: a livello europeo, ma soprattutto a livello spagnolo. Un soggetto che ha raggiunto con il proprio messaggio radicale una componente ampia ed importante all’interno di una società tradizionalista come quella spagnola, nella quale la fiducia verso il re è al 70%. Componente non sufficiente per governare ma dalla quale partire per eventuali mobilitazioni, per un partito di movimento, in una situazione di totale ingovernabilità. A livello politico è sicuramente un forte messaggio per la tutta la sinistra europea: radicale e moderata. E questo è positivo.

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